Vescovo indagato per l'opposizione a una miniera nella regione di Luzon
Al centro della contesa un piano di una società locale su quasi 4500 ettari del territorio ancestrale del popolo indigeno Bugkalot/Ilongot. Il vescovo di Bayombong, mons. Elmer Mangalinao ha celebrato la Messa presso una barricata innalzata dai comitati locali che si oppongono al progetto. Il presule: "Prendersi cura della terra significa prendersi cura dei poveri".
Manila (AsiaNews) - Il vescovo mons. Jose Elmer Mangalinao della diocesi di Bayombong, nella regione di Luzon nelle Filippine, compare tra gli indagati in una controversia giudiziaria legata alla sua opposizione a un progetto di esplorazione mineraria nella provincia di Nueva Vizcaya. Insieme ad altri attivisti ambientalisti, sacerdoti e leader comunitari, il presule è stato coinvolto in una causa civile collegata alle proteste contro le attività della North Luzon Minerals Resources Corporation (NLMRC) nel comune di Kasibu.
Il caso riguarda un piano di esplorazione mineraria che interessa circa 4.456 ettari di territorio distribuiti in diversi villaggi della zona. Tra gli accusati figurano anche p. Christian Dumangeng, già direttore della pastorale sociale della diocesi, l’attivista anti-minerario Florentino Daynos e altre persone che, secondo le accuse, sarebbero coinvolte nel mantenimento di una barricata all’interno del territorio ancestrale del popolo indigeno Bugkalot/Ilongot per impedire l’avanzamento delle attività esplorative.
La causa è stata presentata da Rosario Camma, esponente della comunità indigena Bugkalot/Ilongot. Tuttavia, il tribunale ha respinto la richiesta di un ordine restrittivo temporaneo, ritenendo che non vi fossero motivi sufficienti per adottare immediatamente tale misura. Resta invece aperto il procedimento relativo alla richiesta di un’ingiunzione preliminare.
L’avvocato Fidel Santos, che assiste gli accusati, sostiene che il procedimento possa configurarsi come un'azione utilizzata per intimidire o scoraggiare cittadini e organizzazioni impegnati nella difesa dell’ambiente e dell’interesse pubblico.
Di fronte alle accuse, il vescovo Mangalinao ha diffuso una lunga lettera pastorale nella quale ha ribadito che il suo coinvolgimento nasce esclusivamente dalla missione della Chiesa di accompagnare le persone più vulnerabili e di promuovere la custodia del creato.
"Vi scrivo come vostro vescovo, un pastore il cui primo e duraturo dovere è la cura delle anime e la protezione del creato affidatoci da Dio", ha affermato. "Come Vescovo di questa diocesi, porto la responsabilità di stare accanto ai poveri, difendere i vulnerabili ed essere una voce per coloro le cui voci spesso non vengono ascoltate".
Il presule ha respinto qualsiasi interpretazione politica del suo impegno, precisando che la difesa dell’ambiente rappresenta un dovere pastorale radicato nell’insegnamento sociale della Chiesa e nell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco.
"Non è un dovere politico, ma pastorale - ha spiegato -. Crediamo, come la Chiesa ha sempre insegnato, che la terra non sia una nostra proprietà da esaurire, ma da custodire. La terra, i fiumi e le foreste che ci sostengono non sono semplicemente risorse da misurare in base alla loro resa; sono parte della creazione di Dio, affidata a noi per il bene delle generazioni che non sono ancora nate".
Secondo il vescovo, la tutela dell’ambiente è strettamente collegata alla difesa dei poveri e delle comunità indigene che dipendono direttamente dalle risorse naturali per la loro sopravvivenza. "Prendersi cura della terra significa prendersi cura dei poveri, perché sono loro a dipendere più direttamente da essa e a soffrire per primi e più gravemente quando viene danneggiata", ha dichiarato.
Mons. Mangalinao ha inoltre ricordato di aver visitato i residenti che presidiano l’area interessata dal progetto minerario, sottolineando che la sua presenza aveva esclusivamente finalità religiose e pastorali. "Quando ho visitato i nostri fratelli e sorelle che vegliavano in difesa della loro terra, sono andato come loro vescovo per celebrare la Santa Messa, pregare con loro e ricordare che la loro preoccupazione per la terra, l’acqua e il futuro dei loro figli è una preoccupazione che la Chiesa condivide e benedice", ha affermato.
Il vescovo ha inoltre respinto le accuse di aver avuto un ruolo attivo nell’organizzazione delle proteste: "Sono andato per accompagnare, non per dirigere. Sono andato per confortare, non per comandare", ha precisato, aggiungendo che ogni sostegno fornito dalla diocesi è stato motivato esclusivamente dalla carità cristiana e dalla sollecitudine pastorale.
Anche la Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato della Conferenza dei Superiori Maggiori delle Filippine (CMSP) ha espresso piena solidarietà al presule. In una dichiarazione ufficiale, l’organismo ecclesiale ha manifestato preoccupazione per il rischio che la causa possa avere un effetto intimidatorio nei confronti di chi solleva questioni ambientali e sociali di interesse pubblico.
La CMSP ha ricordato che la protezione dell’ambiente non costituisce un ostacolo allo sviluppo economico, bensì una condizione necessaria per una crescita autentica e sostenibile. Uno sviluppo che compromette ecosistemi, comunità indigene e risorse naturali non può essere considerata un vero progresso.
Concludendo il suo messaggio, il vescovo Mangalinao ha invitato i fedeli alla preghiera e alla responsabilità comune nella custodia del creato. «Il grido della terra e il grido dei poveri sono un unico grido - ha affermato -. La Chiesa continuerà, come ha sempre fatto, ad ascoltarlo".
13/07/2019 09:00





