04/01/2020, 08.00
IRAQ - IRAN - USA
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A Baghdad i funerali del gen. Soleimaini. Il vice è il nuovo leader della forza Qods

Khamenei promette una “vendetta durissima” e nomina Esmail Qaani alla guida della milizia. Zarif parla di “atto di terrorismo internazionale”. Trump rivendica l’operazione e spedisce altre 3500 truppe nell’area. Decine di migliaia in piazza a Teheran promettono di vendicare l’assassinio. Preoccupazione fra le cancellerie internazionali.

Baghdad (AsiaNews) - Si sono svolti questa mattina a Baghdad i funerali del potente generale iraniano Qasem Soleimani, capo delle forze speciali iraniane Qods, e dell’irakeno Abu Mahdi Al-Muhandis, leader Pmu (le Forze di mobilitazione popolare irachene). Entrambi sono rimasti uccisi nella notte di venerdì, durante un raid a colpi di missili e droni sferrato dagli Stati Uniti nei pressi dell’aeroporto internazionale della capitale irakena, dove viaggiava il convoglio di auto con a bordo i due alti militari. Nell’operazione, che ha innescato una feroce protesta nella Repubblica islamica, grave preoccupazione fra le cancellerie internazionali e soddisfazione lungo l’asse Washington-Tel Aviv-Riyadh, sarebbero morte almeno cinque persone. 

In una nota pubblicata sui social le Pmu riferiscono che le esequie di entrambi si sono tenute alle 10 ora locale. Ai funerali “ufficiali”, spiega il comunicato, ha fatto seguito una funzione “popolare” all’ingresso della Zona Verde a Baghdad. I vertici delle milizie sciite filo-iraniane hanno invitato “tutti gli irakeni” a partecipare. 

Ieri, intanto, decine di migliaia di iraniani si sono riversati nelle vie e nelle piazze di Teheran e altre città, denunciando quello che definiscono il crimine americano e intonando slogan e canti fra cui “Morte all’America”. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha definito l’attacco un “atto di terrorismo internazionale”, che ha scatenato l’immediata reazione dei mercati con il prezzo del petrolio cresciuto in poche ore del 4%.

Secondo alcune fonti, non confermate, sarebbe stata Israele a fornire le coordinate per l’attacco all’alleato statunitense e portare così a termine una missione in programma da tempo. 

L’operazione militare rischia di imprimere una ulteriore escalation fra Washington e Teheran, con il rischio di conflitto aperto. Le due nazioni, fra le quali non vi sono relazioni diplomatiche, sono già protagoniste di guerre per procura dalla Siria all’Iraq, fino allo Yemen. Ad accelerare la crisi, il ritiro unilaterale degli Usa dall’accordo nucleare (Jcpoa) unito alla politica di massima pressione con le sanzioni e il recente assalto di milizie filo-Teheran all’ambasciata Usa a Baghdad. 

Il leader supremo iraniano Ali Khamenei ha promesso una “vendetta durissima” in risposta all’uccisione di Soleimani, che raddoppierà la “resistenza” contro Stati Uniti e Israele. Il grande ayatollah guiderà domani una cerimonia funebre, per commemorare il generale ucciso con un missile lanciato da un drone. Nel frattempo la massima carica religiosa del Paese ha nominato Esmail Qaani, finora numero due delle Forze Qods, alla guida della formazione paramilitare. 

Sul fronte statunitense, a distanza di alcune ore il presidente Usa Donald Trump - che ha ordinato in queste ore l’invio di altre 3500 truppe nella regione mediorientale - ha difeso l’operazione sottolineando che “avremmo dovuto farlo fuori [Qasem Soleimani] anni fa”. Egli, ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca in questi giorni nella residenza Mar-a-Lago in Florida, “è il responsabile della morte di migliaia di americani” e “stava progettando di ucciderne molti altri. Non glielo abbiamo permesso…”. 

Restano invece le divisioni nel panorama internazionale, con la Russia che definisce l’ attacco un “omicidio” e un “passo folle” compiuto dagli Stati Uniti. Il gruppo filo-sciita libanese Hezbollah invoca vendetta, mentre il premier irakeno Adel Abdul Mahdi condanna un “assassinio” che rischia di innescare una “pericolosa escalation” nella regione. Domani il Parlamento irakeno si riunirà in seduta straordinaria per discutere della questione.

Sul fronte diplomatico, un portavoce del segretario generale Onu Antonio Guterres afferma che il mondo “non può sopportare” un’altra guerra nel Golfo. Per Israele, invece, gli Stati Uniti hanno esercitato il “diritto” di difesa; il premier ad interim Benjamin Netanyahu ha elogiato l’azione di Trump definendola “rapida, di forza e decisa”. Intanto nel Paese l’allerta è ai massimi livelli e il gabinetto di emergenza si è riunito ieri per discutere i provvedimenti da adottare nei prossimi giorni. 

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