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  • » 29/12/2016, 10.56

    SIRIA

    Aleppo “liberata”: fosse comuni e prove di crimini contro l’umanità



    In una fossa ritrovati i corpi di 21 persone uccise nei quartieri orientali della città. Fra questi vi sono anche cinque bambini e cinque donne. Accuse incrociate di violenze, violazioni ai diritti umani ed esecuzioni sommarie di civili. Mosca e Damasco contro i governi occidentali che avrebbero coperto i massacri perpetrati dai jihadisti e ribelli.  

     

    Aleppo (AsiaNews) - Aleppo liberata dalla presenza jihadista continua a rivelare il volto infernale degli occupanti che per oltre quattro anni e mezzo hanno dominato una parte della città e l’alto prezzo pagato dai civili rimasti ostaggi sotto il loro controllo. Secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale siriana Sana, le autorità governative hanno appena scoperto un’altra fossa comune contenente le salme di 21 persone, uccise nei quartieri est di Aleppo. Dietro le uccisioni vi sarebbero dei “gruppi terroristi”, secondo la terminologia usata dalla stampa siriana riferendosi ai jihadisti salafiti e ai ribelli a loro associati. 

    La sera del 25 dicembre i medici legali citati da Sana, fra il quali il dottor Zahr Hajjo, hanno confermato che fra i corpi vi sono “cinque bambini e cinque donne”. Le vittime di questa carneficina inspiegabile sono state ritrovate in una “delle carceri amministrate dai gruppi terroristi nei quartieri di Sukkari e Al Kallassé”. Esse sono state “giustiziate con colpi di arma da fuoco” secondo quanto precisato dall’agenzia stessa. 

    La città di Aleppo ha ritrovato la pace in seguito a un inaspettato accordo fra la Russia, alleata del governo siriano, e la Turchia, alleato e sostenitore dei gruppi jihadisti e ribelli. Il patto ha portato all’evacuazione dei combattenti, diretti verso la provincia di Idlib, bastione di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] e dei gruppi jihadisiti. Il gruppo di fuoriusciti era composto da 35mila uomini armati, accompagnati dai loro familiari, su un totale di circa 250mila abitanti che componevano il settore orientale di Aleppo, ora liberata dalla componente jihadista. 

    Nei giorni precedenti l’evacuazione, le Nazioni Unite affermavano di aver ricevuto notizie credibili relative all’esecuzione di almeno 82 civili, dei quali 11 donne e 13 bambini, accusando del massacro le forze pro-governative. In risposta, il 26 dicembre il ministero russo degli Affari esteri denunciava la scoperta di “fosse comuni contenenti decine di cadaveri di siriani giustiziati in via sommaria e (di vittime) che avevano subito torture selvagge”. 

    Interpellato dalla stampa russa, il generale Igor Konachnkov, portavoce del ministero russo della Difesa, ha sottolineato che “la maggior parte di loro è stata uccisa con colpi di arma da fuoco e che molti corpi non erano interi”, ma presentavano mutilazioni diffuse. 

    I giornali di Mosca hanno poi aggiunto che queste violazioni, documentate con prove circostanziate, devono servire “ai protettori europei a Londra e a Parigi dei cosiddetti oppositori”. I governi occidentali, ha aggiunto, devono prendere “coscienza di chi sono i loro protetti, affinché riconoscano le loro responsabilità nelle crudeltà” commesse dai ribelli e dai jihadisti. L’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh), Ong con base a Londra e una rete di informatori sul territorio, ha confermato la notizia del ritrovamento il 25 dicembre per le strade di Aleppo est di persone uccise senza però essere in grado di “precisare come siano state uccise queste vittime”. Molti Paesi occidentali avevano accusato la Russia e il governo siriano, i quali hanno condotto raid aerei durante le operazioni di liberazione dei quartieri est di Aleppo occupati dai jihadisti e dai ribelli. Mosca e Damasco avrebbero “perpetrato crimini contro l’umanità”. Ora il Cremlino e il governo siriano respingono al mittente queste accuse e parlano apertamente di “carneficine di civili commesse dai terroristi grazie al sostegno dei Paesi occidentali”. (PB)

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