15/09/2022, 15.01
LANTERNE ROSSE
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Vertice di Samarcanda: un Putin in difficoltà sempre più allineato con Xi Jinping

Incontro tra i due leader a margine del summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Lo zar russo appoggia in modo pieno la politica cinese su Taiwan; apprezza linea “equilibrata” dei cinesi sull’Ucraina. Il presidente cinese tesse però la sua tela in Asia centrale, uno spazio geopolitico rivendicato dal Cremlino.

Nur-Sultan (AsiaNews) – La Russia sostiene la politica della “unica Cina" – quella comunista – su Taiwan, condanna le provocazioni degli Usa e dei suoi satelliti riguardo allo status dell’isola e apprezza la “posizione equilibrata” di Pechino sul conflitto ucraino. È  l’abbraccio a 360 gradi di Vladimir Putin a Xi Jinping all’apertura del loro bilaterale a Samarcanda (Uzbekistan), a margine del summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco).

Putin è in difficoltà sul fronte ucraino, alle prese con la controffensiva militare di Kiev e gli effetti delle sanzioni occidentali. Lo zar russo ha bisogno più che mai dell’appoggio cinese, che Pechino assicura con i debiti distinguo. I due leader non si incontravano dai primi di febbraio, all’inaugurazione dei Giochi invernali di Pechino: tre settimane dopo Mosca ha invaso l’Ucraina – secondo diverse fonti, irritando il partner cinese.

Prima di dare il via al vertice a due, Xi ha rilasciato una dichiarazione più sfumata, a quanto riportano i media russi: “Di fronte ai cambiamenti del mondo, dei tempi e della storia, la Cina è pronta a lavorare con la Russia per dimostrare le responsabilità delle potenze mondiali e offrire una guida per infondere stabilità ed energia positiva in un mondo di caos”.

L’incontro tra Xi e Putin avviene mentre marina e aviazione dei loro Paesi sono impegnate in esercitazioni nel Pacifico nordoccidentale. Nella prima settimana di settembre truppe cinesi avevano partecipato alle esercitazioni terrestri russe Vostok nella Siberia orientale.

Nonostante gli annunci di una “amicizia senza limiti”, la partnership tra i due giganti rimane “tattica” e “sbilanciata”. Sull’Ucraina la Cina appoggia in modo “non ufficiale” la posizione russa, ma attenta a non incorrere nelle sanzioni indirette occidentali: ha aumentato l’acquisto di petrolio, gas e carbone russi, ma non fornisce sostegno militare.

La questione è delicata per Pechino. La scorsa settimana, il numero tre del regime cinese Li Zhanshu ha detto ai deputati russi che la Cina comprende le mosse della Russia sull’Ucraina. Secondo Li, Nato e Usa hanno minacciato Mosca, che ha “contrattaccato” per difendere i propri interessi. Le dichiarazioni cinesi sul conflitto russo-ucraino sono di solito più “caute”, tanto che i media ufficiali in Cina non hanno pubblicato quanto esternato da Li durante la sua visita in Russia.

Quello in Asia centrale è il primo viaggio all’estero del presidente cinese dallo scoppio della pandemia da Covid-19 a inizio 2020. Prima della tappa uzbeka, Xi si è fermato in Kazakistan per un faccia a faccia con la sua controparte kazaka. Le due parti hanno detto di voler rafforzare la cooperazione in ambito agricolo e nell’e-commerce, accrescendo gli investimenti tecnologici, con l’impegno di Nur-Sultan (Astana) a mantenere stabile il flusso di gas verso la Cina.

Pechino è il principale attore economico in Asia centrale, ma Mosca rimane sulla carta quello di maggior peso militare. Il viaggio di Xi è visto come un’occasione per riaffermare la crescente egemonia cinese nella regione mentre la Russia è alle prese con le ricadute politiche ed economiche della sua aggressione all’Ucraina.

 

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