21/03/2016, 08.59
GIORDANIA - ISRAELE - PALESTINA
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Amman: Basta violenze sulla Spianata delle Moschee, mettiamo delle telecamere

Hayel Daoud, ministro giordano degli Affari islamici, afferma che verrà realizzato un “centro di controllo”. Le immagini diffuse online per “documentare tutte le aggressioni e le violazioni di Israele”. In passato la polizia israeliana aveva boicottato il progetto di video-sorveglianza, bloccando l’installazione. 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Nei prossimi giorni le autorità giordane installeranno delle telecamere di sicurezza attorno alla moschea di al Aqsa, per monitorare eventuali “violazioni” di Israele al luogo sacro. Nell’ottobre scorso anche il segretario di Stato americano John Kerry ha sostenuto il posizionamento di telecamere alla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme est, per cercare di fermare l’ondata crescente di violenze attorno all’area. 

Il progetto di controllo elettronico è emerso durante l’incontro fra il capo della diplomazia statunitense, il re di Giordania Abdullah II e il leader palestinese Mahmoud Abbas. Pieno consenso alla proposta è giunto anche dal Primo Ministro di Israele Benjamin Netanyahu. 

Tuttavia i responsabili dell’Organizzazione preposta alla tutela dei beni religiosi (Waqf), cui è affidata la custodia del luogo sacro (al Aqsa e Cupola della Roccia), hanno denunciato un’azione di boicottaggio della polizia israeliana, che ha di fatto bloccato l’installazione. 

Hayel Daoud, ministro giordano degli Affari islamici, afferma che verrà realizzato un “centro di controllo” per la video-sorveglianza del complesso. Le immagini verranno diffuse online per “documentare tutte le aggressioni e le violazioni di Israele”, aggiunge il ministro, il quale precisa che all’interno delle moschee non vi saranno telecamere. 

Da tempo l’area della Spianata delle moschee è al centro della tensione fra israeliani e palestinesi, con ripetuti scontri fra le parti. Nel settembre scorso le forze di sicurezza israeliane hanno compiuto un raid nella moschea di al-Aqsa, commettendo violenze sui fedeli. I disordini nell’area - già in passato teatro di scontri fra palestinese e israeliani - sono divampati a poche ore dall’inizio delle celebrazioni per il Rosh haShana, il Capodanno religioso, uno dei tre previsti dal calendario ebraico.

L’Organizzazione preposta alla tutela dei beni religiosi (Waqf), cui è affidata la custodia del luogo sacro, ha denunciato l’espulsione operata dalle forze di sicurezza israeliane delle guardie poste sulla spianata dalla Giordania, che vigila sul luogo santo secondo lo status quo del 1967. 

Gli scontri ad al Aqsa hanno generato una nuova ondata di violenze (l’intifada dei coltelli) che ha causato sinora 198 morti fra i palestinesi, 28 vittime israeliane, due americani, un cittadino eritreo e un sudanese. 

Da anni i fondamentalisti ebraici indicano il Monte del Tempio come uno dei luoghi da “riconquistare” per ricostruire un nuovo tempio sulle rovine delle moschee e accedere al sito anche per la preghiera, oggi vietata. Un progetto sconfessato, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali, dal governo israeliano che afferma di non voler cambiare lo status quo. Di contro, per i musulmani è sacro perché luogo in cui Maometto è assunto in cielo, dalla roccia posta in cima al monte. Infine, il luogo è caro anche ai cristiani per le numerose visite di Gesù al tempio. 

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