11/04/2026, 12.09
COREA DEL SUD
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Seoul: il governo riconosce le adozioni del passato come 'traffico forzato di minori’

Il ministro della Giustizia, Jung Sung-ho, ha usato un linguaggio duro per descrivere le adozioni dalla Corea del Sud degli anni '70 e '80, segnate da gravi irregolarità. Il governo ha annunciato un più facile accesso ai risarcimenti, affermando che rinuncerà ai ricorsi nei procedimenti avviati dalle vittime, anche se restano ritardi nell’attuazione delle misure di compensazione.

Gwacheon (AsiaNews/Agenzie) - La Corea del Sud si prepara a fare i conti con una delle pagine più controverse della sua storia recente: le adozioni internazionali, che secondo il ministro della Giustizia, Jung Sung-ho, furono in molti casi un vero e proprio “traffico forzato di minori”. Dichiarazioni insolitamente dure per un alto funzionario, che ha promesso di ampliare l’accesso ai rimedi giudiziari per le vittime di abusi compiuti dallo Stato durante il periodo delle dittature militari.

Centinaia di persone originarie della Corea del Sud e adottate in Europa e negli Stati Uniti hanno già chiesto che i loro casi vengano esaminati dalla Commissione per la verità e la riconciliazione, rinnovata lo scorso febbraio dopo la scadenza del precedente mandato. La commissione aveva concluso che il governo sudcoreano fu responsabile di un sistema di adozioni segnato da frodi e irregolarità, portato avanti anche per ridurre i costi e gestito da agenzie private autorizzate dallo Stato che manipolavano in maniera sistematica le origini dei bambini.

Molti adottati sperano ora che queste conclusioni possano costituire la base per richieste di risarcimento. In passato, le vittime di abusi riconosciuti dalla commissione si sono trovate coinvolte in lunghe battaglie legali, dopo che lo Stato aveva presentato ricorso, invocando la prescrizione o mettendo in dubbio il valore probatorio delle indagini.

Jung, stretto alleato del presidente Lee Jae Myung - che già in ottobre aveva presentato scuse ufficiali per le adozioni irregolari - ha assicurato un cambio di rotta. Il governo è disposto ad accelerare i risarcimenti per i casi verificati dalla commissione e ad ampliare le forme di tutela legale. Una nuova legge entrata in vigore a febbraio concede alle vittime tre anni di tempo per avviare cause civili anche oltre i termini di prescrizione, e il ministero della Giustizia ha annunciato che rinuncerà a utilizzare tali limiti in oltre 800 procedimenti.

“Una volta che la commissione stabilirà con chiarezza i fatti di base, intendiamo cooperare per garantire che il processo proceda rapidamente”, ha dichiarato Jung.

Tuttavia, alcuni adottati, come Yooree Kim, inviata nel 1984 a una famiglia francese senza il consenso dei genitori biologici, hanno richiesto un risarcimento attraverso la normativa statale, ma secondo il loro legale, il ministero in sei mesi non ha ancora risposto alle richieste, nonostante un termine previsto di quattro settimane. Jung ha promesso di intervenire sui ritardi, pur escludendo per ora la creazione di un meccanismo separato per accelerare i pagamenti.

Tra gli anni ‘70 e i primi Duemila, la Corea del Sud ha inviato all’estero circa 200mila bambini, con un picco negli anni ‘80 di oltre 6mila adozioni all’anno. All’epoca il Paese era governato da regimi militari che consideravano la crescita demografica una minaccia allo sviluppo economico e utilizzavano le adozioni anche come strumento per ridurre il numero di persone da sostenere.

Il ministro ha inoltre affrontato altri temi legati ai diritti umani, tra cui il traffico di esseri umani e il lavoro forzato, in particolare nelle saline e in altri settori dove si registrano abusi nei confronti dei lavoratori migranti. Queste questioni sono tornate al centro dell’attenzione anche a livello internazionale, dopo una serie di indagini avviate dagli Stati Uniti nei confronti di alcuni Paesi accusati di non contrastare adeguatamente il lavoro forzato. Washington ha già bloccato le importazioni da una grande salina sudcoreana accusata di utilizzare manodopera in condizioni assimilabili alla schiavitù.

Jung ha promesso di intensificare gli sforzi per “sradicare” traffico e sfruttamento, ordinando ai procuratori di chiedere pene più severe e rafforzando i controlli sulle aziende che impiegano lavoratori stranieri. “Non possiamo monitorare ogni angolo del settore privato, ma credo che siamo in grado di supervisionare queste questioni più a fondo rispetto a quasi ogni altro Paese”, ha affermato.

Foto: Kitreel/Shutterstock

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