20/05/2019, 14.47
BANGLADESH
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Bangladesh, Chiesa e laici lavorano per la protezione dei minori

di Sumon Corraya

Nel Paese manca una legge in materia. Attivisti e leader ecclesiastici si sono incontrati per definire una politica che funga da modello sia per le istituzioni cristiane, sia nella società. L’Ong World Vision rivela che l’82% dei bambini subisce abusi. Una suora: “Anche non avere cibo o non giocare è una forma di violenza”.

Dhaka (AsiaNews) – Lavorare insieme affinchè ai bambini sia garantito un ambiente sano in cui vivere e crescere, in famiglia e nella società, le giuste cure mediche, lo svago necessario e il cibo adeguato. È con questi obiettivi che lo scorso 18 maggio si sono riuniti a Dhaka vescovi, fedeli cattolici e attivisti laici. I partecipanti hanno riscontrato l’urgenza di definire una politica sulla protezione dei minori, che funga da linea guida prima di tutto nelle istituzioni cristiane, e poi nella società in generale.

Il tema della protezione dei minori è un argomento caro a papa Francesco, che ha voluto una conferenza in Vaticano proprio per discutere delle modalità per prevenire gli abusi all'interno della Chiesa. L’incontro di Dhaka era organizzato dalla Commissione Giustizia e pace (Ec-Jp) della Conferenza episcopale del Bangladesh e da World Vision, una Ong che lavora per il benessere dei minori in tutto il mondo. Per le istituzioni ecclesiastiche, era presente il card. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, e quattro vescovi, oltre a circa 75 persone tra cattolici, sacerdoti e suore.

Mons. Gervas Rozario, presidente della Ec-Jp, ha dichiarato: “In Bangladesh tanti bambini sono privati dei diritti umani fondamentali a causa di scarse cure mediche, malnutrizione e mancanza d’istruzione. Inoltre sono esposti a gravi forme di violenza fisica e mentale a casa, nei luoghi di lavoro e negli spazi pubblici”. Il card. D’Rozario ha sottolineato che “la Chiesa cattolica è impegnata a creare un ambiente sano e protetto per i piccoli”. Poi ha esortato a cooperare con la Ong, con lunga esperienza in materia.

Chandan Gomes, direttore dei programmi di World Vision, accoglie con favore la disponibilità delle associazioni che fanno capo alla Chiesa e suggerisce alcuni campi di lavoro. “Abbiamo notato – dice – che i media riportano numerosi casi di stupro nei confronti dei minori. Alcuni di questi non vogliono andare a scuola proprio perché hanno paura di fare lunghi tragitti a piedi, altri temono di essere perseguitati all’interno della stessa scuola. Per questo il governo dovrebbe approvare un codice di condotta nelle aule scolastiche”. L’attivista riporta: “Le nostre ricerche mostrano che l’82% dei bambini è vittima di violenza e il 65% delle bambine subisce abusi sessuali da parte di parenti. I bambini sono sensibili come i fiori: se vengono feriti nell’infanzia, non lo dimenticheranno per il resto della vita”.

P. Liton Gomes, segretario della Ec-Jp, rivela che il Bangladesh non ha una legislazione in tema di protezione dei minori. Poi ammette che “in molte scuole cattoliche gli insegnanti picchiano gli alunni. Abbiamo bisogno di una strategia per fermare le violenze”.

Sr. Asha Virginia Gomes, preside della Greenherald International School (dei missionari saveriani), aggiunge: “Tante ragazze di famiglie benestanti ci rivelano di essere picchiate dai padri se non ottengono alti risultati agli esami. Il teatro delle violenze è la famiglia. Allo stesso tempo, in molti ostelli gestiti dalla Chiesa gli studenti non mangiano in maniera adeguata, non hanno svaghi a sufficienza. Anche questa è una forma di violenza”.

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