01/03/2006, 00.00
Taiwan – cina – stati uniti
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Washington: "La crisi Pechino-Taipei si risolve solo con il dialogo"

Il Dipartimento di Stato americano cerca di calmare la tensione fra le due sponde dello stretto, dopo la decisione taiwanese di abolire il Consiglio per l'unificazione. Il presidente cinese:" Chi si mette dalla parte sbagliata della Storia è destinato a fallire".

Washington (AsiaNews/Scmp) – Gli Stati Uniti "ricordano a Pechino e Taipei l'importanza del dialogo, unica strada verso una soluzione pacifica della tensione sullo Stretto" e "invitano ad evitare ogni azione unilaterale che possa modificare lo status quo".

Con queste parole Adam Ereli, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha commentato nella serata di ieri la decisione del presidente taiwanese Chen Shuibian "non di abolire, ma di far cessare le funzioni" del Consiglio nazionale per la riunificazione.

L'organo, creato nel 1990 dai nazionalisti del Kuomintang con lo scopo di "lavorare verso la riunificazione con la Cina continentale", era inattivo da sei anni. Il governo di Washington ha comunque riaffermato di "non appoggiare l'indipendenza dell'isola".

La dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa ha seguito di poche ore quella del presidente cinese Hu Jintao che aveva definito la decisione di Chen "un pericoloso passo verso l'indipendenza formale di Taiwan". Parlando con Samuel Schmid, ministro svizzero della Difesa, il presidente Hu ha aggiunto: "Chiunque si metta dalla parte sbagliata della Storia è destinato a fallire".

Taiwan si è staccata dalla Cina continentale nel 1949, al termine di una guerra civile. Pechino considera Taiwan una "provincia ribelle" mentre Taipei governa come "indipendente de facto". Oltre a storia, cultura e linguaggio comune, Taipei e Pechino sono unite dal commercio: lo scambio commerciale fra di loro si aggira intorno ai 71 miliardi di dollari americani l'anno.

Per preservare questi scambi commerciali, Pechino ha più volte dichiarato che "qualunque crisi politica o militare possa colpire le nostre relazioni con l'isola, gli affari saranno preservati". "Siamo abituati a queste tensioni – commenta un uomo d'affari di Taipei residente a Shanghai – ma crediamo alle promesse di Pechino". "Spero solo in una soluzione stabile – conclude un designer taiwanese – ma ho paura che Chen possa tirare troppo la corda e costringere la Cina ad una reazione seria".

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