Vincent Gelot: ‘Una Giornata internazionale per il futuro dei cristiani d’Oriente’
Nel silenzio generale la regione culla del cristianesimo si sta svuotando della popolazione cristiana. Le comunità sono ormai ultra-minoritarie. Vincent Gelot, rappresentante in Libano, in Siria e in Giordania dell’ong, lancia una campagna per radicare i fedeli alla terra dei loro antenati. La loro scomparsa una perdita anche per l’Occidente e per il mosaico confessionale di cui sono parte.
Beirut (AsiaNews) - “Il destino dell’Oriente si sta decidendo in questo momento sul piano civile: le sue comunità cristiane originarie, prime testimoni della Resurrezione, lo stanno abbandonando per vari motivi, economici e di altro tipo. Se non cambierà nulla, tra 10 o 15 anni i cristiani della Siria potrebbero essere scomparsi. Bisogna immaginare che in 14 anni di guerra (2011-2025) abbiamo perso l’80% della comunità cristiana della Siria. Si tratta di un declino brutale, paragonabile solo a episodi di genocidio o pulizia etnica. È molto raro che una comunità autoctona locale, in questo caso cristiana, scompaia in così poco tempo e in modo così brutale!”.
A lanciare l’allarme ad AsiaNews è Vincent Gelot, responsabile della regione per conto di L’Œuvre d’Orient, associazione apolitica legata alla Chiesa di Francia che rappresenta in Libano, Siria e Giordania. Stabilitosi in Libano con la moglie, padre di quattro figli, questo francese di 37 anni dirige un migliaio di progetti che alimentano il tessuto sociale dell’intera regione e non è arrivato in Medio oriente in giacca e cravatta. “A 23 anni, con pochi spiccioli in tasca, sono salito - ricorda ancora - su una 4L [un’automobile], da solo, alla scoperta di un mondo cristiano in via di estinzione”. Dalla pianura di Ninive ai confini dell'Afghanistan, il suo viaggio è durato due anni. “Questa avventura è stata come un cammino di conversione” scrive la giornalista Guyonne de Montjou, che gli ha dedicato un ritratto sul sito Aleteia.
Da quel primo momento ha compiuto numerosi progressi a livello personale e professionale, tanto che oggi dall’interno de L’Œuvre d’Orient, distribuisce ogni anno circa 18 milioni di euro nella regione di cui è responsabile. Un denaro utilizzato per mantenere in funzione ospedali, scuole, dispensari, centri di accoglienza per rifugiati, gruppi di discussione, asili nido per studenti. Tuttavia, egli è convinto che “questi fondi siano largamente insufficienti per mantenere i cristiani nella loro terra natale e consentire loro di assumere l’ammirevole vocazione di lievito culturale e umano”.
Sfida esistenziale
“Trovo che in ciò che sta accadendo nel Vicino e Medio oriente sia in gioco qualcosa di esistenziale, soprattutto pensando ai cristiani di Siria”, afferma questo avventuriero nel campo dell’attivismo umanitario. “Sono d’accordo, questa comunità ha subito la guerra come tutti i siriani, il suo esodo è dovuto a cause economiche. Ma è stata anche presa di mira dall’Isis [Stato islamico]. È una minoranza che non ha mai beneficiato di alcun sostegno, né confessionale né di altro tipo. Va anche ricordato - prosegue - che la comunità cristiana siriana era una delle poche a non essere armata in modo strutturale. È stata abbandonata, questo spiega perché se ne sia andata in modo così brutale”.
“Ci battiamo, insieme alle altre organizzazioni cristiane cattoliche riunite nella Roaco [Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali, che comprende fra gli altri Acs, Miséreor, Mission pontificale] per cercare di mantenerla in Siria. Ma dipendiamo interamente, per i nostri fondi, dai nostri donatori, principalmente occidentali, e riteniamo che, nel complesso, data la gravità di quanto sta accadendo, ciò che viene fatto sia largamente insufficiente. Abbiamo bisogno - afferma Vincent Gelot - di finanziamenti istituzionali, delle Nazioni Unite, europei, americani o di altro tipo”.
