02/05/2007, 00.00
CINA - CANADA
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Vietato a un ministro canadese l'incontro con un connazionale in prigione

Attriti su un cittadino uigur-canadese condannato all’ergastolo e sulla tutela della proprietà intellettuale. La Cina vuole dare primaria attenzione ai rapporti commerciali, ma Ottawa non rinuncia alla tutela dei diritti e lamenta che è invasa da spie cinesi.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) –  Peter MacKay, ministro canadese degli Esteri in visita in Cina (29 aprile-1° maggio), non ha potuto vedere l’uighur sino-canadese Huseyin Celil, condannato all’ergastolo, che Pechino considera cittadino cinese e proprio "affare interno". Intanto il controspionaggio canadese dice che la metà delle sue risorse sono impegnate contro spie cinesi.

Il viaggio di Peter MacKay, programmato da tempo, ha assunto nuovi significati dopo la condanna all'ergastolo di Celil, dissidente uighur fuggito dalla Cina e rifugiato in Canada, dove ha preso la cittadinanza. Estradato in Cina dall’Uzbekistan, in aprile è stato condannato per “terrorismo” e “secessionismo contro la Cina”. Pechino non riconosce la nuova cittadinanza e non ha permesso a diplomatici canadesi di incontrarlo o di intervenire, nonostante un trattato consenta alle autorità canadesi di visitare i connazionali detenuti. MacKay ha chiesto a Yang Jiechi, nuovo ministro cinese degli Esteri, di poter incontrare Celil, ma ha ricevuto solo l'assicurazione che non è stato torturato.

In conferenza stampa MacKay ha espresso “profondo dispiacere che sia stato ancora negato l’incontro con questo cittadino canadese” e ha insistito che il suo governo non intende rinunciare. Ma fonti cinesi ripetono che si tratta solo di “un affare interno”, “senza collegamenti con il Canada”. MacKay ha, comunque, ribadito che il suo Paese dà “grande importanza” ai rapporti con la Cina e vuole aumentare la collaborazione in ogni campo.

Tra i due Paesi ci sono stati ripetuti attriti e proprio il 30 aprile Jim Judd, capo del Servizio di controspionaggio canadese, ha riferito a un comitato del Senato che “quasi il 50% delle nostre attività” sono impegnate contro lo spionaggio cinese.

Lo scorso novembre il Parlamento canadese ha concesso la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, leader spirituale del Tibet profugo dopo l’invasione cinese. In risposta, il presidente cinese Hu Jintao ha annullato i colloqui previsti con il premier Stephen Harper durante un summit internazionale ad Hanoi. Harper all’epoca ha commentato che il Canada ha interesse a sviluppare i rapporti economici ma “non intende svendere i propri valori fondamentali”.

A sua volta il Canada la scorsa settimana ha chiesto di partecipare all’incontro dell’Organizzazione mondiale del Commercio che discuterà le accuse degli Stati Uniti contro la Cina per violazione della proprietà intellettuale. Ottawa non ha finora estradato Lai Changxing, imprenditore cinese accusato di contrabbando per miliardi di dollari e corruzione, fuggito in Canada con la moglie dal 1999 e ricercato pubblico n. 1 per Pechino.

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