30/04/2026, 11.22
INDIA
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West Bengal: anche le suore di Madre Teresa in tribunale per poter votare

di Nirmala Carvalho

Ben 55 Missionarie della Carità erano state cancellate dalle liste elettorali, come accaduto a migliaia di altre persone - in maggioranza bengalesi - nella contestata revisione imposta dal governo centrale di New Delhi. Per gli exit-poll il Bjp sarebbe in testa, ma ci sono molti dubbi sull'attendibilità perché la polemica ha fatto salire l'affluenza fino a quasi il 93%. Risultati ufficiali il 4 maggio. 

Calcutta (AsiaNews) - Nello Stato indiano del West Bengal - che ha completato ieri con il secondo turno la tornata elettorale per l’Assemblea legislativa locale - anche le Missionarie della Carità hanno dovuto lottare per poter esprimere il proprio voto, dopo che i loro nomi erano stati cancellati dalle liste come accaduto a migliaia di altre persone nella contestata revisione decretata dalla Commissione elettorale. Solo il 28 aprile, a poche ore dall’appuntamento con i seggi, un tribunale ha approvato i ricorsi presentati da 55 religiose dell’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta, permettendo loro di poter recarsi ai seggi. Una suora della Casa madre ha dichiarato al quotidiano Times of India che circa 55 nomi di consorelle in tutta Calcutta sono stati approvati dal tribunale e reinseriti nelle liste elettorali. Ha ringraziato il parlamentare locale Derek O'Brien per l’aiuto ricevuto e la Commissione elettorale per aver esaminato la questione.

Almeno 35 suore che avevano indicato come indirizzo permanente la Casa Madre o il Nirmala Shishu Bhavan, erano state cancellate dalle liste dopo i primi controlli giudiziari. Tutte erano elettrici del collegio di Chowringhee. Una fonte locale ha riferito che oltre 120 suore erano state convocate per un’audizione iniziale secondo le linee guida della Commissione elettorale, poiché non risultavano collegate a precedenti registri elettorali statali o non potevano dimostrare legami documentali.

Durante le audizioni in tribunale, le suore hanno cercato di presentare vari documenti, tra cui passaporto, codice fiscale, identità digitale Aadhaar e certificati ecclesiastici. Tuttavia, molte non disponevano di certificati di nascita o documenti dei genitori, rendendo difficile provare i legami richiesti. Inoltre, avendo cambiato nome con l’ingresso nella vita religiosa, i documenti precedenti spesso non corrispondono a quelli attuali. Quando è stata pubblicata la lista elettorale il 28 febbraio, alcuni nomi sono stati inclusi mentre altri sono stati eliminati. Molti casi sono stati posti sotto revisione giudiziaria e successivamente cancellati senza fornire motivazioni esplicite.

Una vicenda che ha portato anche in questo le suore di Madre Teresa a condividere la sorte degli ultimi a Calcutta: come raccontavamo su AsiaNews già qualche giorno fa, la contestata Revisione Intensiva Speciale (SIR) delle liste elettorali in West Bengal ha portato alla cancellazione di 9,1 milioni di nomi, perlopiù riferiti a persone di etnia e lingua bengalese. La retorica politica attorno alla SIR è stata incendiaria negli ultimi mesi. Il ministro dell’Interno indiano, Amit Shah, ha giustificato l’operazione come essenziale per la sicurezza nazionale, utilizzando il termine “infiltrati” in senso dispregiativo per riferirsi agli immigrati musulmani irregolari provenienti dal Bangladesh. Il Trinamool Congress (TMC) - il partito locale della chief minister uscente Mamata Banerjee in corsa per un quarto mandato – ha replicato definendo questa revisione un “crimine costituzionale” e un “genocidio politico senza sangue”.

Chiusi ormai i seggi i risultati ufficiali del voto in West Bengal sono attesi per il 4 maggio, insieme a quelli di Tamil Nadu, Assam e Puducherry, gli altri territori interessati da questa tornata elettorale. Il dato certo è che la polemica sulle liste elettorali ha portato a un’affluenza senza precedenti: sommando i dati delle due giornate in cui si è votato nei diversi collegi a esprimere il proprio voto è stato quasi il 93% degli elettori, un dato senza precedenti. A urne chiuse sono stati diffusi anche gli exit-poll, che proprio per l’alta affluenza (oltre che per numerosi precedenti errati in India) vanno presi con estrema cautela. La maggior parte di questi sondaggi assegna al Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista indù del premier Modi, una risicata maggioranza nell’Assemblea legislativa con la sconfitta di Mamata Banerjee. Due importanti agenzie non hanno però pubblicato le loro previsioni, proprio citando l’alta affluenza alle urne che renderebbe inattendibili i dati raccolti.

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