16/05/2013, 00.00
BAHRAIN
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Twitter, il social network che non piace agli emiri

Altri sei arresti in Bahrein per offesa su twitter ai costumi del Paese e alle sue istituzioni. Continua la persecuzione governativa. Intanto, la polizia religiosa saudita mette in guardia i cittadini dall’uso del social network: “annulla il contatto con la vita, su questo mondo e nell’aldilà”.

Manama (AsiaNews/Agenzie) - Una corte giudiziaria del Bahrein ha condannato ad un anno di reclusione sei utenti di twitter. La sentenza di mercoledì 15 maggio, dichiara gli attivisti "colpevoli di aver abusato della libertà d'opinione e di aver offeso la società e la figura del re Hamad bin Isa al-Halaifa".

Lo stesso giorno in cui le autorità di Manama hanno condannato i sei attivisti, Abdul Latif Abdul Aziz al-Sheikh, capo della polizia religiosa saudita, ha criticato con forza l'uso di twitter da parte dei cittadini, dichiarando che "chi usa il social network, perde i contatti con la vita in questo mondo e nell'aldilà". L'Arabia Saudita ha il più alto tasso di registrazioni twitter al mondo; le parole di Abdul al-Sheik ben riassumono le posizioni della famiglia regnante sull'acceso al social network da parte della popolazione.

Le proteste in Bahrein, iniziate nel febbraio del 2011, hanno portato all'arresto di 3mila attivisti e alla morte di 80 manifestanti; 35 di questi soltanto tra marzo e aprile. La dinastia dei regnanti bahreiniti, che sopravvive da oltre 200 anni, ha chiesto aiuto nel 2011 al governo saudita per reprimere le rivolte. Riyadh ha risposto con l'invio di un contingente militare di circa mille unità.

Il 9 luglio 2012, Nabeel Rajab, capo del Bahrein Centre for human rights e icona delle proteste, fu condannato a due anni di carcere con accuse simili. Il suo profilo twitter, ora gestito dai suoi amici, è seguito da più di 200mila utenti ed è la principale vetrina del dissenso bahreinita sul web. Lo stesso giorno in cui i sei attivisti sono stati condannati, la famiglia di Nabeel ha dichiarato di essere in forte apprensione per le condizioni del detenuto.

 

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