16/06/2026, 14.43
INDIA
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Shivani, uccisa dal padre alla polizia per aver sposato un Dalit

di Nirmala Carvalho

Polemiche e condanne nel Paese per l’ennesimo femminicidio consumato in ambito familiare. Ad alimentare la polemica il fatto che si è consumato sotto gli occhi degli agenti che avrebbero dovuto proteggerla. Per gruppi attivisti dietro l’uccisione nell’Uttar Pradesh un mix di patriarcato, caste e fallimento nell’applicazione della legge. 

Delhi (AsiaNews) - Patriarcato, logica (malata) delle caste e fallimento sistematico nell’applicazione della legge e dei diritti nel cuore dell’India. Vi sono tutti questi ingredienti nel tragico e brutale omicidio di Shivani Chauhan, una giovane di soli 19 anni avvenuto per mano del proprio genitore all’interno degli uffici di un distretto di polizia (nella foto, diffusa dalle forze dell’ordine). L’ennesimo episodio di violenza ai danni di una giovane donna si è consumato nei giorni scorsi nell’Uttar Pradesh, governato dal partito di maggioranza Bjp del premier Narendra Modi, in cui le comunità minoritarie ed emarginate risultano vulnerabili anche sotto la protezione dello Stato.

Il tragico omicidio di Shivani Chauhan, massacrata a coltellate dal padre Satya Kumar Chauhan mentre la madre la teneva ferma, avvenuto nei locali della stazione di polizia di Badausa, nel distretto di Banda, mette in luce la persistente minaccia della violenza legata ai delitti d’onore. Una pratica ancora diffusa nel Paese, ma stavolta a colpire l’opinione pubblica è il luogo in cui è avvenuto: all’interno di una struttura pubblica, nella quale la vittima avrebbe dovuto trovarsi sotto la protezione delle autorità statali, non in pericolo e inerme. 

La giovane apparteneva a una comunità delle Altre classi svantaggiate (Obc) e aveva liberamebte scelto di sposare il suo vicino, il 20enne Lalit Verma, pur senza il “benestare” dei genitori. Difatti poiché Verma appartiene alla comunità Dalit, il matrimonio ha superato i rigidi confini socio-religiosi di casta, suscitando una forte opposizione da parte della sua famiglia di origine.

In seguito alla fuga della coppia nel Madhya Pradesh, la famiglia di Shivani ha denunciato Verma per rapimento. La polizia dell’Uttar Pradesh ha quindi rintracciato la coppia e l’ha condotta alla stazione di Badausa per le dichiarazioni legali e una visita medica obbligatoria.

Durante una sessione di consulenza formale all’interno del commissariato, Shivani ha ripetutamente mantenuto la propria posizione di partenza, dichiarando di essersi sposata volontariamente e che sarebbe rimasta con suo marito. Secondo quanto riportato, mentre la tensione raggiungeva il culmine, sua madre, Ranno, le avrebbe bloccato le braccia da dietro mentre suo padre, Satya Kumar Chauhan, 55 anni, la aggrediva con un coltello nascosto sotto i vestiti.

In seguito all’assalto Shivani ha riportato numerose e gravi ferite da taglio all’addome e agli arti superiori ed è deceduta qualche ora più tardi a causa delle ferite stesse mentre i medici del Banda Medical College cercavano disperatamente di salvarle la vita. 

L’incidente mette in evidenza i limiti del sistema di “consulenza” dell’amministrazione locale per le coppie di casta diversa. Invece di dare priorità alla sicurezza fisica, la polizia coinvolge regolarmente le famiglie per mediare, esponendo le persone vulnerabili ad ambienti e contesti familiari ostili.

L’incapacità dello Stato di garantire un ambiente sicuro nei locali di una stazione di polizia ha scatenato una condanna diffusa nell’opinione pubblica indiana. Sebbene suo padre sia stato arrestato e debba rispondere dell’accusa di omicidio ai sensi della Sezione 103 del Bharatiya Nyaya Sanhita (Bns), la responsabilità delle istituzioni rimane irrisolta e fonte di dibattito.

La morte di Shivani Chauhan, infine, mette in luce la realtà che il diritto di voto degli adulti e la registrazione legale non garantiscono la sicurezza alle coppie inter-castali. Quando lo Stato non riesce a garantire la sicurezza nemmeno nelle proprie stazioni di polizia, affermano gruppi attivisti, “la promessa della libertà costituzionale rimane fuori dalla portata dei cittadini vulnerabili”.

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