27/06/2017, 08.09
SIRIA
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“Aleppo più bella”: cristiani e musulmani ripuliscono la città

L'iniziativa promossa in collaborazione con il governatorato della città. Dalla pulizia dei marciapiedi al ripristino delle attività. P. Ibrahim: rendere più bella la città simbolo del conflitto siriano è una “sfida” che “unisce” fedeli di tutte le religioni. E una “opportunità” rinnovare “quel meraviglioso mosaico che è la nostra società. Al via anche il centro estivo per 860 bambini. 

 

Aleppo (AsiaNews) - Restituire a nuova vita quella che per lungo tempo è stato l’epicentro del conflitto siriano; mettersi alle spalle morte, distruzione, scontri fra fazioni ed opposti estremismi che hanno diviso la città in due parti in guerra fra loro; far risorgere dalla polvere e dalle macerie una rinnovata idea di bellezza, di pulizia, di ordine perché la pace passa anche attraverso la sistemazione di strade, case, negozi e piccole attività. Con questo spirito la comunità cattolica latina, in collaborazione con il governatorato della seconda città per importanza della Siria, un tempo capitale economica e commerciale del Paese, ha lanciato il progetto “Aleppo più bella” (nelle foto). 

Il programma ha preso il via nei giorni scorsi, con una solenne cerimonia presieduta da p. Ibrahim Alsabagh, 44enne francescano, guardiano e parroco della parrocchia latina di Aleppo, nell’area antistante la chiesa. Alla funzione hanno partecipato anche i rappresentanti di governo, musulmani, in una cerimonia dal forte carattere interreligioso. 

Il primo gesto compiuto da quanti hanno aderito all’iniziativa (autorità e semplici cittadini), racconta il sacerdote ad AsiaNews, è stato “la verniciatura dei bordi dei marciapiedi”. “E sono state le autorità stesse - aggiunge il religioso - a dare la prima pennellata” a strade e vie che portano ancora ben evidenti i segni del conflitto. 

Rendere “Aleppo più bella” come sottolinea lo slogan dell’iniziativa, aggiungono i promotori, è una “preoccupazione” e una “sfida” che “unisce” sia i cristiani che i musulmani; perché, come hanno sottolineato a più riprese i leader islamo-cristiani della città, non sono le religioni ad alimentare la guerra e la fede è fonte di pace, di rinascita, di convivenza armoniosa. 

Secondo i membri della parrocchia, questo progetto “ci rende una sola nazione, una sola famiglia, a prescindere dalla nostra religione o dalle nostre convinzioni”. “Inoltre - aggiunge p. Ibrahim - ci siamo resi conto fin da subito del fatto che questa iniziativa è una buona opportunità per recuperare o rinnovare quel meraviglioso mosaico che è la nostra società”. 

“Lottiamo con amore per la nostra città martire - prosegue - con il desiderio di promuovere la riconciliazione” in una realtà che resta pur sempre “ferita e lacerata”. Ed è ancora più importante farlo oggi perché “il bene sia contagioso” e possa dunque essere trasmesso e diffuso. 

Da qui l’invito, partito dalla comunità cattolica locale, e che si è esteso nel tempo a tutte le chiese, agli scout cristiani, ai movimenti ecclesiali e, infine, a tutti gli abitanti della città, cristiani o musulmani, senza distinzioni di fede. “La parrocchia latina - aggiunge p. Ibrahim - si è occupata anche dei costi del progetto e ha acquistato tutta l’attrezzatura necessaria”. 

Raccontando i primi giorni dell’iniziativa, il sacerdote riferisce che “tutti i giovani della nostra parrocchia”, insieme a “uomini e donne di buona volontà, in totale più di 200 persone, armati di pennelli, secchielli e vernice” sono andati “alla conquista della città… per renderla più bella”. Il progetto continuerà anche nei prossimi giorni, seguendo una direttiva ben precisa: i volontari saranno suddivisi in squadre, ciascuna delle quali composta da 10 persone e un capogruppo. Il territorio interessato ai lavori di pulizia sarà diviso in settore e a ogni squadra saranno assegnate alcune vie e strade. 

Al contempo la parrocchia ha avviato un “centro estivo” per i bambini, all’insegna del motto “Con Gesù, portiamo il colore nella mia vita”. Centinaia di bambini (circa 860 secondo le ultime stime) fra i quattro e i 15 anni aderiscono all’iniziativa, con un numero che si è triplicato negli ultimi anni. Per due mesi i giovani potranno praticare numerose attività, dalla danza allo sport, dalla musica alle arti. Attraverso queste “piccole azioni” e questi “piccoli gesti”, conclude p. Ibrahim, potremo “ricostruire insieme la nostra città e la nostra società”, sfruttando il “grande potenziale” che è racchiuso nella Chiesa e nella comunità cattolica della città. Ed è “nostro dovere e nostra missione condividere questo grande potenziale” e contribuire al benessere di tutti i nostri fratelli e di tutte le nostre sorelle che vivono con noi nel nostro Paese, nella nostra città e nella nostra società”.

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