17/01/2024, 11.01
CAMBOGIA
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Tutela dei consumatori, il 'buco nero' di Phnom Penh

La Cambogia è uno dei pochi Paesi del sud-est asiatico a non avere un’associazione di tutela dei consumatori. David Hutt, ricercatore dell'Istituto Centrale Europeo di Studi Asiatici: “Il sistema politico autoritario nega alle persone lo spazio per esprimersi come cittadini. Aiutiamoli a prendersi parte di questo potere come acquirenti di servizi e prodotti".

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - “Senza le associazioni per la tutela dei consumatori in Cambogia aumenta lo squilibrio nel potere contrattuale tra consumatori, produttori e venditori di prodotti e servizi. Di conseguenza, i loro diritti non sono completamente tutelati”. A denunciarlo è nel suo ultimo rapporto Consumers International, l'organizzazione globale dei consumatori. Nonostante la stretta su ogni forza di opposizione politica imposta dal Partito popolare cambogiano (Cpp), al potere dal 1979, la Cambogia ha una vivace presenza di Organizzazioni non governative (ong) attive su tanti ambiti. Non ce n’è mai stata una, però, che rappresenti specificamente gli interessi dei cittadini-consumatori cambogiani, come accade invece in tutti gli altri Paesi del sud-est asiatico. E questo nonstante la crescita importante fatta registrare negli ultimi anni dai consumi.  

Secondo i dati della Banca Mondiale, la spesa delle famiglie nel Paese è salita nel 2021 a 18,1 miliardi di dollari, rispetto ai circa 10 del 2011 e ai soli 3,3 del 2001. L’ente internazionale prevede che il settore dell’e-commerce cambogiano aumenterà di valore fino a raggiungere 1,78 miliardi di dollari nel 2025, più del doppio di quanto valeva nel 2020. Eppure per David Hutt, ricercatore dell'Istituto Centrale Europeo di Studi Asiatici (Ceias) “ci sono forti preoccupazioni sulla qualità dei prodotti venduti, soprattutto da parte dei commercianti sui social. Non è un caso il fatto che la Cambogia si sia guadagnata una reputazione internazionale di 'Stato-delle-truffe' per i casi partiti da lì”.

Hun Manet, che ad agosto scorso è succeduto come primo ministro al padre, si presenta come un amico della nuova classe imprenditoriale del Paese e delle aziende straniere che hanno aperto qui i loro stabilimenti. Il suo governo ha trascorso mesi preparandosi al primo Forum governo-settore privato di novembre, durante il quale Hun Manet ha sottolineato l'intenzione di favorire lo sviluppo del settore privato in Cambogia.

La Cambogia ha adottato una legge sulla protezione dei consumatori solo nel novembre 2019, seguita solo l'anno scorso da un programma nazionale in questo senso del ministero del Commercio. Ogni azione, però, al momento resta sulla carta: un rapporto pubblicato a fine anno dall’agenzia Konrad-Adenauer-Stiftung, sottolinea che “l’effettiva attuazione della legge sulla protezione dei consumatori è discutibile”. 

“La società civile e le ong - aggiunge Hutt - dovrebbero sollecitare e sostenere la creazione di associazioni di consumatori in diversi settori per garantire i diritti dei consumatori alla sicurezza, all’informazione, alla scelta e al risarcimento”. Di questo ci sono esempi in tutto il sud-est asiatico. Uno è quello dell'Associazione dei Consumatori di Singapore, un'organizzazione non governativa e senza scopo di lucro che gestisce comparatori on line che forniscono ai consumatori informazioni sui prezzi praticati dalle aziende per le necessità quotidiane e l'energia. Ci sono anche i casi della Federazione delle associazioni dei consumatori malesi, l’Unione dei consumatori del Myanmar e una Coalizione per la protezione e il benessere dei consumatori nelle Filippine.

Un’“Associazione dei consumatori della Cambogia” riconosciuta anche a livello globale “sarebbe una gradita aggiunta alla sfera pubblica e, con i giusti finanziamenti, anche da parte di donatori stranieri, potrebbe svolgere gli stessi ruoli della controparte singaporiana”, spiega Hutt. Che aggiunge: “Un settore da cui partire potrebbe essere quello fiscale. Nel 2013, il gettito fiscale nazionale ammontava a soli 900 milioni di dollari, ovvero circa 60 dollari pro capite. Nel 2022, era salito a 3,45 miliardi di dollari, ovvero 206 dollari pro capite. Pertanto, negli ultimi anni la maggior parte dei cambogiani è diventata contribuente e  anche ‘consumatore di servizi pubblici'. Un caso è quello dell Fondo nazionale di previdenza sociale che si è espanso rapidamente e Hu Manet promette di farlo crescere ulteriormente. La spesa statale è aumentata da 409 milioni di dollari (13% del Pil) nel 2013 a 7,9 miliardi di dollari (27% del Pil) nel 2022. Eppure non c’è alcuna Alleanza dei contribuenti della Cambogia”.

L'intento è quello di fare pressione sul governo per aumentare la trasparenza sulle entrate e sulle spese statali, nonché per impegnarsi in un dibattito pubblico sul miglior utilizzo del denaro. Un’altra ong importante per i diritti dei cambogiani sarebbe una “Associazione dei mutuatari di microfinanza”, che rappresenterebbe gli interessi di decine di migliaia di famiglie: "Il debito della microfinanza ammonta ora a circa 16 miliardi di dollari e le accuse di pratiche improprie da parte dei creditori sono diffuse, visto che la Cambogia è uno dei Paesi più indebitati dell’Asia. Secondo l’East Asia and Pacific Economic Update della Banca Mondiale, il credito interno al settore privato ammontava al 182% del Pil, il più alto tra i Paesi del sud-est asiatico, eppure non esistono gruppi che si battano per conto dei debitori”.

Partendo da ambiti come questi, il governo del Cpp “farebbe fatica a ostacolare le ong, sostenendo che i gruppi di consumatori promuovano una rivoluzione poiché lo scopo di queste associazioni sarebbe quello di migliorare l’economia e responsabilizzare le imprese. Il sistema politico autoritario - conclude Hutt -, che non ha intenzione di aprirsi, ha negato alla gente comune lo spazio per esprimersi come cittadini. La cosa migliore sarebbe dar loro potere come consumatori”.

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