03/01/2011, 00.00
PAKISTAN
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Asia Bibi ancora in carcere. Il governo arretra sulla legge contro la blasfemia

di Jibran Khan
Il ministro per gli Affari Religiosi tenta di placare i partiti islamici e annuncia che il governo non vuole modificare la controversa legge. Scontri fra manifestanti islamici e polizia vicino alla casa del Presidente pakistano Asif Ali Zardari. Si attende che l’Alta corte di Lahore fissi la data dell’appello per la cristiana condannata a morte.

Lahore (AsiaNews) – Asia Bibi attende ancora, in carcere, che l’Alta corte di Lahore decida la data del suo appello contro la condanna a morte per blasfemia emanata nel novembre 2010. E nell’imminenza di una crisi governativa i partiti religiosi islamici aumentano le pressioni contro il governo per impedire modifiche alla controversa legge sulla blasfemia. In un tentativo di alleggerire la pressione, il governo ha annunciato in termini chiari che non ha nessun piano per eliminare o emendare la legge sulla blasfemia. In una dichiarazione fatta davanti all’Assemblea Nazionale il 1° gennaio il ministro per gli Affari Religiosi Khursheed Shah ha detto che il governo non è responsabile della proposta di un parlamentare del Pakistan People Party (PPP) per modificare la legge. La parlamentare Sherry Rheman ha iscritto in Parlamento questa proposta di modifica. “Il governo non ha intenzione di eliminare la legge sulla blasfemia…assicurare il rispetto del Santo profeta  è parte della nostra fede”, ha dichiarato Kursheed Shah.

Il ministro ha assicurato le minoranze che il governo prenderà i passi necessari per assicurare che la legge non venga usata in maniera impropria contro di loro. Le proteste dei partiti islamici sono cominciate quando il presidente Asif Ali Zardari ha annunciato l’intenzione di graziare Asia Bibi, una cristiana condannata a morte su accuse manipolate. Il governo in precedenza aveva indicato di voler emendare la legge,e  aveva formato un comitato a questo scopo, guidato dal ministro per le Minoranze Shabahz Bhatti .

Uno sciopero nazionale di protesta contro le proposte di  modifica della legge ha avuto luogo il 31 dicembre 2010 organizzato dai partiti radicali islamici. I manifestanti hanno cercato di raggiungere la residenza del presidente Zardari a Karachi, hanno tirato pietre e  sono stati respinti dalla polizia con gas lacrimogeni. Gridavano slogan contro Asia Bibi e la parlamentare Sherry Rheman, e in difesa di Maometto: “Sacrificheremo le nostre vite, salveremo la santità del profeta”. Il dott. Nazir Bhatti, presidente del  Pakistan Christian Congress, ha criticato duramente gli slogan cantati dai radicali, e anche il silenzio dei parlamentari cristiani durante le dichiarazioni del ministro per gli Affari Religiosi. “E' vergognoso che non abbiano avuto il coraggio di uscire dall’aula, ma abbiano ascoltato in silenzio la sconfessione del ministro”, ha dichiarato.

Continua intanto la campagna di AsiaNews: salviamoasiabibi@asianews.it

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