14/03/2012, 00.00
CINA
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Wen Jiabao chiede "urgenti" riforme economiche e politiche

di Wang Zhicheng
Secondo il premier, il Paese rischia una nuova Rivoluzione culturale. Wen ammette problemi come l'abisso fra ricchi e poveri, la mancanza di credibilità del Partito, la corruzione dei suoi membri, ma è generico nelle soluzioni. Controllo sui prezzi delle case per evitare la bolla speculativa. Promesse per uno yuan "fluttuante" nei mercati. Wen vorrebbe parlare "faccia a faccia" con la gente sui loro problemi. Nei giorni scorsi, centinaia di persone con petizioni sono state imprigionate o rispediti a casa dalla polizia.

Pechino (AsiaNews) - Il premier Wen Jiabao ha dichiarato che il suo Paese necessita "urgenti" riforme economiche e politiche, senza di cui potrebbero accadere tragedie come una nuova Rivoluzione culturale. "Dobbiamo spingere con le riforme strutturali economiche e politiche - ha detto - e in particolare con le riforme nel sistema della leadership nel Partito e nella nazione". "Senza una efficace riforma politica strutturale - ha aggiunto - sarà impossibile attuare in pieno delle riforme strutturali economiche e i guadagni che abbiamo fatto in questo campo potrebbero disperdersi".

Egli ha sottolineato che se "i nuovi problemi sorti nella società cinese non si possono risolvere,.. potrebbe succedere ancora una tragedia storica come la Rivoluzione culturale".

Visibilmente emozionato, Wen ha incontrato stamane la stampa nazionale e internazionale a conclusione dell'Assemblea nazionale del popolo (Anp). Questa è forse la sua ultima conferenza stampa come premier, dato che in ottobre egli darà le dimissioni dal governo per lasciare spazio alla quinta generazione della leadership.

Wen non è nuovo a questi appelli. Lo scorso anno e l'anno precedente, sempre a conclusione dell'Anp, egli aveva sottolineato l'importanza di procedere nella strada delle riforme politiche. Nel 2010, durante un viaggio nel Guangdong, ha pure espresso simili considerazioni, ma i suoi discorsi erano stati censurati dalla stampa ufficiale. Quest'oggi, invece, la Xinhua è piena delle affermazioni del premier e le riporta in prima pagina.

È difficile dire cosa Wen intenda con "riforme politiche": la "faccia buona del regime", come egli viene definito, ha ammesso che vi sono problemi come l'abisso fra ricchi e poveri, mancanza di credibilità del Partito, corruzione dei suoi membri. Ma mentre alcune frange liberali chiedono una struttura multipartito e la democrazia, Wen è rimasto sempre generico sulle prospettive.

Anche quest'oggi, pur dicendo che le riforme sono un "compito urgente", ha anche detto che esse devono essere "graduali" e ha parlato di ampliare la democrazia nei villaggi dei contadini, dove si registra una forte resistenza alla leadership del Partito a causa degli espropri di terreni, di case, di inquinamento industriale e di abbandono.

Wen è stato generico anche sugli aspetti economici. Egli ha ribadito che il governo manterrà il controllo sui prezzi delle case, per evitare una bolla speculativa, ma proprio nei giorni scorsi, la Banca centrale di Cina ha di nuovo allargato la borsa per aumentare i prestiti e sostenere l'economia. Negli ultimi due anni, proprio questo tipo di politica ha fatto crescere a dismisura i prezzi delle case.

Generico anche l'accenno al valore dello yuan. Da una parte egli ha promesso che il governo spingerà ancora di più per permettere sottomettendo la valuta al mercato; dall'altra ha anche notato che lo yuan "è forse vicino a un livello di equilibrio".

Sentendo di essere alla fine del suo mandato, Wen ha anche ammesso che durante il periodo della sua leadership vi sono stati molti problemi, di cui egli "deve assumersi la responsabilità". Il premier ha anche detto che il governo dovrebbe creare condizioni perché la gente possa criticare il loro lavoro e ha confessato di aver pensato a "incontri faccia a faccia" con rappresentanti della popolazione "per discutere su temi che li interessano".

Tanta buona volontà  non ha però prodotto molti risultati: nei giorni precedenti e durante l'Anp, diverse centinaia di persone da tutta la Cina sono arrivate a Pechino per poter incontrare i leader e presentare loro petizioni per ingiustizie subite o questioni. Tutte sono state arrestate nelle "prigioni nere" o spedite a casa dalla polizia.

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