15/11/2022, 12.58
COREA DEL SUD - UCRAINA
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Seoul e la questione delle armi a Kiev

di Guido Alberto Casanova

Nonostante la Corea del Sud sia uno dei maggiori produttori mondiali di armamenti il presidente Yoon dichiara di non fornire materiale bellico ma solo assistenza umanitaria all'Ucraina. Inchieste giornalistiche hanno parlato però di forniture di pezzi d'artiglieria via Washington. L'intreccio con il riacutizzarsi delle tensioni con Pyongyang.

Seoul (AsiaNews) - Dall’inizio del conflitto in Ucraina, la Corea del Sud ha fornito a fornito a Kiev giubbotti antiproiettile, elmetti, materiale sanitario e molti altri articoli. Eppure il governo di Seoul, che pur condanna l’invasione russa del Paese, si è impegnato a non inviare armamenti nel teatro di guerra. Solo il mese scorso il presidente Yoon dichiarava alla stampa di aver offerto “assistenza umanitaria e pacifica all’Ucraina in modo solidale con la comunità internazionale, ma mai armamenti bellici” come invece richiesto da Kiev per difendersi.

Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime a conoscenza dei fatti, sotto il mantello del non invio di armi qualcosa si starebbe muovendo. A inizio mese il ministro della difesa sudcoreano Lee Jong-sup e la sua controparte statunitense Lloyd Austin avrebbero raggiunto un accordo di principio sulla vendita agli Stati Uniti di 100mila pezzi di artiglieria da 155 mm, dopo che ad agosto Washington aveva avvertito che le proprie scorte erano in rapido esaurimento a causa degli invii in Ucraina.

L’accordo, secondo le fonti anonime, permetterebbe agli Stati Uniti di rifornire le forze armate ucraine senza dover attingere al proprio arsenale: si stima che le 100mila munizioni possano essere sufficienti a sostenere diverse settimane di offensiva. Il ministero della difesa sudcoreano non nega che la trattativa sulla vendita sia in corso, ribadisce però che rimane inteso nella trattativa tra Washington e Seoul che il destinatario finale delle munizioni debbano essere gli Stati Uniti e non l’Ucraina.

È ampiamente possibile che si tratti di un tentativo sudcoreano di mantenere la facciata della propria politica sul non invio di armi. Seoul teme infatti che un aperto sostegno a Kiev possa significare un più stretto sostegno russo a Pyongyang. Lo stesso Vladimir Putin a ottobre ha suggerito questa connessione, quando ha paragonato l’invio di armi sudcoreane in Ucraina all’invio di armi russe in Corea del Nord.

Nelle ultime settimane, inoltre, la crescente tensione nella penisola coreana dovuta ai lanci missilistici di Pyongyang ha favorito la ripresa delle esercitazioni militari congiunte tra Washington e Seul, che stanno pian piano tornando a riapprofondire la cooperazione nell’ambito della difesa. In questo contesto, e soprattutto dopo l’annuncio da parte degli Stati Uniti che la Corea del Nord starebbe mandando pezzi d’artiglieria alla Russia tramite Paesi terzi, è possibile che la politica sudcoreana sul non invio di armi abbia subito velati ritocchi.

D’altronde, la Corea del Sud si sta trasformando in un grande esportatore d’armi anche grazie alla guerra in Ucraina. Quest’anno il governo ha annunciato vendite di armamenti per miliardi di dollari alla Polonia, un Paese che ha attivamente sostenuto il governo di Kiev a respingere l’invasione russa. Per quanto Seoul provi a mantenersi fedele alla lettera del proprio impegno a non inviare armi, il sostegno sudcoreano all’Ucraina (anche se per interposta persona) appare come una realtà sempre più difficile da negare.

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