04/05/2011, 00.00
INDONESIA
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Vescovo indonesiano: la morte di Bin Laden, occasione per promuovere la “cultura della vita”

di Mathias Hariyadi
Per il segretario generale della Conferenza episcopale, dopo l’uccisione del leader di al Qaeda si deve “interrompere la spirale di violenza”. Un sacerdote a Semarang aggiunge che la sua scomparsa non implica “la morte del terrorismo”. Critiche dai musulmani per la sepoltura in mare. Movimento radicale organizza una veglia di preghiera.
Jakarta (AsiaNews) – La morte di Osama Bin Laden non implica la “morte” del terrorismo a livello locale, in Indonesia, o sul fronte internazionale. Esistono ancora molte cellule sotterranee attive, pronte a colpire. È quanto afferma ad AsiaNews un sacerdote cattolico di Semarang, che invita il governo ad un atteggiamento più “realista”. Tuttavia il segretario generale dei vescovi indonesiani (Kwi) intravede nella scomparsa del leader di al Qaeda la possibilità di un cambio radicale da una “cultura della morte” a un capitolo successivo: la “cultura della vita”. Intanto diversi gruppi estremisti condannano la sepoltura in mare del cadavere, giudicata “immorale” e non consona ai dettami della religione islamica.
 
Interpellato da AsiaNews p. Aloysius Budipurnomo Pr, capo della Commissione interreligiosa dell’arcidiocesi di Semarang, spiega che “la morte di Osama Bin Laden non implica la ‘morte’ del terrorismo” interno o mondiale, perché combattere l’estremismo “è un’attività quotidiana come radersi”. Il sacerdote aggiunge che sono ancora oggi attive “numerose cellule del terrore” e il governo indonesiano dovrebbe mostrare un atteggiamento “realistico” verso questi gruppi compositi che operano nel sottosuolo. A livello personale, conclude p. Aloysius, è felice che l’esecutivo mostri il pungo duro verso “questo nemico della società”.   
 
 
Per mons. Johannes Pujasumarta Pr., segretario generale della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi), è tempo di cambiare radicalmente da una “cultura della morte” al nuovo capitolo della storia: la “cultura della vita”. Il prelato invita a “interrompere la spirale di violenza”, cancellare la cultura della vendetta e promuovere il valore assoluto “della vita”. In un colloquio con AsiaNews, l’arcivescovo di Semarang aggiunge che è essenziale “promuovere la pace e la fratellanza universale fra i cittadini indonesiani” e si augura che si impongano i valori della pietà, dell’amore e della cura reciproca secondo i dettami di Dio.
 
Tuttavia, i timori dei cristiani sono giustificati dalle dichiarazioni di alcuni esponenti della leadership islamica e jihadista. Nasir Abbas, ex combattente del jihad contro i Sovietici in Afghanistan, negli anni ’80, afferma che i suoi vecchi compagni di lotta indonesiani potrebbero cercare vendetta per la morte di Bin Laden. L’ultimo fra i numerosi gruppi legati alla rete del terrore, formato dal controverso leader religioso Abu Nakar Bashir, è conosciuto con l’acronimo di JAT, la Jama’ah Ansharut Tauhid. Il loro portavoce ha riferito che l’uccisione del capo di al Qaeda è un fatto “triste” ma non servirà da deterrente per i giovani combattenti e i jihadisti.
 
Per il presidente Susilo Bambang Yudhoyono l’uccisione del leader di al Qaeda è una buona “opportunità” per fermare il terrorismo nel Paese, ma da più parti giungono inviti alla prudenza e richieste per un rafforzamento della sicurezza. Egli aggiunge che le misure speciali di prevenzione e lotta al fondamentalismo non verranno interrotte, nonostante l’abbattimento della “icona del terrore” da parte delle forze speciali statunitensi. Yudhoyono ha presieduto una riunione dei reparti speciali della sicurezza, composta da alti funzionari governativi e vertici militari. Restano sotto particolare osservazione alcune località strategiche come Bali, isola teatro nel 2002 di un attentato sanguinario che ha provocato oltre 200 morti.
 
Intanto montano le proteste di una parte della comunità musulmana indonesiana, che condanna la sepoltura in mare del cadavere di Osama Bin Laden. I leader islamici del Mui bollano come “immorale” il gesto, perché il corpo di un musulmano va seppellito sulla terraferma “chiunque egli sia”. Il Fronte di difesa islamico (Fpi) terrà una speciale veglia di preghiera per “onorare” la memoria del capo di al Qaeda.
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