La visita a San Pietroburgo del ministro degli esteri Abbas Arakhci ha sancito che l’Iran, con l'invasione dell'Ucraina, si è trasformato in un “fornitore insostituibile” per l’esercito russo, indebolito da problemi di produzione di armi e dalle grandi perdite al fronte. Mentre il know-how di Mosca oggi rende più efficace la navigazione e la precisione degli attacchi con i droni di Teheran.
Al seminario Donskoj della regione di Rostov su disposizione del Sinodo è stato aperto un programma magisteriale sulla dimensione caritativa della Chiesa. Un indirizzo nuovo negli studi teologici ortodossi russi, con un programma che cerca di elaborare un percorso “innovativo”, con metodologie scientifiche oltre che spirituali.
Il filosofo russo Epstein parla di nuova “cortina di ferro” elettronica e digitale. Al crollo del sistema totalitario sovietico emerge un sistema virtuale immenso e avvolgente. Il muro odierno non è facilmente controllabile da un centro di potere assoluto. Si cerca di tappare i buchi e interrompere le connessioni. Lo sfidante di Putin non è più Naval’nyj, ma Durov, fondatore di Telegram.
In quasi vent'anni di attività un progetto promosso da volontari ortodossi ha recuperato oltre 200 chiese e cappelle interamente in legno dal caratteristico stile delle comunità rurali tradizionali. Tra di esse anche la chiesa dell'Ascensione del Signore nel villaggio di Pijala nella regione di Arkhangelsk fondata nel 1654 ed alta ben 45 metri.
Esposte eccezionalmente nella cattedrale del Santissimo Salvatore, le icone della Madre di Dio di Vladimir, detta anche “Madonna della Tenerezza” (Umilenije) e quella detta Donskaja sono entrambe simboli delle vittorie russe. Riportano al grande confronto tra Oriente e Occidente che diede origine alla Rus’, e ha continuato a sostenere le diverse ideologie al potere della Russia fino ai giorni nostri.
Di fronte alla stretta sulle librerie e case editrici per mettere fuori commercio romanzi, saggi o anche classici della letteratura ritenuti oggi a Mosca "sovversivi", alcuni singoli cittadini organizzano piccole biblioteche private per condividere i propri volumi. Le persone si radunano e parlano della guerra, senza nominare l’Ucraina, ma leggendo storie che altrimenti oggi non si troverebbero da nessuna parte.