18/12/2017, 12.18
PAKISTAN

Quetta, pastore della chiesa metodista: I fedeli imploravano la misericordia di Dio (Video)

di Kamran Chaudhry

Il racconto dell’attentato alla Bethel Memorial Methodist Church nelle parole del rev. Simon Bashir. Prima gli spari nel compound, poi "le persone colpite alla testa che si accasciavano sui banchi". Il figlio di Salman Taseer: “Cliniche della morte sostenute da estremisti interni e finanziate con la riscossione delle tasse dalle stesse vittime”.

Lahore (AsiaNews) – “All’improvviso ho sentito gli spari nel compound della chiesa. I fedeli sono stati presi dal panico e imploravano piangendo la misericordia di Dio. Pochi istanti dopo, un’esplosione alla porta e le finestre sono andate in frantumi. Alcune persone sono state ferite dai detriti della bomba. Quelli che sono stati colpiti alla testa, si sono accasciati sui banchi della chiesa”. È il racconto dell’attentato di ieri alla Bethel Memorial Methodist Church di Quetta (provincia pakistana del Balochistan), nelle parole del suo pastore Simon Bashir. Ad AsiaNews egli riporta che quando ha sentito gli spari dei terroristi stava distribuendo la comunione. Poi la devastazione (v. video).

Nell’attacco di ieri – perpetrato da due presunti affiliati allo Stato islamico – sono morte nove persone, comprese quattro donne, e altre 57 sono rimaste ferite. L’edificio, crivellato di proiettili, è stato recintato dalle autorità. Oggi pomeriggio il pastore celebrerà un servizio liturgico per le vittime.

Il rev. Bashir ringrazia “i nostri giovani volontari e il personale della polizia, che hanno impedito ai terroristi di entrare nella sala gremita da oltre 400 fedeli, compresi 80 bambini del catechismo. Stiamo ancora aspettando la visita dei rappresentati del governo, mentre oggi dovrebbe venire il chief minister del Banochistan, Sanaullah Zehri”.

La tragedia ha già avuto i primi effetti: smorzare la gioia delle celebrazioni per il Natale in tutto il Paese. La Cecil and Iris Chaudhry Foundation (Cicf) ha cancellato il programma in calendario per oggi al Cicf Education Center di Youhanabad, Lahore. Michelle Chaudhry, la presidente, afferma: “Siamo affranti, feriti e arrabbiati. Ancora una volta lo Stato del Pakistan ha fallito nel proteggere la vita e le proprietà dei suoi cittadini. Chiediamo al governo di individuare i responsabili. Quante altre vite dobbiamo perdere? Quante altre famiglie saranno distrutte?”. “Governo federale e provinciale insieme – aggiunge – devono unire le forze e lavorare all’unisono su una strategia che sconfigga il massacro di esseri umani causato dal terrorismo”.

Netta condanna delle violenze anche da Shaan Taseer, figlio di Salman Taseer, l’ex governatore del Punjab assassinato per aver criticato la “legge nera” sulla blasfemia e per aver difeso Asia Bibi, la madre cristiana detenuta con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto. Sul suo profilo Facebook, insieme ad una foto dell’albero di Natale nella chiesa metodista attaccata, scrive: “Continui attacchi sistematici e coordinati come questo sono resi possibili grazie ad un sistema ben finanziato e protetto d’istituti di reclutamento e indottrinamento [presenti] in tutto il Pakistan, come Dar Aloom Binori Town Karachi, Akhora Khattack KPK e Laal Masjid Islamabad. Questa rete di cliniche della morte non vive nelle torbide ombre dello spionaggio internazionale o dei sotterfugi, ma [opera] alla luce del sole nelle città pakistane ed è protetta dalla polizia e dalle forze paramilitari, pagate con la riscossione delle tasse da coloro che essi uccidono. I comandanti di queste cliniche, come Sami Ul Haq e Abdul Aziz [imam della ‘mosche rossa’ di Islamabad che invita a talebanizzare il Pakistanndr], hanno legami con tutti e tre i principali partiti politici”. “È un insulto all’intelligenza della nazione – conclude – pensare che questa struttura del genocidio, che esiste in piena luce, difesa e giustificata dalla nostra leadership civile e militare, sia la macchinazione di un potere esterno. L’auto-illusione potrebbe essere l’equivalente di quanto successo ai tedeschi, che durante il Terzo Reich credevano che Auschwitz fosse una cospirazione anglo-francese”.

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