07/06/2026, 09.35
ECCLESIA IN ASIA
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Sinodalità ed ecumenismo: uniti per una testimonianza efficace in Asia

di mons. Felix Machado *
L'intervento del vescovo e teologo indiano mons. Felix Machado alla consultazione internazionale promossa dalla Fabc a Chang Mai: "Chiamati a cogliere ogni opportunità per rendere la mano al fine di guarire le ferite delle divisioni".

Dal 1 al 3 giugno l'Ufficio per l'Ecumenismo  il Dialogo interreligioso della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Asia (FABC), ha promosso a Chang Mai in Thailandia una "Consultazione internazionale sull’ecumenismo in Asia: nuovi scenari ecclesiali e paradigmi ecumenici emergenti". All'incontro mons. Felix Machado, teologo indiano, vescovo emerito di Vasai e grande protagonista in Asia sul tema del dialogo, ha tenuto una lunga relazione su sinodalita' ed ecumenismo ripercorrendo il cammino del percorso promosso da papa Francesco e i gesti e le parole ecumeniche già compiuti da papa Leone in questo primo anno di pontificato. Dal suo intervento pubblichiamo la parte conclusiva sul messaggio che tutto questo sta offrendo alla testimonianza dei cristiani in Asia.

Affinché la nostra testimonianza sia credibile, noi cristiani in Asia non possiamo permetterci di essere divisi; significherebbe fare il gioco di quanti criticano le nostre intenzioni. San Paolo ci offre un principio inestimabile da seguire: “Cristo ci ha fatti suoi e non è diviso”. Dobbiamo continuare a costruire la nostra relazione fraterna tra tutti noi battezzati. Evidentemente, nel nostro contesto asiatico possiamo guardare con gratitudine ai progressi compiuti nel nostro comune cammino ecumenico.

Vorrei sottolineare il contributo specifico della Conferenza Cristiana dell’Asia (CCA) nel promuovere una leadership ecumenica vivace, con un’ispirazione cristiana innovativa, creativa e profondamente radicata, al passo con la vita quotidiana vissuta dai cristiani in Asia. Nel nostro mondo globalizzato, dove continuano incomprensioni reciproche, tensioni, conflitti e violenze, e dove nuovi gruppi cristiani sorgono come funghi, la nostra risposta non può essere semplicemente istituzionale, ma deve essere anzitutto ed essenzialmente fraterna, radicata nell’amore del Signore e nella sua preghiera; siamo chiamati a cogliere ogni opportunità per tendere la mano della riconciliazione, al fine di guarire le ferite (anche quelle della memoria) delle divisioni (causate da eventi passati e presenti).

La Missio Dei appartiene all’essenza stessa della Chiesa. Si potrebbe porre una domanda: “È possibile annunciare il Vangelo di Gesù Cristo alla grande maggioranza degli asiatici, che sono così diversi gli uni dagli altri, culturalmente e religiosamente?”. Durante la sua visita in Papua Nuova Guinea, papa Francesco rispose con un’altra domanda: “Questa enorme varietà dell’Asia è forse una sfida per lo Spirito Santo, che crea armonia nelle differenze? La missione della Chiesa è la missione di tutti». A questo proposito, papa Leone XIV ha affermato: “Nessun cristiano degno di questo nome è un ospite nella Chiesa, ma un membro a pieno titolo del nuovo popolo di Dio, chiamato a vivere la propria vocazione in ogni ambito della società”.

L’annuncio del Vangelo in Asia (prima attraverso la testimonianza della propria vita, poi promuovendo la dignità umana, offrendo una testimonianza inculturata, vivendo una convivenza armoniosa con i vicini e infine impegnandosi nell’annuncio esplicito del Vangelo) incombe su ogni cristiano. La domanda è spesso: “Come” annunciamo il Vangelo in un continente multiculturale e multireligioso come l’Asia? È necessario annunciare il Vangelo secondo i principi evangelici, nel pieno rispetto della dignità e dell’amore per tutte le persone.

Per diversi decenni il nostro cammino ecumenico ha lavorato intensamente, superando difficoltà, oltrepassando ogni ostacolo, affrontando coraggiosamente sfide che inizialmente sembravano impossibili da superare. Le commissioni comuni delle nostre rispettive Chiese impegnate nel dialogo hanno raccolto frutti di accordi che sono stati accettati e lodati dalle rispettive autorità. I nostri dialoghi hanno riflettuto sul carattere sacramentale della Chiesa, cioè sulla Chiesa come sacramento del Regno di Dio. È vero che alcune differenze fondamentali persistono. Tuttavia, tali sfide dovrebbero essere viste come opportunità per approfondire la nostra comprensione della Chiesa e dei suoi ministeri. In generale, non sembra esserci alcuna differenza fondamentale riguardo alla Parola di Dio; lo studio comune della Scrittura ha prodotto progressi ecumenici; tutti i cristiani ritengono che la Scrittura occupi un posto unico nella formazione della fede e della pratica cristiana.

Concludendo questa mia riflessione, la mia attenzione si rivolge alla visita di papa Francesco al Centro ecumenico del Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) a Ginevra, in Svizzera, in occasione del 70º anniversario della sua fondazione. Desidero ricordare le sue parole durante l’omelia come incoraggiamento per noi; nella preghiera ecumenica presso il Centro ecumenico del WCC, il 21 giugno 2018, papa Francesco disse:

“Dopo tanti anni di impegno ecumenico, in questo settantesimo anniversario del Consiglio, chiediamo allo Spirito di rafforzare i nostri passi. Troppo facilmente ci fermiamo davanti alle differenze che ancora permangono; troppo spesso siamo bloccati fin dall’inizio da una certa stanchezza e da una mancanza di entusiasmo. Le nostre differenze non devono diventare delle scuse. Già ora possiamo camminare nello Spirito: possiamo pregare, evangelizzare e servire insieme. Questo è possibile ed è gradito a Dio! Camminare, pregare e lavorare insieme: questa è la grande strada che siamo chiamati a percorrere oggi”.

Sì, amici, l’unità è insieme un dono e una chiamata. Facciamo della Chiesa nella quale viviamo la Chiesa che professiamo.

* vescovo emerito di Vasai e teologo

 

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