22/07/2011, 00.00
BHUTAN – ONU
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“Il prodotto interno lordo della felicità” per la prima volta nell’agenda Onu

Inventato dal governo del Bhutan, l’indicatore è stato proposto come alternativa da affiancare agli indici basati su sviluppo economico e produttività. Primo ministro bhutanese: “vogliamo convincere i leader mondiali che la felicità è un fattore determinante per tutti i Paesi e per tutti gli esseri umani”.
Timphu (AsiaNews/ Agenzie) – “Il Pil della felicità”, principale caratteristica dell’economia del Bhutan, entra nella agenda dell’Assemblea generale dell’Onu, che potrebbe inserirlo fra gli indicatori di sviluppo. Nei giorni scorsi, attraverso una risoluzione informale, l’Onu ha invitato i suoi membri a compiere delle indagini sul livello di percezione della felicità fra la popolazione, prendendo come esempio il Gross National Happines (Gnh) bhutanese. Lo scopo è creare in futuro degli indici economici che tengano conto non solo della produzione e del Prodotto interno pro-capite, ma anche del livello di soddisfazione morale dei cittadini.

Lhatu Wangchuk, ambasciatore del Bhutan alle Nazioni unite, ha sottolineato che questo è un primo passo per un entrata ufficiale dell’indice nel circolo dell’economia mondiale. “La nostra idea – ha affermato – è quella di diffondere il concetto di felicità fra i membri dell’Onu, perché pensiamo che indicatori come il Pil non sono sufficienti per rispondere ai bisogni umani”.

Inventato nel 1972 dall’allora 16enne re Jigme Singye Wangchuck, il Gnh si basa su quattro pilastri: lo sviluppo sociale equo e sostenibile, la sostenibilità ambientale, la promozione della cultura e delle relazioni, ed il buon governo. Questi pilastri fondamentali sono poi stati divisi dal Centro studi per il Bhutan in nove categorie di riferimento, per un totale di 72 indicatori. Essi includono aspetti sia "oggettivi" che "soggettivi" della valutazione del benessere economico: l'utilizzo del tempo, il benessere psicologico, lo stato di salute, la vitalità della comunità, la varietà culturale e la sua resilienza, il livello d'istruzione, il tenore di vita, il buon governo, e la varietà ambientale con la relativa resilienza. Dal 2007, ad una parte del popolo bhutanese è stato sottoposto un questionario di più di 70 pagine per offrire un quadro della situazione del Paese attraverso la redazione di questi indici.

Secondo Jigmi Y Thinley, Primo ministro bhutanese, "ci possono essere dei fattori culturali che possono portare a pensare che la ricerca della felicità è rilevante solo per alcuni settori della società umana". "Noi – ha affermato il premier alla stampa locale - vogliamo dimostrare e convincere i leader mondiali che la felicità è un fattore determinante per tutti i Paesi e per tutti gli esseri umani. Il raggiungimento della felicità è la cosa più meritevole che un uomo può fare”. Per Thinley, da secoli i modelli economici si basano di fatto sull’avidità umana che hanno portato i Paesi a concentrarsi sulla massimizzazione del profitto e sul desiderio di possesso e consumo. “Lo sviluppo economico a tutti costi – ha affermato - sta generando una serie di calamità e problemi che sono contro l’uomo”.
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