25/02/2020, 13.00
EGITTO
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È morto Hosni Mubarak, ex presidente travolto dalla Primavera araba

Membro di una famiglia della classe media di provincia, ha governato il Paese più di Nasser e Sadat. Ma, a differenza loro, non è morto al potere. A processo e condannato per l’uccisione di manifestanti e dissidenti, egli è stato prosciolto a distanza di anni. Artefice della lotta contro l’estremismo islamico, in politica estera ha ricucito i rapporti con il mondo arabo.

Il Cairo (AsiaNews) - L’ex presidente Hosni Mubarak, costretto alle dimissioni nella primavera araba del 2011, è morto oggi all’età di 91 anni circondato dai suoi familiari. Suo cognato, il gen. Mounir Thabet, ha dato la notizia spiegando che l’ex presidente era stato ricoverato poco prima all’ospedale militare di Galaa al Cairo. Il capo di Stato Abdel Fatah al-Sisi ha già dato disposizioni per l’organizzazione delle esequie di Mubarak, malato da tempo e di recente sottoposto a un intervento chirurgico, ma che per almeno 30 anni ha guidato il Paese dei faraoni.

Nato il 4 maggio 1928 nel villaggio di Kafr Al-Mousalha, nel governatorato di Menoufia, egli proviene da una famiglia della classe media di provincia, lavoratrice e di stampo conservatore. Il padre era un piccolo funzionario del ministero della Giustizia. Nel 1947 quello che poi sarebbe diventato l’ultimo faraone d’Egitto da il suo ingresso nell’Accademia militare, poi il trasferimento all’Aeronautica dove in tre anni diventa istruttore.

Al potere dal 1981 al 2011, negli ultimi anni in seguito alle vicende processuali era stato colpito da una serie di problemi di natura cardio-vascolare, che ne avevano indebolito il corpo e lo spirito. Secondo alcuni analisti era come se non riuscisse a sopportare la prospettiva di finire i propri giorni dietro le sbarre di una prigione e vedere salire al potere il successore quando era ancora in vita. A differenza dei predecessori Nasser e Sadat, infatti, egli non è morto quando si trovava ancora al potere, pur avendo guidato il Paese per un periodo ben più lungo.

Nel marzo del 2017 la Corte di Cassazione egiziana lo aveva dichiarato innocente dall’accusa di aver partecipato all’uccisione di circa 850 manifestanti e almeno 239 dissidenti durante la rivolta scoppiata fra il 25 gennaio e l’11 febbraio 2011 a piazza Tahrir. La sentenza è giunta alla fine di un lungo procedimento iniziato nel 2012, durante il quale Mubarak si era sempre dichiarato innocente.

Dopo la prima sentenza e la pena all’ergastolo, il caso era stato riaperto due volte. Inoltre, assieme all’assoluzione la Corte ha respinto la richiesta degli avvocati delle vittime di riaprire la causa civile, chiudendolo in modo definitivo la controversia. All’epoca il risultato non aveva sorpreso i parenti delle vittime, considerando i legami fra l’attuale presidente al-Sisi e Mubarak.

Seppur assolto per i reati più gravi a lui contestati, legati ai crimini commessi dal regime del Cairo contro i propri concittadini al tempo della rivolta (in cui sono morti decine di manifestanti), egli è stato però giudicato colpevole per reati minori legati a episodi di corruzione. Per questo il tribunale aveva disposto il divieto di espatrio che, in primo momento, aveva riguardato anche la famiglia. Il 22 febbraio scorso il tribunale ha infine prosciolto i figli Alaa e Gamal Mubarak da ogni accusa. 

Sul fronte interno, i suoi anni al potere sono stati contraddistinti da una dura lotta contro l’estremismo islamico, che nei 30 anni al potere ha però colpito il Paese dei faraoni con una serie di attentati gravissimi, fra cui il massacro di Luxor del 1997 con oltre 60 morti e, due anni prima, l’attentato fallito di Addis-Abeba. Dal 2004 l’Egitto è stato di nuovo al centro di ripetuti attacchi sferrati da al-Qaeda, utilizzati come pretesto per giustificare una repressione durissima nel Sinai e per il mantenimento sine die dello stato di emergenza. 

Salito al potere con l’obiettivo di reprimere l’estremismo islamico, alla sua caduta gli è succeduto - nelle prime elezioni libere - il leader dei Fratelli musulmani Mohammad Morsi, il presidente “democratico” che voleva governare con la sharia (la legge islamica). In politica estera Mubarak ha saputo preservare - almeno sulla carta - il trattato di pace con Israele, visitata una sola volta in occasione dei funerali di Yitzhak Rabin nel 1995. A questo si unisce un rafforzamento dei legami con il mondo arabo, dall’ospitalità offerta a Yasser Arafat al momento della sua espulsione dal Libano nel 1983, fino al sostegno all’Iraq nel conflitto con l’Iran che gli è valso un riavvicinamento con le monarchie del Golfo e il ritorno nella Lega araba nel 1989. 

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