08/03/2005, 00.00
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Attivista cattolico: la Malaysia sfrutta gli immigrati stranieri

Il governo di Kuala Lumpur ora minaccia l'Indonesia: no ai ritardi sui permessi di regolarizzazione, altrimenti nessun lavoro per lavoratori indonesiani.

Kuala Lumpur (AsiaNews) – "La verità è che no ci siamo mai interessati davvero della reale situazione dei lavoratori stranieri clandestini, ma solo della loro manodopera a basso costo che essi ci garantiscono". È la dura accusa che Joachim F. Xavier, un attivista cattolico per i diritti umani , lancia alla società malaysiana sulla scottante questione dell'immigrazione clandestina.

La scorsa settimana è scattata una retata contro i lavoratori stranieri illegali in Malaysia, allo scadere di un'amnistia governativa concessa per la loro regolarizzazione. Stime ufficiose indicano che durante i 4 mesi di amnistia circa 450 mila stranieri illegali sono usciti dal paese, ma ne restano 400 mila. Le maggior parte degli immigrati proviene da Indonesia e dalle Filippine. Kuala Lumpur ha delegato a 300 mila civili armati il compito di rimandare in patria gli stranieri illegali. Dopo le prime espulsioni uomini d'impresa  e industriali malaysiani hanno denunciato "gravi perdite" di manodopera nei settori nei quali gli stranieri erano impiegati, in particolare piantagioni agricole e industria edilizia. Gli stranieri svolgono in genere lavori mal pagati che gli abitanti locali non vogliono più svolgere. Secondo dati del governo, il 90% degli impiegati nell'edilizia e il 60% nelle piantagioni sono, ad esempio, indonesiani.

Xavier, membro dell'Ufficio per lo sviluppo della diocesi di Penang - l'ente cattolico più attivo nell'emergenza clandestini – denuncia il disinteresse della Malaysia per la reale situazione dei lavoratori stranieri mentre invece riceve da loro ricchezza e guadagno: "Noi siamo interessati solo alla nostra economia, agli affari e al benessere della nostra società" scrive Xavier. "Ma siamo ciechi rispetto alle atrocità che essi devono sopportare e alle ingiustizie di una legge che invece di proteggerli, li vittimizza".

Anche la polizia indonesiana sfrutta gli emigranti, permettendo loro di trasferirsi solo dietro pagamento di tangenti, anche se la loro documentazione è in regola.

La corruzione esiste anche fra i datori di lavoro malayisiani. L'attivista cattolico Xavier sottolinea come le norme sul lavoro illegale siano sempre disattese a svantaggio dei lavoratori. E mentre gli stranieri vengono espulsi, i datori di lavoro corrompono le autorità preposte al controllo del "lavoro nero". L'attivista cattolico chiede che venga finalmente applicata la legge sul lavoro illegale che prevede una multa di 50.000 ringgit (10 mila euro) e pene fino a 12 anni di carcere per i capi che assoldano manodopera illegale. (LF)
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