22/11/2022, 13.10
MYANMAR
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Yangon: dal colpo di Stato uccisi almeno 157 civili dalle mine antiuomo

Il Myanmar e la Russia sono gli unici due Paesi a utilizzare gli ordigni in maniera sistematica. Un rapporto conferma le atrocità commesse della giunta golpista: mine antiuomo sono state piazzate anche intorno ai cadaveri di un raid aereo. Le forze della resistenza sono arrivate a controllare oltre metà del territorio.

Yangon (AsiaNews) - A 25 anni dall’adozione del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo solo due Paesi le utilizzano ancora oggi in maniera sistematica: il Myanmar e la Russia. Non è una novità: il Tatmadaw (l’esercito birmano) le utilizza dagli anni ‘90, ma secondo il Landmine Monitor Report - pubblicato la settimana scorsa da una serie di organizzazioni umanitarie che fanno parte della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo - il loro uso è aumentato dopo il colpo di Stato del febbraio 2021 con cui è stato estromesso il governo guidato da Aung San Suu Kyi e la Lega nazionale per la democrazia.

Sparando contro i manifestanti che stavano protestando contro il regime militare, l’esercito ha dato avvio a un brutale conflitto civile. La resistenza è composta da diverse milizie che secondo i rapporti più recenti ora sono arrivate a controllare il 52% del territorio del Myanmar. Ma pagando un prezzo altissimo: secondo il Governo di unità nazionale in esilio, il cui braccio armato è composto dalle Forze di difesa del popolo, almeno 1.500 dei loro combattenti hanno perso la vita e solo 700 sono rimasti feriti nel mese di agosto. Moltissimi hanno perso uno o due arti a causa delle mine antiuomo. I civili uccisi dalla giunta sono almeno 2.530.

Secondo il Landmine Monitor Report, da febbraio 2021 a settembre di quest’anno 157 civili sono stati uccisi e 395 feriti da mine o altri residui bellici. Circa un terzo delle vittime sono bambini. Il documento conferma quello che più volte hanno dichiarato le fonti locali: i soldati della giunta piazzano le mine intorno a villaggi, lungo i sentieri, vicino alle infrastrutture per le telecomunicazioni e alle condutture energetiche, e nei pressi di chiese, fattorie e campi coltivabili per impedire che la resistenza abbia accesso ai mezzi di sostentamento. Mine antiuomo sono state poste anche lungo il confine con il Bangladesh, dove la popolazione raccoglie legna da ardere o pascola il bestiame.

In almeno un caso i militari hanno seminato mine antiuomo intorno ai cadaveri di persone uccise durante un raid aereo nella regione centrale del Sagaing. Le truppe hanno anche utilizzato i civili come scudi umani facendoli camminare davanti ai soldati per far esplodere eventuali ordigni.

Almeno 11 Stati sono produttori di mine antiuomo, ma quelli che lo fanno attivamente sarebbero India, Iran, Pakistan, Russia e lo stesso Myanmar.

Solo nell’ultima settimana nella regione del Sagaing i soldati della giunta hanno ucciso 15 civili e dato fuoco a centinaia di case in una decina di villaggi, provocando la fuga di circa 10mila persone.

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