23/04/2026, 11.49
GIAPPONE
Invia ad un amico

Tokyo, sempre meno medici negli ospedali: i giovani scelgono le cliniche estetiche

Molti specializzandi giapponesi preferiscono passare direttamente alla medicina estetica privata, più remunerativa e meno rischiosa. Il fenomeno, noto come “chokubi”, riflette le difficoltà e gli scarsi investimenti nel sistema sanitario pubblico, che rischia di raggiungere le carenze di personale della Corea del Sud. 

Tokyo (AsiaNews) - Un numero crescente di giovani medici giapponesi sta abbandonando le principali specializzazioni cliniche per orientarsi verso la medicina estetica privata, più redditizia e meno rischiosa. Lo racconta sulla newsletter Asia Sentinel il medico Tomoaki Takei, descrivendo un fenomeno che affligge anche la Corea del Sud, il cui sistema sanitario è da tempo in difficoltà per la carenza di specializzandi, soprattutto negli ospedali delle aree rurali. 

Per ottenere la licenza medica in Giappone è necessario intraprendere una carriera spesso molto lunga e impegnativa negli ospedali pubblici, per cui sempre più neolaureati preferiscono investire la prima parte degli studi nel settore privato, passando direttamente alle cliniche estetiche dopo i due anni obbligatori di tirocinio. Un fenomeno noto con il termine giapponese “Chokubi”, che significa, appunto, accesso diretto all’estetica.

Le cliniche sono strutture private, non regolamentate come il sistema sanitario pubblico, specializzate in trattamenti non chirurgici o minimamente invasivi – come botox, filler, laser e peeling – molto richiesti in Giappone, dove la domanda di interventi estetici è in forte crescita. Insieme alla Corea del Sud, il Paese del Sol Levante occupa i primi posti al mondo per questo tipo di interventi, a cui la popolazione fa attenzione affinché i risultati siano naturali e poco invasivi, soprattutto tra le giovani generazioni.

Secondo alcune stime, su circa 9mila nuovi professionisti che entrano nel sistema sanitario, ogni anno oltre 300 giovani medici scelgono la strada delle cliniche estetiche. Una perdita apparentemente contenuta, ma che nel tempo rischia di svuotare specializzazioni fondamentali come chirurgia, medicina d’urgenza, pediatria e medicina interna: settori meno remunerativi e sempre meno attrattivi a causa delle forti pressioni a cui i medici sono sottoposti.

Alla base di questa migrazione vi sono infatti motivazioni economiche e culturali. I giovani professionisti giapponesi si rifanno a due criteri per prendere la scelta migliore per il loro futuro: cos-pa (rapporto costi-benefici) e tai-pa (efficienza nell’uso del tempo). Il percorso tradizionale ospedaliero, con turni estenuanti, responsabilità legali elevate e stipendi limitati, offre scarsi ritorni utilizzando entrambe le chiavi di lettura. Al contrario, la medicina estetica garantisce compensi anche doppi rispetto a quelli di un medico ospedaliero, orari regolari e rischi legali significativamente inferiori.

Il problema, sottolinea l’analisi, è strutturale perché il sistema sanitario giapponese è basato su una assicurazione pubblica nazionale, che impone tariffe che limitano i guadagni nelle prestazioni mediche essenziali, mentre il settore estetico, regolato dal mercato privato, consente profitti molto più elevati. In questo contesto, la scelta dei giovani medici appare meno come una rinuncia etica e più come una risposta agli incentivi distorti del sistema di welfare.

La stessa dinamica è già emersa in Corea del Sud, dove la fuga dalle specializzazioni essenziali ha contribuito a una crisi sanitaria culminata nel 2024 con scioperi su larga scala. Anche lì, molti medici si sono orientati verso la cosiddetta “GP-Skin”, la medicina estetica, attratti da migliori condizioni economiche e lavorative.

In Giappone, il fenomeno solleva interrogativi sull’uso delle risorse pubbliche. La formazione medica è infatti fortemente sovvenzionata dallo Stato, ma quando i laureati si spostano nel settore privato, il ritorno dell’investimento pubblico viene meno. Inoltre, la carenza di medici nelle strutture ospedaliere rischia di compromettere la trasmissione delle competenze tra generazioni, indebolendo nel lungo periodo la capacità del sistema di garantire cure complesse.

Per affrontare questa tendenza sono necessarie riforme che riducano le disuguaglianze tra pubblico e privato: dall’aumento dei compensi per le specializzazioni più importanti alla riduzione dei rischi legali, a una maggiore regolamentazione del settore estetico. Tra le proposte vi è anche l’introduzione di un periodo minimo obbligatorio di servizio nelle specializzazioni ospedaliere prima di poter accedere alla pratica privata, oltre a possibili meccanismi di redistribuzione delle risorse.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Seoul: ambasciata cinese sconsiglia interventi di chirurgia plastica in Corea del Sud
20/01/2024 12:15
In Bangladesh 1 bambino ogni 5 nasce prematuro
17/06/2025 12:04
I cantieri navali di Seoul chiedono più migranti, ma a salari inferiori
29/06/2023 13:56
Gaza: sistema sanitario al collasso. Si muore per mancanza di medicine
01/03/2018 12:34
Seoul e Tokyo pensano al nucleare per fermare la minaccia di Pyongyang
15/11/2006


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”