06/02/2026, 10.10
SRI LANKA
Invia ad un amico

Sri Lanka, esperti e ambientalisti: ‘A rischio il futuro di paludi e zone umide’

di Arundathie Abeysinghe

Un ecosistema delicato che copre solo il 6% della superficie terrestre, ma ospita fino al 40% di specie animali e vegetali. La loro presenza è fondamentale anche come barriere naturali contro le inondazioni. Urbanizzazione e mega-infrastrutture rischiano di causare danni irreversibili. Il 2 febbraio la Giornata mondiale in concomitanza con l’adozione della Convenzione di Ramsar. 

Colombo (AsiaNews) - Gli sforzi messi in campo sinora per proteggere paludi e zone umide dello Sri Lanka, che comprendono laghi, fiumi, paludi, torbiere, estuari, mangrovie, barriere coralline, risaie, bacini idrici e distese fangose, sono inutili se i progetti di sviluppo continuano a distruggerle. È l’allarme lanciato nei giorni scorsi dagli esperti del Centro per la giustizia ambientale (Cej), che rilanciano l’impegno per la salvaguardia di un ecosistema che copre “solo” il 6% circa della superficie terrestre, ma che ospita fino al 40% delle specie vegetali e animali. Un appello che coincide con la Giornata mondiale delle zone umide si celebra ogni anno il 2 febbraio, in ricordo dell’adozione della Convenzione di Ramsar sulle zone umide in Iran nel 1971.

Gli studiosi ritengono che le zone umide forniscano servizi fondamentali per l’ecosistema, tra cui il controllo delle inondazioni, la regolazione delle risorse idriche e la depurazione dell’acqua, sostenendo al contempo la biodiversità, la salute, l’approvvigionamento alimentare e il turismo. A livello globale, oltre un miliardo di persone dipendono dalle zone umide per il proprio sostentamento, oltre ad avere un ruolo significativo come barriera contro i cambiamenti climatici.

Nel frattempo, anche la bonifica dei terreni minaccia ecosistemi fondamentali come la palude di Muthurajawela (Palude del Tesoro Reale), la più grande palude salina costiera. Nonostante i quadri giuridico-legali e le politiche di tutela, i progetti infrastrutturali non controllati e la debole applicazione delle norme stanno causando danni irreversibili alla sua biodiversità.

Gli ambientalisti Sandesha Karunatillake e Athula Dissanayaka spiegano ad AsiaNews che “grandi progetti infrastrutturali tra cui l’autostrada Colombo-Katunayake, che divide in due la zona umida, hanno avuto un impatto significativo su aree critiche come Muthurajawela, che copre 3.068 ettari”. Inoltre, l’espansione industriale e la costruzione di alloggi hanno la priorità sulla conservazione, riducendo così la capacità delle zone umide di fungere da barriere naturali contro le inondazioni.

Le zone umide di Colombo, un sistema di 900 ettari che comprende paludi, laghi e canali urbani, nonostante siano state designate come prima città al mondo ad aver ottenuto l’accreditamento Ramsar Wetland City nel 2018, continuano a subire enormi pressioni dall’urbanizzazione. “Questi ecosistemi vitali, che comprendono il Beddagana Wetland Park e il lago Thalangama, fungono da barriere naturali contro le inondazioni, proteggendo - avvertono gli esperti - la città grazie alla loro capacità di immagazzinare grandi quantità d’acqua”.

“Queste zone umide funzionano come spugne per la gestione delle inondazioni, riducono le temperature, trattano le acque reflue e sono punti caldi della biodiversità. Nonostante lo status di Ramsar, l’area subisce una perdita annuale dell’1,2% a causa del rapido sviluppo, dello scarico illegale di rifiuti e dell’inquinamento. Progetti come il Beddagana Wetland Park e il Parliamentary Wetland Park - concludono - mirano a conservare queste aree, combinando infrastrutture verdi e pianificazione urbana”.

Gli accademici Mayantha Guruge e Ravihari Alwis ritengono che “le connessioni politiche spesso aggravino queste minacce. Con la distruzione di zone umide come Anawilundawa, la laguna di Negombo e i progetti di bonifica a Muthurajawela, compresi i piani per la costruzione di strade, alberghi turistici e impianti industriali, questi fragili ecosistemi - affermano - vengono invasi”.

Secondo l’Inventario Nazionale zone umide 2006 redatto dall’Autorità centrale per l’ambiente (Cea), dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e dall’Istituto internazionale per la gestione risorse idriche, lo Sri Lanka conta 62 zone umide. Di queste, sottolineano gli esperti, almeno 18 sono “altamente minacciate”. Il Cej è intervenuto nel progetto di sviluppo della Riserva Naturale di Wedithalathivu, minacciata da un parco di acquacoltura, compreso l’allevamento di gamberi che ha portato alla distruzione diffusa delle mangrovie.

Gli alti funzionari Cej sono del parere che “l’intervento dello Stato sia fondamentale e che la pianificazione dello sviluppo debba dare priorità alla conservazione delle zone umide per garantire che questi ecosistemi vitali non siano danneggiati dallo sviluppo”. Il governo, avvertono, deve “creare e applicare politiche, tra cui la Politica nazionale sulle zone umide, per impedire la conversione delle zone umide in aree industriali o residenziali, preservando la biodiversità e contribuendo alla lotta contro le inondazioni. La loro perdita, ribadiscono gli studiosi, è considerata “una causa diretta dell’aumento del rischio di alluvioni”. Secondo l’Autorità per lo sviluppo urbano (Uda), l’obiettivo principale del Piano di sviluppo della città commerciale di Colombo (2019-2030) è quello di creare una rete cittadina di spazi verdi collegati da zone umide e corsi d’acqua.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Card. Ranjith al governo: no allo sfruttamento delle paludi di Muthurajawela
09/11/2021 13:07
Nuovo studio: sottostimato l'innalzamento del mare
07/07/2021 13:02
Incuria e corruzione distruggono le mangrovie della laguna di Puttalam
08/02/2024 09:33
Colombo, cambiamenti climatici: nel 2024 è allarme sicurezza alimentare
16/12/2023 10:25
Paludi della Mesopotamia patrimonio Unesco. Mar Sako: archeologia vale più del petrolio
23/07/2016 09:32


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”