“Affinché queste comunità cristiane possano incarnarsi, devono essere sul posto” continua l’attivista. “Inoltre, sono testimoni insostituibili del cristianesimo delle origini. I Luoghi Santi sono qui, nel Vicino e Medio Oriente, e questo non è un dettaglio insignificante. Gesù e i suoi apostoli hanno percorso la regione. Tiro e Sidone, oggi in Libano, sono citate nei Vangeli, San Paolo si è convertito sulla via di Damasco, San Pietro si è recato ad Antiochia, la Giordania ospita il luogo dove Gesù è stato battezzato da Giovanni il precursore. Eppure vediamo le comunità cristiane di queste regioni fare i bagagli e andarsene, il che è inaccettabile. Trovo che, in un certo senso, questa lacerazione sia quasi teologica. Certo, la partenza dei cristiani - prosegue nella riflessione - non mette in discussione la Resurrezione di Cristo, ma non è forse una lacerazione per queste comunità non avere accesso ai loro Luoghi Santi?”.
Perdita per tutti
“La scomparsa di queste comunità” aggiunge Vincent Gelot, “non è solo una perdita per loro, ma anche per noi occidentali, perché una parte delle nostre radici, della nostra civiltà, delle nostre radici culturali, civili e religiose proviene da qui”. “Lo è - avverte - anche per i musulmani. Dobbiamo aiutare i paesi del Medio oriente a mantenere il loro mosaico. È questo che oggi è compromesso, in particolare in Siria, ma anche altrove. Non vogliamo perdere questo tesoro, ma condividerlo”.
“Alla Roaco - sottolinea il responsabile dell’Oeuvre d'Orient - cerchiamo di portare queste considerazioni all’attenzione del dicastero delle Chiese orientali e del papa, al fine di istituire una Giornata mondiale per i cristiani d’Oriente. Vorremmo che fosse una giornata di preghiera, di sensibilizzazione, ma anche di raccolta fondi”.
“Queste missioni - scuole, ospedali, dispensari, associazioni - servono tutta la popolazione” sostiene Gelot, che tiene a sottolineare che gli aiuti non andranno solo ai cristiani. “In Libano - sottolinea - basta andare nelle scuole cristiane per vedere che, al di là del loro ruolo educativo essenziale [circa 200mila alunni vi sono iscritti ogni anno], queste scuole svolgono un ruolo fondamentale di dialogo, socializzazione e avvicinamento inter-comunitario”. In alcune regioni, queste scuole spesso accolgono una maggioranza di studenti non cristiani. Ad esempio, tra le 15 scuole semi-gratuite della diocesi maronita di Tripoli (nord del Libano), ve ne sono alcune in cui non è iscritto alcun studente cristiano. Nelle scuole di Bab el-Tebbané e Jabal Mohsen, gli studenti sono alawiti o sunniti. E gli studenti delle scuole di Aïn Ebel (Libano meridionale) sono in maggioranza sciiti.
“Questa giornata potrebbe essere infine l’occasione per sostenere queste istituzioni. Ci addolora vedere che queste immense necessità, queste ammirevoli missioni, che svolgono un ruolo di servizio pubblico, siano minacciate di scomparsa. Ciò che vorremmo - auspica - è che alcune strutture istituzionali come Onu e Unione europea si mobilitassero maggiormente per sostenere la diversità etnica e religiosa del Paese di cui fanno parte i cristiani, in particolare in Siria. Perché l’Occidente è paralizzato di fronte alle questioni religiose, quando sono in gioco anche le sue radici e la sua storia?”. Infine, anche a livello della Chiesa cattolica propriamente detta, “la mobilitazione dovrebbe essere più istituzionale. Così, una domenica all’anno sarebbe dedicata alle comunità cristiane d’Oriente. È necessario scoprirle, esprimere loro la nostra solidarietà, creare ponti. In Medio oriente è in gioco qualcosa di esistenziale. Non si tratta - conclude Vicent Gelot - di una crisi passeggera che si può superare. Bisogna mobilitarsi ora per non perdere questo momento”.



