25/10/2006, 00.00
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Zhejiang, sei cristiani sotterranei in prigione senza alcuna accusa

Erano stati arrestati per aver resistito alla polizia che ha distrutto la loro chiesa. I realtà il governo locale vuole perseguirli per la loro opera di evangelizzazione fra i migranti.

Hangzhou (AsiaNews) – Sei cristiani protestanti del distretto di Xiaoshan (Zhejiang) rimangono ancora in prigione, anche se il pubblico ministero non ha prove per accusarli di resistenza alla forza pubblica. I sei fedeli erano stati arrestati con l'accusa di essersi scontrati con la polizia prima che questa demolisse la loro chiesa alcuni mesi fa.

Il 29 luglio scorso, migliaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa, oltre a centinaia di militari e operai pagati dal governo sono arrivati alla chiesa di Cheluwan (distretto di Xiaoshan, Hanzhou, Zhejiang) alle 13.30 e hanno cominciato a usare la forza per cacciare via i fedeli protestanti radunati per fermare la distruzione dell'edificio, che non aveva ricevuto alcuna approvazione. Subito dopo hanno distrutto la chiesa in modo completo. Testimoni oculari affermano che la polizia ha usato manganelli elettrici e scudi anti-sommossa per disperdere i cristiani. Molte centinaia di fedeli sono stati colpiti e alcuni dei leader sono stati arrestati.

I sei membri ancora in prigione sono: Shen Chengyi (76 anni); Ni Weimin (45), Wang Weiliang, Guo Lijun, e la signora Shen Zhuke (52). Secondo la China Aid Association (Caa), il caso è stato rimandato alla Pubblica sicurezza per mancanza di prove. La Caa afferma che proprio gli arrestati avevano implorato la polizia militare di attendere ad entrare nell'area della chiesa; nello stesso tempo avevano domandato ai cristiani di lasciare subito il luogo per evitare conflitti.

È dunque proprio grazie agli arrestati che si è evitato uno scontro in grande scala. Per questo l'accusa di resistenza all'applicazione della legge è caduta e la polizia ha bisogno di nuove evidenze.

Secondo la Caa, i sei in realtà sono tenuti in prigione perché accusati in passato di aver fatto raduni di preghiera con centinaia di migranti senza avere il permesso dell'Ufficio affari religiosi.

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