10/05/2022, 10.06
LIBANO - VATICANO
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Vescovo libanese: la visita del papa ‘rimandata’ per la sua ‘salute’, lo aspettiamo

Dal governo libanese l’annuncio dello slittamento di una visita che peraltro non è mai stata ufficializzata, con un programma definito. Mons. Aoun: la notizia era nell’aria, per le condizioni del pontefice. Vi erano anche tempi “stretti” per organizzarlo. Ma il suo arrivo “resta importante”, anche in futuro, perché “è in pericolo l’identità stessa del Paese, la sua missione”. 

Beirut (AsiaNews) - Da qualche ora è arrivata l’ufficializzazione dello “slittamento” di un viaggio apostolico in Libano che, pur annunciato e rilanciato da Beirut e dalla Santa Sede, in realtà non è mai stato messo nero su bianco, con un programma definito e date certe. Tuttavia, per “motivi di salute” come spiega ad AsiaNews mons. Michel Aoun, vescovo di Jbeil-Byblos, papa Francesco è costretto a “rimandare” la visita nel Paese dei cedri che si sarebbe dovuta tenere fra il 12 e il 13 giugno. Con una tappa il giorno successivo a Gerusalemme per un secondo incontro ecumenico del pontefice con il patriarca di Mosca Kirill - sostituito nei giorni scorsi da un “dialogo di 40 minuti” in rete - con al centro il dossier della guerra russa in Ucraina.

Del resto fin dal suo primo annuncio ufficioso nelle scorse settimane, attorno al viaggio in Libano si è creato un “pasticcio” specchio e simbolo della attuale “confusione libanese” all’interno delle istituzioni. Di certo vi è che il papa ha a cuore la visita in una nazione mosaico di convivenza e di dialogo interreligioso che egli vuole preservare, e rilanciare con la propria presenza. Ciononostante, le sue condizioni fisiche non consentono spostamenti e impegni prolungati nel breve periodo. Nei giorni scorsi l’85enne papa Francesco è apparso tre volte in sedia a rotelle in occasione di udienze o incontri e seppur l’umore resta buono, il dolore al ginocchio appare sempre più consistente e non è escluso dai medici neppure un intervento chirurgico, con tutte le problematiche del caso. 

La notizia dello slittamento del viaggio è arrivata ieri da fonti governative libanesi, ma “noi l’abbiamo sentita un po’ prima, abbiamo saputo che la salute del Santo Padre non era ottimale, che è sofferente a un ginocchio e fatica a camminare” racconta mons. Aoun. I vescovi e la Chiesa libanese, aggiunge, erano consapevoli che “sarebbe stata rimandata” per ragioni “di salute, non per altre cause”. Inoltre, osserva il prelato, “il tempo era comunque molto stretto per organizzarlo” e “come responsabile Apecl [Assemblea dei patriarchi e vescovi cattolici del Libano, ndr] ho registrato non poche difficoltà a definire in 40 giorni programma e protocolli”. 

“Resta la speranza di una visita in un futuro prossimo - prosegue - perché il viaggio non è stato cancellato, ma rinviato. Il suo arrivo è molto importante, perché in questo tempo è in pericolo l’identità stessa del Paese, la sua missione come detto da san Giovanni Paolo II, il suo essere ‘messaggio’ di convivenza al mondo. Per questo desideriamo che papa Francesco venga!”.

Proprio in questi giorni il Paese vive una tappa cruciale del suo cammino, con le elezioni parlamentari che sono già iniziate lo scorso fine settimana nelle nazioni della diaspora, mentre l’appuntamento elettorale in patria è fissato per il 15 maggio. “Da una parte - sottolinea il vescovo - vi sono persone entusiaste per il voto, in un’ottica di cambiamento, altri sono delusi e non vedono prospettive nuove soprattutto fra i sunniti, dopo il ritiro di Hariri”. Forse proprio fra i cristiani, conclude mons. Aoun, “vi è l’entusiasmo più forte, una spinta al cambiamento” nella classe dirigente del Paese. 

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