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  • » 12/10/2016, 15.19

    INDONESIA

    “Ahok è blasfemo”: il governatore cristiano di Jakarta al centro della bufera

    Mathias Hariyadi

    Il politico ha chiesto di non utilizzare sure del Corano per scopi diversi da quelli religiosi. I maggiori movimenti islamici del Paese lo hanno accusato di “diffamazione dell’islam”. continua la campagna per screditarlo alle prossime elezioni.

    Jakarta (AsiaNews) – I partiti islamici indonesiani sono divisi nei confronti del governatore di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok”, al centro di uno scandalo blasfemia. Il politico, cristiano di etnia cinese, è finito al centro delle critiche dei musulmani dopo una frase pronunciata il 9 ottobre scorso, quando ha citato la 51ma sura del quinto capitolo del Corano (Al Maidah), usata da alcuni per opporsi alla sua ricandidatura alla elezioni da governatore dell’anno prossimo.

    Ahok ha chiesto di non usare la religione per scopi politici, ma molti musulmani hanno sentito offesa la propria fede. Ieri, il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui) ha chiesto alla polizia di Jakarta di compilare una denuncia contro Ahok per diffamazione del Corano. L’ala giovanile del Muhammadiyah (movimento islamico moderato) ha chiesto la condanna del politico per blasfemia.

    Oggi la situazione si è raffreddata, con il Mui che ha accettato le scuse di Ahok dopo che il governatore ha dichiarato di non aver inteso offendere in alcun modo l’islam. Rimangono però le pressioni di altri gruppi islamici. Lukman Hakim Saiffudin, ministro degli Affari religiosi, ha affermato che un accordo legale è la via migliore per risolvere la disputa. Oggi il ministro si è incontrato con i leader del Mui: “Apprezziamo molto – ha detto – la decisione degli ulema di perdonare Ahok e incoraggiamo tutti i partiti a presentare le loro istanze per un accordo legale”.

    L’Indonesia è uno Stato di diritto, ha aggiunto Saiffudin, “e lasciamo che sia la polizia a risolvere la questione in modo civile, senza che i musulmani siano provocati e fomentati”.

    Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama è uno dei pochi leader politici indonesiani che lotta in prima fila per la libertà di coscienza. Lo scorso giugno si è opposto all’obbligo imposto alle studentesse di Jakarta di indossare il velo islamico. Nel luglio 2015 il governatore di Jakarta ha promosso una battaglia per i diritti civili della minoranza ahmadi, ritenuta eretica dalla maggioranza musulmana sunnita.

    La nuova “gaffe” del governatore ha messo in allarme la coalizione che lo sostiene per le elezioni di febbraio 2017. Durante una conferenza stampa Megawati Soekarnoputri, presidente dell’Indonesian Democratic Party of Struggle (Pdip, secondo partito del Paese), ha consigliato ad Ahok di non parlare più quando accerchiato dai giornalisti.

    Secondo “Polltracking Indonesia”, istituto con base a Jakarta, il governatore della capitale ha già perso gran parte del tasso di approvazione che lo vedeva favorito per un secondo mandato: questo è sceso dal 70% di marzo scorso al 50%.

    La campagna contro Ahok non è l’unica compiuta dai leader islamici indonesiani contro politici o funzionari non musulmani. Oggi decine di ulema hanno espresso il loro rifiuto all’installazione del nuovo capo della polizia della provincia di Banten (East Java), perché non di fede islamica. 

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