21/03/2026, 13.02
PAKISTAN-AFGHANISTAN
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Tra Kabul e Islamabad tregua dell'Eid-al-Fitr, ma restano nubi sul futuro

di Shafique Khokhar

La sospensione temporanea delle ostilità fino al 23 marzo è stata concordata da Qatar, Turchia e Arabia Saudita che spingono per il negoziato sul conflitto aperto il 26 febbraio. Il pesante bilancio dei bombardamenti sulla capitale afghana. Talebani parlano di violazioni. Intanto in Pakistan fanno discutere le affermazioni della responsabile Usa dell'intelligence sulle "potenziali minacce" dai missili pachistani.

Islamabad (AsiaNews) - Tra Afghanistan e Pakistan una relativa calma carica di incertezze sul futuro sta accompagnando la tregua entrata in vigore in queste ore in occasione dell’Eid-al-Fitr, la festività che nel calendario musulmano chiude il mese del Ramadan. Secondo quanto riferito da Ataullah Tarrar, ministro dell’Informazione del Pakistan, le operazioni sono state sospese su richiesta di Qatar, Turchia e Arabia Saudita. La pausa - iniziata a mezzanotte di mercoledì e in vigore fino al 23 marzo - è stata annunciata due giorni dopo i letali bombardamenti aerei pakistani su Kabul, in cui sono morte 408 persone, secondo le autorità afghane.

“Il Pakistan offre questa pausa come gesto di buona volontà e nel rispetto delle norme islamiche,” ha detto Tarrar, ammonendo che in caso di qualsiasi attacco transfrontaliero l’operazione riprenderà immediatamente. Dall’altra parte il governo afghano, ha annunciato che anche i talebani aderiscono alla sospensione temporanea delle operazioni in occasione dell’Eid al-Fitr. Ma ha anche accusato di violazioni Islamabad parlando di 72 attacchi missilistici che sarebbero avvenuti nel distretto di Kunar senza comunque provocare vittime.   

L’operazione Ghazab lil-Haq dell’esercito pakistano era stata lanciata la notte del 26 febbraio motivandola con una serie di attacchi transfrontalieri da parte dei talebani afghani. Secondo i dati forniti da Islamabad oltre 700 militanti sarebbero stati uccisi e più di 900 feriti, oltre a 255 postazioni distrutte e 44 catturate.

Le relazioni tra Afghanistan e Pakistan si sono deteriorate a causa delle tensioni lungo il confine, che hanno causato vittime e danni materiali. Il primo ministro del Pakistan Shahbaz Sharif, ha scritto sul social media X che riconosce il ruolo costruttivo che la Turchia sta svolgendo nel sostenere gli sforzi per un accordo di pace tra Pakistan e Afghanistan.

Nel frattempo fanno discutere a Islamabad le affermazioni di Tulsi Gabbard, direttore dell’intelligence degli Stati Uniti, che presentando la Valutazione annuale delle minacce 2026 davanti alla Commissione intelligence del Senato, ha affermato che anche il Pakistan “continua a sviluppare capacità di colpire obiettivi oltre l’Asia meridionale e sta perfezionando tecnologia missilistica sempre più sofisticata”, aggiungendo che “se queste tendenze continuano, missili balistici intercontinentali pachistani potrebbero minacciare gli Usa”.

Tahir Andrabi, portavoce del Ministero degli Affari Esteri pakistano, giovedì ha dichiarato che il Pakistan respinge categoricamente quest’affermazione. “Sono armi esclusivamente difensive - ha detto - e mirano a salvaguardare la sovranità nazionale e mantenere pace e stabilità nell’Asia meridionale.” Andrabi ha confermato che il Pakistan rimane “impegnato in un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, basato sul rispetto reciproco, la non discriminazione e la correttezza dei fatti”.

Tughral Yamin, ex generale dell’esercito e specialista in controllo degli armamenti e affari nucleari, parlando ad Al Jazeera, ha detto che Gabbard non è stato il primo funzionario statunitense a sollevare tali preoccupazioni. Yamin ha affermato che ufficialmente il Pakistan ha risposto a tali dichiarazioni sottolineando che la sua deterrenza – sia convenzionale che nucleare – è mirata all’India.

Ghazab lil-Haq dell’esercito pakistano era stata lanciata la notte del 26 febbraio motivandola con una serie di attacchi transfrontalieri da parte dei talebani afghani. Secondo i dati forniti da Islamabad oltre 700 militanti sarebbero stati uccisi e più di 900 feriti, oltre a 255 postazioni distrutte e 44 catturate.

Le relazioni tra Afghanistan e Pakistan si sono deteriorate a causa delle tensioni lungo il confine, che hanno causato vittime e danni materiali. Il primo ministro del Pakistan Shahbaz Sharif, ha scritto sul social media X che riconosce il ruolo costruttivo che la Turchia sta svolgendo nel sostenere gli sforzi per un accordo di pace tra Pakistan e Afghanistan.

Nel frattempo fanno discutere a Islamabad le affermazioni di Tulsi Gabbard, direttore dell’intelligence degli Stati Uniti, che presentando la Valutazione annuale delle minacce 2026 davanti alla Commissione intelligence del Senato, ha affermato che anche il Pakistan “continua a sviluppare capacità di colpire obiettivi oltre l’Asia meridionale e sta perfezionando tecnologia missilistica sempre più sofisticata”, aggiungendo che “se queste tendenze continuano, missili balistici intercontinentali pachistani potrebbero minacciare gli Usa”.

Si tratta di affermazioni che hanno destato stupore a Islamabad anche per le raperture del governo locale a Trump, con ripetute visite a Washington del generale Munir e l'adesione del governo Sharif al contestato Board of Peace.

Tahir Andrabi, portavoce del Ministero degli Affari Esteri pakistano, giovedì ha dichiarato che il Pakistan respinge categoricamente quest’affermazione. “Sono armi esclusivamente difensive - ha detto - e mirano a salvaguardare la sovranità nazionale e mantenere pace e stabilità nell’Asia meridionale.” Andrabi ha confermato che il Pakistan rimane “impegnato in un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, basato sul rispetto reciproco, la non discriminazione e la correttezza dei fatti”.

Tughral Yamin, ex generale dell’esercito e specialista in controllo degli armamenti e affari nucleari, parlando ad Al Jazeera, ha detto che Gabbard non è stato il primo funzionario statunitense a sollevare tali preoccupazioni. Yamin ha affermato che ufficialmente il Pakistan ha risposto a tali dichiarazioni sottolineando che la sua deterrenza – sia convenzionale che nucleare – è mirata all’India.

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