All'inizio del nuovo anno il papa ha ricevuto i diplomatici accreditati in Vaticano. Tra i temi affrontati, la “debolezza del multilateralismo”, la guerra "tornata di moda”, lo stato di diritto compromesso. Denunciata la “diplomazia della forza” e l’uso di un linguaggio “sempre più fluido” che ostacola il dialogo. Preoccupazione per la libertà di coscienza e religiosa: "Società libera non impone uniformità”. Ribadita la difesa della vita, dei migranti e dei detenuti; rinnovato appello per il Myanmar.
I 170 cardinali riuniti hanno indicato sinodalità ed evangelizzazione come temi principali. Nessun documento scritto al termine; "prefigurazione" del cammino futuro, basato su ascolto e condivisione. Leone XIV: "Offrire un modello di collegialità". Rilievo alle relazioni dalle Chiese locali, più difficili da consultare. "Non team di esperti, ma comunità di fede".
Leone XIV ha tenuto la prima udienza generale del 2026 in Aula Nervi, con 7mila fedeli. Avviate le riflessioni sui documenti del Concilio. "Cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni", per "realizzare più pienamente la riforma ecclesiale". Questo pomeriggio iniziano i lavori del primo Concistoro straordinario in cui Prevost ha chiamato a Roma i cardinali.
Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della basilica di San Pietro indicando le moltitudini di pellegrini che l'hanno attraversata come i nuovi Magi di oggi. Tra i 33 milioni giunti a Roma, il 7,69% sono venuti dall'Asia e la Cina è stato l'ottavo Paese di provenienza in assoluto. "Dio ci stupirà ancora: se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora".
Leone XIV all'Angelus sugli sviluppi in America Latina: "Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace". Auspicato rispetto di "diritti umani e civili". Sul Giubileo 2025 che chiude tra due giorni: "Speranza è incarnazione di Dio", che chiede "promozione della fraternità e della comunione".
Per il card. Mathieu la fine della guerra dei dodici giorni “non ha allontanato lo spettro della ripresa delle ostilità. La questione, secondo il porporato, non è “se, ma quando”. In previsione della Giornata mondiale la pace resta “ideale e obiettivo” anche in relazione agli “equivalenti ebraico e arabo/persiano”. E che sia reale “nei cuori, nelle comunità e nel mondo”.
Nella festa della Santa Famiglia, Leone XIV ha recitato l'Angelus dal Palazzo Apostolico. L'invito a pregare "per le famiglie che soffrono a causa della guerra". Nel commento al Vangelo: nucleo di Nazareth "nido e culla" di Dio in "mondo dispotico". Sugli "Erode" di oggi: "Non lasciamo che soffochino fiamma d'amore nelle famiglie cristiane".
Le parole di Leone XIV all'Angelus nella festa di Santo Stefano: "Chi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma sempre fratelli e sorelle"
Il messaggio Urbi et Orbi del papa: "Gesù Cristo è la nostra pace, con lui respingiamo l'odio e la violenza". Nello sguardo sul mondo l'appello "a un futuro di riconciliazione" per il Myanmar e l'invito a Cambogia e Thailandia a ritrovare la loro "antica amicizia". Le parole del poeta israeliano Yehuda Amichai per l'invocazione a Dio di una "pace che fiorisca come i fiori selvatici, perché il campo ne ha bisogno".
Prevost ha incontrato cardinali e responsabili dei dicasteri in Vaticano. Ricordata la "voce profetica" di Bergoglio. Dall'Evangelii Gaudium la riflessione su due "aspetti fondamentali" della Chiesa: missione e comunione. Le strutture "non devono impedire il dinamismo dell'evangelizzazione". Autorità chiamate a essere "lievito di fraternità", senza "maschere e sotterfugi".
Oggi, quarta domenica di Avvento, Prevost dopo l'Angelus ha benedetto i bambinelli portati dai giovani di Roma. La statuine andranno in case, scuole e oratori: "Davanti al presepe pregate Gesù anche per le intenzioni del papa". Sul Vangelo del giorno: "Giuseppe uomo fragile e fallibile, come noi". Ma "coraggioso e forte nella fede".
Nella terza puntata del reportage di AsiaNews dal Golfo, mons. Bernardi parla della ricchezza portata da ciascuno nelle celebrazioni di queste comunità cattoliche formate da persone provenienti da tanti luoghi diversi. Molte le sfide: dalla controversia interna ai siro-malabaresi alla formazione per aiutare a non fermarsi al devozionismo. I giubilei locali e quello universale vissuti con “dinamismo e creatività”.
Diffuso il messaggio per la Giornata del 1 gennaio 2026, ispirato alle parole pronunciate subito dopo l'elezione. La denuncia di una "logica contrappositiva che considera una colpa non prepararsi abbastanza alla violenza". La corsa alle armi e la "deresponsabilizzazione dei leader politici e militari". Il richiamo alle parole di sant'Agostino: "Chi ama veramente la pace, ama anche i nemici della pace".
Prevost da piazza San Pietro ha proseguito il ciclo di catechesi per il Giubileo. La vita moderna è segnata da un "movimento costante". Il vuoto interiore sottolinea che "non siamo macchine". Il cuore tende a "Dio Amore", un "tesoro" che si ottiene amando "fratelli e sorelle in carne e ossa". "Presepe continui a far parte del Natale".
Davanti a 6mila tra detenuti, famigliari e operatori penitenziari provenienti da tutto il mondo il pontefice ha rinnovato l’invito a tutti i Paesi a varare un’amnistia per l’Anno Santo.
