Tokyo: al via gli scavi in acque profonde in cerca di terre rare
Una mossa strategica per superare l’egemonia cinese nel settore in una fase di crisi nelle relazioni fra i due Paesi. La partenza prevista per l’11 gennaio, con la Chikyu che salperà in direzione dell’isola di Minami Torishima, nel Pacifico. Per gli esperti l’area potrebbe racchiudere il terzo giacimento per importanza al mondo.
Tokyo (AsiaNews) - Nella partita in atto per lo sfruttamento delle terre rare, essenziali per le tecnologie moderne e che hanno registrato sinora un dominio della Cina, si registra la mossa del Giappone che potrebbe cambiare gli equilibri nell’Asia-Pacifico: il prossimo 11 gennaio, infatti, Tokyo intende avviare quella che definisce “la prima iniziativa al mondo” volta all’estrazione e sfruttamento di terre rare “presenti in acque profonde” fino a 6mila metri sotto la superficie dei mari. “Più dell’altezza del Monte Fuji” sottolineano dal Sol Levante, e con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dalla Cina.
Una nave giapponese per la perforazione scientifica in acque profonde chiamata Chikyu salperà alla volta della remota isola di Minami Torishima nel Pacifico, la quale secondo esperti e studiosi sarebbe circondata da acque che contengono un ricco giacimenti di minerali preziosi. La ricerca prende il via in una fase di forti tensioni economiche e geopolitiche, con la Cina - di gran lunga principale fornitore mondiale di terre rare - che sta rafforzando le pressioni proprio sul Giappone.
A innescare la morsa del dragone, le dichiarazioni nel novembre scorso della premier nipponica Sanae Takaichi secondo cui Tokyo è pronta a “reagire militarmente” in caso di attacco cinese a Taiwan. Una prospettiva tutt’altro che remota, anche in considerazione delle ripetute minacce cinesi di conquistare quella che considera “l’isola ribelle” ma parte del proprio territorio anche con la forza, se necessario.
Le terre rare - 17 metalli difficili da estrarre dalla crosta terrestre - sono utilizzate in numerosi componenti, dai veicoli elettrici agli hard disk, dalle turbine eoliche ai missili. La missione della Chikyu è “un primo passo verso l’industrializzazione delle terre rare nazionali del nostro Paese” ha dichiarato l'Agenzia giapponese per le scienze marine e terrestri (Jamstec) in un comunicato risalente al mese scorso. L’agenzia da mesi pubblicizza il test, ricordando come sia il primo al mondo a tali profondità. Durante la missione di prova, la Chikyu invierà un tubo sott’acqua per garantire che una “macchina da miniera” attaccata alla sua estremità possa raggiungere il fondo marino e recuperare i fanghi ricchi di terre rare. La missione dovrebbe durare fino al 14 febbraio.
Per i ricercatori l’area intorno a Minami Torishima, che si trova nelle acque economiche del Giappone, potrebbe contenere oltre 16 milioni di tonnellate di terre rare, che secondo il quotidiano economico Nikkei rappresentano la terza riserva più grande al mondo. Questi ricchi giacimenti racchiudono al loro interno una quantità di disprosio, utilizzato nei magneti ad alta resistenza dei telefoni e delle auto elettriche, sufficiente per 730 anni, e una quantità di ittrio, utilizzato nei laser, sufficiente per 780 anni.
“Se il Giappone riuscisse a estrarre costantemente terre rare intorno a Minami Torishima, garantirebbe la catena di approvvigionamento interna per le industrie chiave” ha spiegato all’Afp Takahiro Kamisuna, dell’Istituto internazionale per gli studi strategici (Iiss). “Allo stesso modo, sarebbe una risorsa strategica fondamentale per il governo di Takaichi - prosegue - per ridurre in modo significativo la dipendenza della catena di approvvigionamento dalla Cina”.
Pechino ha sfruttato a lungo il proprio dominio nel settore delle terre rare come leva geopolitica scatenando le ire di Washington, Tokyo e Bruxelles, usandolo anche oggi come arma nella guerra commerciale con l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump. Secondo l’Agenzia internazionale per l'energia, la Cina rappresenta quasi i due terzi della produzione mineraria di terre rare e il 92% della produzione raffinata globale. I media hanno riferito questa settimana che Pechino sta ritardando le importazioni giapponesi e le esportazioni di terre rare verso Tokyo, mentre la disputa tra i due Paesi, iniziata due mesi fa, si inasprisce. Il 6 gennaio Pechino ha bloccato le esportazioni verso il Giappone di articoli “a duplice uso” con potenziali applicazioni militari, alimentando i timori del Sol Levante che il dragone possa soffocare le forniture di terre rare, alcune delle quali sono incluse nell’elenco cinese dei beni a duplice uso. Una precedente disputa nel 2010 aveva spinto il Giappone a ridurre la sua dipendenza da Pechino per le terre rare, ma secondo Tokyo oltre il 70% proviene ancora dalla Cina, una situazione che il Paese sta cercando di cambiare.
22/10/2025 09:02





