25/02/2021, 14.38
CINA
Invia ad un amico

Xi Jinping: Abbiamo azzerato la povertà. Ma i conti non tornano

Per il presidente cinese cancellati 99 milioni di poveri in otto anni: un regalo per il centenario del Partito comunista cinese. Usata soglia troppo bassa per il calcolo; con quella corretta si arriva al 13% di indigenti. I dati economici sollevano dubbi, come i numeri forniti dalle province.

Pechino (AsiaNews) – Non vi sarebbero più poveri in Cina. Lo ha annunciato oggi Xi Jinping in una cerimonia ufficiale. Secondo il presidente cinese, negli ultimi otto anni la leadership del Partito comunista cinese ha fatto uscire dall’indigenza 99 milioni di cittadini. Quello di azzerare la povertà entro il 2021, a 100 anni dalla fondazione del Partito, era uno degli obiettivi primari di Xi, il suo “China Dream”.

L’annuncio di Xi desta però perplessità fra gli esperti. Per Pechino è povero chi percepisce un reddito pro-capite di 2,30 dollari al giorno. La Banca mondiale fissa una soglia più bassa, a 1,90 dollari. La Cina è però un’economia da redditi medio-alti, quindi dovrebbe usare un parametro superiore per  misurare la povertà nazionale: almeno 5,50 dollari al giorno. In base a calcoli presentati dal South China Morning Post, in realtà il 13% della popolazione cinese si trova ancora in stato di bisogno.

In agosto il premier Li Keqiang sottolineava che 600 milioni di cinesi, su una popolazione di 1,4 miliardi, vive con un reddito di appena 1.000 yuan al mese (154 dollari). Secondo statistiche ufficiali, alla fine del 2019 i poveri nel Paese si erano ridotti a 5,5 milioni. Con lo scoppio della pandemia, il trend si è rovesciato. Liu Yongfu, responsabile del programma governativo per la riduzione della povertà, ha ammesso in maggio che dall’inizio del 2020 380mila cinesi si erano aggiunti a coloro che si trovavano sulla soglia della povertà.

In sette mesi il governo avrebbe eliminato dunque quasi 5,9 milioni di indigenti. Lo avrebbe fatto registrando una crescita del Pil annua del 2,3%, il dato peggiore in decenni, un tasso di disoccupazione del 5,6%  (costante nella seconda metà del 2020) e un calo dei consumi pro-capite dell’1,6%.

Vi sono poi dubbi sulla veridicità delle cifre fornite. Osservatori fanno notare che spesso i funzionari locali falsificano i dati, facendo passare familiari e amici come poveri così che possano ottenere sussidi statali. Li Keqiang ha spesso accusato i leader locali di presentare un quadro non reale della situazione. Il 21 novembre, durante una videoconferenza con i capi di cinque province, egli ha ordinato ai dirigenti locali di “dire la verità” sullo stato economico dei territori da loro amministrati.

L’alto indebitamento di molte amministrazioni territoriali rischia infatti di far naufragare i progetti di crescita del governo centrale, incentrati sull’aumento dei consumi interni, e quindi gli sforzi per eliminare la povertà.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Pechino: Vinta la povertà. Scettici gli esperti
27/11/2020 11:47
Il Pil cinese è cresciuto del 2,3% nel 2020, ma la ripresa post-Covid è ancora in pericolo
18/01/2021 09:00
Pechino, +4,9% di crescita nel terzo trimestre: continua la ripresa post-Covid
19/10/2020 09:03
Coronavirus: Pil cinese in crescita, ma disoccupazione rimane alta
16/07/2020 08:57
Lotta agli effetti del Covid-19: tornano i venditori di strada a Pechino
17/10/2020 10:58