Nel centenario del Pontifico Istituto voluto da Pio XI nel 1925 il pontefice ha pubblicato una lettera sull'importanza di questa disciplina per la Chiesa. L'archeologia ha un compito "sensoriale" per "toccare, vedere, ascoltare il Verbo fatto carne". Insegna che "nulla di ciò che è stato toccato dalla fede è insignificante". E sostiene la memoria: "Chi conosce la propria storia, sa chi è".
All'udienza generale in piazza San Pietro l'appello del papa ai due Paesi del Sid-est asiatico nuovamente sprofondati nel conflitto. Nella catechesi settimanale la riflessione sulla morte e il suo "valore pedagogico" oltre le rimozioni del nostro tempo. Il monito di fronte al transumanesimo che teorizza il prolungamento della vita attraverso la tecnologia: "La scienza può garantirci che una vita senza morire sarebbe anche una vita felice?".
Prevost ha recitato l'Angelus dal Palazzo Apostolico. "Esprimiamo la nostra gioia", ha detto ai fedeli in piazza San Pietro. "Per la bellezza senza macchia della Madre di Dio". Quello di Maria è un sì "meraviglioso", e può essere emulato "nella preghiera e nelle opere concrete, dai gesti più straordinari ai servizi quotidiani".
Prevost ha ricordato i popoli del Sud e Sud-Est asatico colpiti dal ciclone Ditwah: l'invito a sostenerli "con gesti di solidarietà". Tra i fedeli il cartello "Sri Lanka affonda. Non lasciateci soli". Sul viaggio in Turchia e Libano appena concluso: "Insegna che la pace è possibile, e cristiani possono contribuire a costruirla".
Nell’Henan apre nuove ferite anziché sanarle l’ordinazione episcopale avvenuta ieri. Il vescovo sotterraneo di cui Roma ha accolto la rinuncia è ancora sotto stretto controllo, non ha potuto partecipare alla cerimonia del suo successore e nemmeno la famiglia può vederlo. Il commento di un sacerdote: “Pechino viola lo spirito dell’Accordo. Non è la prima volta che veniamo umiliati. La Chiesa non si sostiene con il potere, ma con la fede”.
La sorprendente accoglienza del popolo libanese, che Leone XIV ha lodato per la “semplicità” della fede. Lo hanno riconosciuto come un “uomo di Dio pieno di zelo e compassione”. Gli sforzi di pacificazione di Beirut con Israele (e Usa). Terra di incontro tra islam e cristianesimo, deve diventare anche la terra pioniera dell’unità cristiana.
La testimonianza portata al Congresso missionario asiatico dall’arcivescovo emerito di Guwahati: “Di fronte ai nazionalisti che ci considerano stranieri, difendiamo i valori dei nostri popoli. Come missionari stiamo facendo ancora troppo poco. Guariamo le memorie negative e costruiamo relazioni profonde nelle quali far entrare Gesù".
Per mons. Palinuro la presenza di Leone XIV ha ridato “entusiasmo” a una comunità cattolica caduta in un clima di “torpore”. Nell’incontro col mondo ortodosso il ritorno “alle origini della fede”, anche se restano le sfide. I gesti semplici del pontefice hanno rimosso “pregiudizi” nei musulmani. L’impegno comune con la diplomazia di Ankara per la pace in Medio oriente.
Ai responsabili libanesi, il papa raccomanda: “Lasciamo cadere le armature delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all'incontro reciproco”. Per il pontefice la pace deve essere sia “obiettivo che mezzo”. In 150mila alla Messa conclusiva sul lungomare. Ieri sera la cena in Nunziatura con alcuni capi religiosi musulmani.
La preghiera silenziosa di fronte al monumento con i nomi delle oltre 200 vittime dell'esplosione del 2020. In ginocchio davanti a un bambino con l'immagine del padre morto nella tragedia. Dopo cinque anni ancora ostacoli alle indagini. La storia di Nation Station, una cucina nata in quei giorni per dare da mangiare a chi aveva perso tutto e che prova a essere laboratorio di futuro.
L'appello di Leone XIV alla pace e al dialogo tra le religioni, incontrando i principali leader cristiani, musulmani e drusi. Il Libano come "potente esempio" di convivenza, pur segnato da crisi economica, instabilità politica e dagli attacchi israeliani. Come san Giovanni Paolo II nel 1980 mette in guardia dai rischi di una sua scomparsa. Ma per alcuni osservatori su quanti minano il Paese coi loro comportamenti è stato anche fin troppo mite.
Leone XIV è arrivato a Beirut dove davanti alle autorità ha rivolto un primo discorso sulla tenacia del Paese dei cedri ma anche sulla sfida di una riconciliazione che vada oltre l’equilibrio tra gli interessi. "La cultura della riconciliazione non può nascere solo dal basso". “Domandatevi: che cosa fare perché i giovani non siano costretti a emigrare?". L'elogio delle donne operatrici di pace perché custodiscono la vita e le relazioni.
Il papa con Bartolomeo I nella divina liturgia per Sant'Andrea, patrono della Chiesa di Costantinopoli. Il partriarca esprime "fervida gratitudine" per la visita papale. Prevost: prendersi cura insieme di "tutta l’umanità e dell’interno creato". Stamane alla Cattedrale Apostolica Armena: "Piena dedizione alla causa dell'unità". Il viaggio apostolico prosegue oggi in Libano.
Il testo comune firmato dal papa e dal patriarca: "Pur allarmati per la situazione internazionale la fede in Gesù che salva ci fa dire che Dio non abbandonerà l'umanità". Ai fedeli l'invito a gioire per i passi avanti nel dialogo. La condanna di chi usa il nome di Dio per giustificare la violenza, l'auspicio della data comune per la Pasqua. In mattinata la visita silenziosa alla Moschea Blu.