22/01/2018, 12.43
PAKISTAN
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Abbottabad, nella città di Osama bin Laden riaprono sei chiese

di Kamran Chaudhry

I luoghi di culto erano stati chiusi a dicembre, dopo l’attentato alla chiesa metodista di Quetta. Le comunità si ritrovano in abitazioni o in locali presi in affitto. Manca ancora la conferma ufficiale da parte delle autorità provinciali.

Lahore (AsiaNews) – Il governo provinciale di Khyber Pakhtunkhwa (nel nord-ovest del Pakistan) ha concesso la riapertura di sei chiese domestiche ad Abbottabad, la città conosciuta in tutto il mondo per essere stata il covo di Osama bin Laden. Ad AsiaNews p. Arshad Nayer, della chiesa cattolica di san Pietro Canisio, riferisce: “Anche se la notizia ci è arrivata per telefono da Ravi Kumar, coordinatore per le minoranze del chief minister, siamo ancora in attesa della nota ufficiale. Per questo ho suggerito ai pastori interessati di celebrare le preghiere della domenica nelle chiese chiuse, per suscitare una reazione del governo”.

Ad Abbottabad vivono circa 400 famiglie cristiane, di cui 75 cattoliche. Le chiese interessate dal provvedimento sono: chiesa dell’Assemblea di Dio, chiesa Presbiteriana unita, chiesa pentecostale Emmanuel, chiesa del Regno di Dio e due chiese evangeliche. I luoghi di culto cristiani erano stati chiusi per motivi di sicurezza dopo l’attentato del 17 dicembre alla chiesa metodista di Quetta, nel quale sono morte 9 persone e altre 57 rimaste ferite.

P. Nayer spiega che “tutte le chiese, considerate illegali dal governo, non erano registrate presso il Dipartimento Auqaf [che si occupa del mantenimento di importanti monumenti religiosi e luoghi sacri, ndr] ed erano collocate in edifici residenziali o affittati. La polizia lamentava che non avrebbe potuto garantirne la sicurezza se fosse successo qualche inconveniente nelle aree abitative”. Poi fa notare che “per le moschee non è necessario ottenere il ‘Certificato di non opposizione’ [richiesto alle organizzazioni nazionali o internazionali per operare in una determinata regione, ndr] da parte dei governi provinciali. La stessa politica deve essere adottata anche nel caso delle chiese”.

Tra coloro che ieri hanno accolto la provocazione di celebrare i riti nelle chiese chiuse, il rev. Sadiq Masih, pastore della chiesa Presbiteriana unita. Egli riferisce di aver offerto una preghiera di ringraziamento e di aver “ricevuto il decreto di ingiunzione della chiusura [del luogo cristiano] dopo la messa per il Nuovo Anno. È nostro dovere legalizzare al più presto il nostro status. Il lavoro di Dio non può fermarsi”.

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