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  • » 15/06/2015, 00.00

    ONU - ASIA CENTRALE

    Ban Ki-moon in Asia Centrale: Il rispetto dei diritti umani, chiave per la pace



    Il Segretario generale Onu invita le autorità di Bishkek a terminare le indagini sugli scontri etnici del 2010. L’Uzbekistan deve cessare lo sfruttamento del lavoro nei campi di cotone. Il Turkmenistan deve consentire l’accesso di osservatori indipendenti nelle carceri del Paese.

    Ashgabat (AsiaNews) - Combattere ogni forma di violenza, promuovere il rispetto della dignità, dei diritti umani e della partecipazione politica, creare pari opportunità. È questo il senso del messaggio lanciato da Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, al termine della 5 giorni di visita (dal 9 al 13 giugno) nei Paesi dell’Asia Centrale.

    Prima tappa del viaggio ufficiale è stato il Tajikistan, dove l’alto rappresentante dell’Onu ha partecipato al meeting internazionale “Water for life (2005-2015)” organizzato a Dushanbe per accrescere l’attenzione nei confronti delle difficoltà nell’approvvigionamento idrico e nei servizi igienici. “L’accesso ad acqua potabile non contaminata e ai servizi igienici - ha detto Ban Ki-moon - rientra tra le più alte priorità dello sviluppo a livello mondiale. Ma esistono altre importanti questioni riguardanti i diritti umani”. Come quelli affrontati nella seconda tappa del viaggio - il Kazakhstan - dove Ban ha posto l’accento sulla lotta all’estremismo religioso e a tutti i conflitti militari. Egli ha dichiarato: “I leader religiosi hanno un ruolo capitale durante i tumulti, dal momento che essi possono offrire un collante di valori in grado di tenere unita la comunità e un terreno comune per ottenere la pace”.

    È negli ultimi tre Paesi visitati - Kyrgyzstan, Uzbekistan e Turkmenistan - che l’uomo politico ha espresso la massima attenzione nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. In Kyrgyzstan Ban Ki-moon ha invitato il governo di Bishkek a portare a termine le indagini sugli scontri etnici tra la maggioranza kyrgyza e la minoranza uzbeka avvenuti ad Osh nel giugno 2010, che causarono 400 morti, 2mila feriti e 400mila sfollati. Ancora oggi non sono stati individuati i colpevoli delle violenze. Secondo il rappresentante dell’Onu, “il Parlamento deve essere il guardiano nazionale dei diritti umani di ogni cittadino, a prescindere da sesso, genere, orientamento sessuale o religione. Il governo poi ha il compito fondamentale di promuovere l’armonia tra le diverse etnie e il rispetto dei diritti di tutti, compresi quelli delle minoranze”. Un pensiero particolare va alle donne e ai loro diritti “sistematicamente violati”.

    La denuncia più forte è contro le autorità di Tashkent. Il Segretario infatti ha invitato il presidente uzbeko Islam Karimov a porre fine allo sfruttamento del lavoro nei campi di cotone e al maltrattamento dei prigionieri. “Il presidente Karimov ha sottolineato l’importanza dello stato di diritto. Ma la legge contenuta nei libri deve diventare realtà nella vita delle persone”. L’Uzbekistan è tra i maggiori produttori ed esportatori a livello mondiale di cotone. Ogni anno si registrano continui episodi di sfruttamento del lavoro dei minori, costretti a lavorare durante il periodo del raccolto. È di poche settimane fa la notizia dell’arresto e della tortura di una nota attivista, seviziata dalla polizia per aver condotto indagini anche sul lavoro forzato degli adulti, tra cui medici e insegnanti. Attivisti internazionali riportano la presenza di migliaia di prigionieri politici e religiosi nelle carceri uzbeke, dove vengono utilizzati di frequente metodi feroci di tortura.

    Della condizione della violazione dei diritti umani nelle carceri, Ban Ki-moon ha parlato anche in Turkmenistan, ultima tappa del viaggio in Asia Centrale. In particolare, egli ha richiesto al presidente Berdymukhammedov di permettere l’accesso di osservatori indipendenti per accertarsi della condizione dei prigionieri.

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