Tokyo: il boom globale del J-pop spinge la riforma sui diritti d'autore
Il successo di artisti come Yoasobi e Fujii Kaze ha spinto il governo all'approvazione di un disegno di legge che riconosce compensi anche a cantanti, musicisti e produttori. La svolta allinea Tokyo agli standard internazionali e potrebbe generare miliardi di yen. Restano timori per i costi in capo ai locali, mentre è in programma una fase preparatoria di tre anni.
Tokyo (AsiaNews) - La musica leggera giapponese sta conoscendo per la prima volta un successo globale, trascinata dal duo Yoasobi - che col brano pop “Idol” per la prima volta ha portato artisti nipponici in vetta alle classifiche di Billboard - e dal cantautore Fujii Kaze. Ma il nuovo successo internazionale del J-pop sta guidando una rivoluzione delle norme sul diritto d’autore nel settore musicale in Giappone. Il governo ha approvato il 15 maggio un disegno di legge, volto a riformare la legge sul pagamento di cantanti e musicisti quando le loro opere vengono riprodotte di sottofondo nei locali nei luoghi pubblici.
Il Giappone è in ritardo di 60 anni nell’adozione dello standard internazionale che potrebbe sbloccare miliardi di yen (milioni di dollari) per gli artisti. Dal 1989 è firmatario della Convenzione di Roma del 1961 - trattato internazionale fondamentale che protegge i diritti d’autore, sottoscritto da oltre 140 Paesi - ma ha deciso di non applicare questa specifica disposizione. A scoraggiare è il principio di reciprocità, in quanto per decenni in Giappone si è ascoltata solo musica di importazione: ciò avrebbe comportato un alto pagamento verso artisti stranieri, senza ricevere nulla per i propri, poco ascoltati all'estero.
Attualmente, quando i locali in Giappone diffondo musica, le società di gestione dei diritti d’autore, come la Società giapponese per i diritti degli autori, dei compositori e degli editori (Jasrac), riscuotono e distribuiscono i diritti d’autore esclusivamente agli autori delle canzoni. Con tale sistema sono esclusi cantanti, musicisti di studio e produttori discografici che hanno contribuito alla realizzazione delle opere, e che non ricevono alcun compenso.
L’industria musicale giapponese esulta per la storica svolta, ottenuta dopo anni di pressioni e richieste per domandare che venga riconosciuto il lavoro nel settore musicale. Premiando artisti come Fujii Kaze, Kenshi Yonezu, e il gruppo Creepy Nuts, che nel sistema finora adottato figuravano al pari di qualsiasi persona comune che canta una canzone. Solo nel 2024 si stimano 2,4 miliardi di yen (15,1 milioni di dollari) di possibili entrate dall’estero. Con la riforma il governo punta oggi a posizionare l’industria come “settore chiave”, con l’obiettivo di decuplicare le vendite musicali all'estero, arrivando a 1000 miliardi di yen entro il 2033.
Allo stesso tempo, l’approvazione del disegno di legge provoca preoccupazione tra i gestori dei locali, spaventati per l’aumento dei costi. Infatti, si stima che 1,57 milioni di aziende, ovvero il 30% di tutti i settori, potrebbero essere soggette al pagamento dei nuovi diritti d’autore. Riconoscendo queste preoccupazioni, l’Agenzia per gli Affari Culturali ha proposto un periodo preparatorio di circa tre anni dopo l’approvazione per pubblicizzare il cambiamento e facilitare le trattative tra artisti e gruppi imprenditoriali.
Foto tratta dall'account Twitter: @YOASOBI_staff
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