08/08/2005, 00.00
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Al via i colloqui per la nuova costituzione irakena

La scadenza per l'elaborazione del testo è il 15 agosto. Tra i punti all'ordine del giorno, l'autonomia dei curdi e il rapporto fra lo Stato e le religioni.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Il 15 agosto scade il termine fissato per la nuova costituzione irachena. Ieri si è tenuto il primo di una serie di incontri serrati fra i leader politici irakeni, a casa del presidente Jalal Talabani – curdo – a Baghdad.

Sul tavolo vi sono una serie di questioni ancora irrisolte: lo status del Kurdistan irakeno, i rapporti fra le religioni e lo Stato; la ripartizione delle ricchezze petrolifere fra lo Stato e le regioni; la lingua; il nome ufficiale da dare al Paese e i diritti delle donne. I curdi, la seconda forza parlamentare dopo gli sciiti, sostengono l'idea federalista sulla scia dell'autonomia amministrativa di cui hanno iniziato a godere nel 1991, dopo la Prima Guerra del Golfo. Per questo la "Repubblica Federale d'Iraq" è il nome che i rappresentanti curdi vogliono dare al Paese. I curdi, inoltre, chiedono la riannessione alle loro province di Kirkuk, città ricca di petrolio "arabizzata" da Saddam Hussein (ipotesi alla quale si oppongono gli iracheni di etnia araba, sciiti e sunniti). Tra le altre richieste dei curdi vi è il riconoscimento ufficiale del curdo accanto all'arabo come lingua ufficiale.

Tra gli sciiti – il primo gruppo religioso del Paese – dell'Alleanza Unita Irachena c'è chi sostiene l'idea di una "Repubblica Federale Islamica d'Iraq" con l'arabo come unica lingua ufficiale e l'islam come fonte costituzionale di prim'ordine. Diverse sono le posizioni fra gli sciiti stessi: da chi sostiene l'idea di una repubblica islamica, come il Consiglio Superiore della Rivoluzione Islamica, a chi ha posizioni molto più moderate, come il premier Jafaari e il suo predecessore Allawi. La volontà di un Iraq in cui l'Islam abbia un ruolo importante (ma non unico) è stata espressa nei giorni scorsi anche dall'ayatollah Alì Sistani – di posizioni moderate – in un incontro con il premier Jafaari.

Per quanto riguarda i sunniti – il secondo gruppo religioso dopo gli sciiti – essi soffrono di una forte frammentazione politica. Sono tornati al tavolo costituzionale dopo averlo lasciato per protesta contro l'assassinio di 3 loro rappresentanti nella commissione che redige il testo, il 19 luglio all'uscita di un ristorante della capitale. Tra le proposte in campo, i sunniti sostengono la necessità di trattare l'ipotesi federalista eventualmente solo dopo il ritiro degli americani, a costituzione già approvata, come dichiarato da Kamal Hamdan, rappresentante sunnita al parlamento nazionale.

I cristiani, che rappresentano il 3% della popolazione (solo l'1% degli irakeni sono cattolici battezzati) sono rappresentati da 2 dei circa 70 commissari che stanno elaborando la costituzione. Essi lavorano – insieme ad altre personalità laiche - contro l'ipotesi di uno Stato confessionale. Mons. Rabban al Qas, vescovo di Amadiyah e di Arbil, in una recente intervista ad AsiaNews ha dichiarato che "la presenza dei curdi e quella dei sunniti saranno un freno a qualunque repubblica islamica".

Il presidente Talabani ha dichiarato che degli incontri fra i leader politici iniziati ieri "continueranno fino a che non raggiungeremo un accordo comune".

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