01/05/2015, 00.00
SINGAPORE
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Arcivescovo di Singapore: dalla scuola alla sanità, cattolici artefici del futuro della nazione

Nella sua lettera pastorale mons. Goh ricorda papa Francesco, secondo cui la politica è fonte di “carità” se a servizio del “bene comune”. Egli ricorda il contributo della minoranza cristiana nei vari ambiti, in un periodo di passaggio per la città-Stato che da poco ha perso il fondatore. Testimoniare fede e valori evangelici nella vita quotidiana.

Singapore (AsiaNews) - Come ha sottolineato papa Francesco in un’omelia a Santa Marta la “politica”, secondo la Dottrina sociale della Chiesa, è “una delle forme più alte di carità”, perché è “al servizio del bene comune”. Per questo dobbiamo considerare il mondo e la società “come arene in cui i cattolici esprimono la loro fede in azione, per annunciare secondo il Vangelo i valori di cui ci facciamo promotori”. È quanto afferma nel suo messaggio ai fedeli l'arcivescovo di Singapore, mons. William Goh Seng Chye, il quale ricorda che “è nostro preciso dovere cristiano contribuire in prima persona alla costruzione della nazione”.  

Nella lettera pastorale pubblicata sul sito dell’arcidiocesi il prelato ricorda che “la Chiesa è stata strumento e artefice dello sviluppo di Singapore”. Egli ricorda i vari settori in cui i cattolici sono presenti e attivi, dall’educazione alla sanità, fondando centri e istituti che hanno contribuito a far emergere la nazione dalle periferie del mondo e trasformarla in motore trainante. “Ancor più importante - aggiunge mons. Goh - [la Chiesa] ha aiutato a forgiare la morale e i valori della nostra società”.  

Di recente Singapore è stata scossa dalla scomparsa di Lee Kuan Yew, morto lo scorso 23 marzo all’età di 91 anni. Fra quanti hanno reso omaggio alla sua figura vi sono monaci buddisti, suore cattoliche, disabili, immigrati e giovani che hanno appreso sui libri o in famiglia la storia del “padre-padrone” della Tigre asiatica. Ora la nazione è guidata dal figlio, Lee Hsien Loong, il quale ha raccolto l’eredità paterna gestendo un Paese diviso fra rapida crescita economia, boom nell’export e profonde divisioni sociali, unite ai problemi legati alla natalità zero e alla gestione dell’immigrazione. 

Rivolgendosi ai fedeli in un momento cruciale per il futuro del Paese, l’arcivescovo di Singapore avverte che “i cristiani hanno la responsabilità morale di essere buoni cittadini”. E come cattolici, aggiunge, abbiamo il compito di “costruire il Regno di Dio sulla terra, sviluppando questa nazione che chiamiamo patria”. Seppur minoranza, i cattolici possono infatti contribuire al “progresso morale” della società diffondendo “le buone virtù di carità e compassione” e promuovendo valori evangelici quali “rispetto della vita, dell’integrità, giustizia, uguaglianza, armonia”. E non dobbiamo dividere, avverte, “la fede dalla vita” quotidiana.

Infine, il prelato non risparmia parole di fuoco contro quanti restano inerti di fronte al bisogno e alle necessità, criticando i leader, le istituzioni, i governi senza fare nulla per contribuire a migliorare in prima persona la situazione a vantaggio “della famiglia, della comunità, del Paese e del mondo”.

A Singapore i cattolici sono oltre 200mila, pari al 5% circa del totale della popolazione; fra le religioni, la più diffusa è il buddismo col 43%; seguono i cristiani col 18% del totale, islam 15%, induismo e taoismo 11 e 5%. La Chiesa locale vive una fase di crescita e dinamismo, che hanno portato alla recente apertura di un seminario teologico, definito una vera e propria "pietra miliare" per la comunità locale.

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