Crisi demografica e confessioni religiose in Russia
Nonostante Rosstat abbia deciso di segretare i dati per tutto il 2025, molti demografi indipendenti ritengono che la diminuzione della popolazione russa si stia accentuando. Le uniche aree in controtendenza sarebbero le regioni a maggioranza musulmana del Caucaso settentrionale. Dove la pratica religiosa è già molto più intensa che tra i fedeli delle Chiese ortodosse.
Mosca (AsiaNews) - Nonostante le visioni ottimistiche della propaganda del Cremlino, ribadite in forme particolarmente entusiastiche in occasione del nuovo anno, il futuro della Russia appare fortemente in sospeso, soprattutto per le statistiche sempre più deprimenti a livello demografico. Il patriarca di Mosca Kirill assicura che il Paese “sta ponendo le basi per una nuova civiltà, dove la scienza, la tecnica, le nuove tecnologie, gli elevati standard di vita, l’istruzione, l’arte e la cultura si uniscono a una fede sincera e profonda”, ma l’Accademia russa di economia popolare avverte del rischio della scomparsa di 130 città con una popolazione attuale tra i 5 e i 10 mila abitanti. Questo potrebbe comportare una notevole trasformazione anche a livello etnico e confessionale della Russia.
Secondo il censimento del 2010, la Russia era composta da 142.905.200 persone, mentre a gennaio del 2025 l’istituto Rosstat ne contava 146.119.928, ma l’aumento di poco più di 3 milioni era dovuto alla popolazione della Crimea e delle altre regioni occupate parzialmente e formalmente “annesse” nei territori del conflitto in Ucraina. In realtà il calo demografico effettivo negli ultimi quindici anni consiste in 4,4 milioni di cittadini in meno, e la velocità di questa discesa è tale che Rosstat ha deciso di segretare i dati per tutto il 2025, per evitare sensazioni catastrofiste. Molti demografi indipendenti mettono comunque in dubbio i pochi dati ufficiali disponibili; uno dei più noti come Aleksej Rakša ritiene che l’attuale popolazione della Federazione russa, compresi Crimea e Donbass, non superi i 143 milioni di persone, e quindi senza i “nuovi territori” la Russia oggi fatica a raggiungere i 140 milioni, e con questo ritmo entro il 2100 potrebbe dimezzarsi fino a 70 milioni, comunque non oltre i 120 milioni.
Del resto anche le previsioni ufficiali non sono consolanti, considerando che almeno fino al 2030 il numero degli abitanti continuerà a scendere, e tra vent’anni la popolazione non supererebbe i 130 milioni, sperando nel successo delle campagne di propaganda per la “fertilità giovanile” e senza guardare alle perdite per la guerra e i vari conflitti. Il Consiglio Atlantico di Washington ha pubblicato un articolo di Charlie Walker, uno storico dell’università di Georgetown, che pone una domanda drammatica: “La Russia rimarrà senza russi?”, calcolando che già sui 142 milioni del 2010 l’etnia russa occupava tra i 74 e i 112 milioni.
Il fatto è che le uniche regioni, tra i 100 soggetti federali, in cui si rileva una crescita pur minimale della popolazione, sono le regioni a maggioranza musulmana del Caucaso settentrionale. Ad essi si aggiungono gli immigrati che provengono prevalentemente dall’Asia centrale, anch’essi di prevalente confessione islamica, che pur con tutte le limitazioni degli ultimi anni consistono in circa 200 mila persone che ogni anno ricevono la cittadinanza russa, a fronte di 1 milione di russi di religione ortodossa in meno nella somma demografica. I “valori tradizionali familiari” e la tendenza naturale alla riproduzione sono di fatto sempre più caratteristiche dei musulmani, cittadini russi di etnia non russa.
Secondo l’Amministrazione religiosa dei musulmani di Russia, a tutt’oggi vivono in Russia poco più di 20 milioni di islamici, che nel 2050 dovrebbero superare i 30 milioni, senza contare i migranti lavorativi centrasiatici, mentre i russi in quell’anno scenderebbero a 80 milioni. Se dovessero continuare queste tendenze, entro il 2075 il numero dei russi più o meno ortodossi sarebbe pressoché uguale a quello delle etnie ben più convinte nella professione dell’islam, e la Russia potrebbe lecitamente essere definita un Paese musulmano. I sociologi ufficiali oggi parlano di un 70% dell’intera popolazione che si dichiara cristiana ortodossa, ma la frequenza ai riti religiosi non supera il 3%, mentre i musulmani sono molto più osservanti nelle preghiere ufficiali, quindi in qualche modo già oggi, a livello di pratica religiosa, la Russia è più islamica che cristiana.
La “rinascita religiosa” post-sovietica, nonostante la costruzione e riapertura di moltissime chiese ortodosse di cui il patriarca Kirill si vanta in continuazione, non vede una tendenza all’aumento dei fedeli praticanti ormai da molti anni, soprattutto dall’avvento di Putin sul trono presidenziale, cioè dal giubileo del Duemila. Semmai sono in aumento le pratiche occultistiche, non certo in grado di competere con l’ardente professione della fede islamica, dove all’ultima festa del Kurban-Bayram oltre mezzo milione di fedeli si è radunato nelle due capitali di Mosca e San Pietroburgo, a fronte dei 200 mila ortodossi per la Pasqua.
01/06/2023 08:50




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