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  • » 19/03/2015, 00.00

    INDONESIA

    Anche bambini indonesiani nelle fila dello Stato islamico, la società civile si ribella

    Mathias Hariyadi

    In un filmato al vaglio dell’intelligence si vedono giovani fra gli 8 e gli 11 anni alle prese con un addestramento “militare”. Un ragazzino si dichiara pronto “alla guerra santa” per “annientare i nemici di Allah”. La Siria terreno di battaglia per gli estremisti indonesiani. Si suicida il padre di una delle giovani fermate in Turchia nei giorni scorsi.

    Jakarta (AsiaNews) - Alti ufficiali, intelligence, governo e società civile in Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, sono in allarme per la diffusione di un video in cui si vedono bambini fra gli 8 e gli 11 anni addestrati dalle milizie dello Stato islamico per combattere il jihad. A destare particolare sconcerto nell'arcipelago un'immagine che ritrae un ragazzino (nella foto) di chiara nazionalità indonesiana che giura fedeltà ai miliziani e si dichiara "pronto ad andare alla guerra santa, per annientare i nemici di Allah".

    Nel video, della durata di due minuti, vi sono diversi ragazzi intenti a marciare, mentre urlano a gran voce il desiderio di diventare "guerrieri di Dio". Verso la fine un ragazzino di circa 10 anni ammette di saper sparare e, con orgoglio, di saper smontare e rimontare "con facilità" un AK-47. 

    Le forze dell'intelligence indonesiana sono impegnate ad analizzare ogni singolo frame del filmato, pubblicato su internet. Il capo della sezione, gen. Norman Marciano, non conferma l'identità del giovane e la sua nazionalità, anche se ammette che sono in corso verifiche. Sconosciuta, al momento, anche l'area in cui è stato girato il filmato e che è teatro dell'addestramento dei giovani jihadisti. 

    Intanto si è suicidato il padre di una delle ragazze arrestate dalle autorità turche nei giorni scorsi, perché stavano cercando di entrare in modo illegale in Siria per unirsi alle milizie dello Stato islamico. L'uomo, originario di Bandung nel West Java, si è ucciso ingerendo un liquido tossico.

    Secondo quanto riferisce Chep Hernawan, figura di primo piano dell'estremismo indonesiano, di recente almeno 156 cittadini indonesiani - provenienti da diverse città dell'arcipelago - sono stati reclutati per la Siria e combattere il jihad. Il leader islamista ha inoltre aggiunto che inviare "combattenti" in Medio oriente è anche un modo per rendere più sicura l'Indonesia, perché impedisce di "perpetrare attacchi suicidi o missioni jihadiste sul suolo domestico. A oggi - conclude - è la Siria il nostro campo di battaglia". 

    Come riferito in passato da AsiaNews, movimenti fondamentalisti e leader islamici locali hanno trovato ispirazione nelle gesta dei combattenti sunniti e intendono sostenere la lotta per la creazione del Califfato islamico, che ormai si è esteso anche all'Asia. Cellule estremiste e membri attivi nel reclutamento sono presenti tanto in Indonesia, il Paese musulmano più popoloso al mondo, quanto nella vicina Malaysia; i suoi membri sono già operativi sul territorio nella preparazione di attentati e attacchi mirati contro pub, disco e birrerie "sognando il califfato islamico". Finora non vi sono dati ufficiali sul numero di cittadini di nazionalità indonesiana che hanno deciso di arruolarsi fra le fila dei jihadisti in Siria e Iraq; tuttavia, secondo alcune stime fornite dalla polizia vi sono almeno 30 persone che oggi combattono per i terroristi, la maggior parte dei quali sono "ex detenuti e criminali". 

     

     

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