15/12/2021, 11.24
MYANMAR
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Yangon, muore in prigione giornalista birmano: è il primo dal golpe

Soe Naing stava documentando una protesta pacifica quando è stato arrestato. L'esercito utilizza i centri per gli interrogatori come luoghi di tortura. Più di 50 reporter restano in carcere.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Soe Naing è il primo giornalista birmano a morire in prigione dopo il golpe militare. Il freelance era stato arrestato il 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani. Quel giorno si trovava nell'ex capitale del Paese per documentare lo “sciopero silenzioso”, una protesta pacifica messa in atto a livello nazionale dagli oppositori della giunta al potere.

I residenti locali avevano chiuso le attività e abbandonato le strade di Yangon, di solito brulicante di visitatori e pellegrini. Era considerato un metodo di protesta più sicuro contro i militari che dal primo febbraio, dopo aver rovesciato il precedente governo civile, tentano di governare il Paese con la forza e la repressione.

In seguito alla presa di potere dei generali, circa un centinaio di giornalisti sono stati incarcerati, e secondo Reporters sans frontières almeno 53 sono ancora in prigione. Solo questa settimana tre giornalisti dello Stato Shan sono stati condannati a tre anni di carcere per presunta “diffusione di disinformazione”. Sebbene la censura governativa fosse in vigore anche prima del colpo di mano dei militari, durante il governo della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) guidato da Aung San Suu Kyi i media in esilio erano tornati nel Paese e potevano operare liberamente. 

Dopo l’arresto, Soe Naing era stato mandato nel centro militare di Botahtaung per essere interrogato. Una fonte del giornale indipendente Irrawaddy ha raccontato che il reporter era in buona salute prima di venire catturato. 

In base ai dati raccolti dall’Assistance Association for Political Prisoners, fino a ottobre più di 130 detenuti - soprattutto attivisti ed ex membri della Lnd - sono morti mentre erano in custodia dei militari. I generali, rivela una recente indagine dell’Associated Press, utilizzano sempre di più i centri di detenzione come veri e propri luoghi di tortura. 

Nei giorni scorsi il Myanmar Accountability Project ha presentato una causa alla Corte penale internazionale accusando Min Aung Hlaing, il generale a capo della giunta, di crimini contro l’umanità. L’organizzazione ha esortato il tribunale dell'Aia ad aprire un'indagine "sull'uso diffuso e sistematico della tortura come parte della violenta repressione del movimento di protesta" in Myanmar.

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