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  • » 14/07/2005, 00.00

    CINA – UNIONE EUROPEA

    Barroso a Pechino per lanciare un "partnerariato strategico"



    Ma il ministro degli Esteri cinese: "Discuteremo della rimozione del bando europeo sulla vendita delle armi". L'on. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo: " Ulteriore gesto di confusione".

    Pechino (AsiaNews) - Torna a farsi scottante la questione dell'embargo europeo di armi alla Cina, della quale si è parlato già prima dell'inizio della visita del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso a Pechino, dove è arrivato questa mattina per una visita ufficiale di 5 giorni. Scopo del viaggio,come da lui dichiarato in una conferenza stampa avvenuta ieri a Bruxelles, "sviluppare un partenariato strategico" fra l'Unione Europea e la Cina.

    Barroso ha in agenda oggi un incontro con il primo ministro cinese Wen Jiabao mentre domani dovrebbe incontrare il capo di Stato Hu Jintao. In partenza Barroso ha dichiarato: "E' nell'interesse della Cina e dell' Europa realizzare un partenariato molto forte, per rispondere alle sfide globali che si presentano". Il presidente della Commissione ha poi specificato che entrambe le entità "hanno tutto da guadagnare in un rafforzamento delle relazioni politiche nell'ambito di settori cruciali come i diritti dell'uomo, la non proliferazione atomica, l'antiterrorismo e l'immigrazione".

    Li Zhaoxing, ministro degli Affari esteri di Pechino, ha sottolineato però che uno degli argomenti che saranno trattati nel corso degli incontri sarà quello della fine dell'embargo alla vendita di armi, inizialmente prevista per la fine di giugno ma rimandata a tempo indeterminato in seguito alle pressioni americane ed all'opposizione politica di una parte degli euro-parlamentari.

    Sulla questione della rimozione del bando l'on. Mario Mauro, vice-presidente del Parlamento europeo, dichiara ad AsiaNews: "Ritengo la visita di Barroso in Cina un ulteriore gesto di confusione delle istituzioni europee e del Parlamento europeo in particolare rispetto al problema del rapporto fra Europa e resto del mondo. Dico confusione perché l'interpretazione data dal ministro Li la dice lunga sul contenuto di quei colloqui". Secondo l'on. Mauro, infatti, "al termine della visita ognuno dichiarerà di aver parlato di ciò che gli interessa. In realtà le strutture burocratiche della Commissione continueranno a portare avanti questo progetto insensato di rimuovere il bando sulle armi".

    Il vice-presidente del Parlamento europeo spiega poi che "il presidente Barroso ha in mano una mia nota che è la stessa sulla quale si basa la mia richiesta di fare in Parlamento una discussione d'urgenza sui rapimenti e sulle ingiuste detenzioni di sacerdoti e vescovi cattolici in Cina". La nota richiama la situazione espressa dalla campagna di liberazione di vescovi e sacerdoti lanciata il 5 marzo da AsiaNews, alla quale l'on. Mauro ha aderito. "Purtroppo – conclude – queste stesse strutture burocratiche e molti gruppi politici si oppongono alla discussione parlamentare di questa questione".

    In una risoluzione sulla politica estera e della sicurezza comune dell'Ue, approvata il 14 aprile, il Parlamento europeo chiede all'Ue di non revocare l'embargo sulla vendita di armi alla Cina, "prima che questa non compia passi concreti sulle questioni diritti umani e Taiwan". Al punto 32 della risoluzione, passata con 431 voti favorevoli, 85 contrari e 31 astenuti, l'Europarlamento "deplora che le relazioni con la Cina abbiano registrato progressi soltanto in ambito commerciale ed economico, senza alcuno sviluppo di rilievo per quanto riguarda i diritti dell'uomo e la democrazia". Per questo gli eurodeputati hanno invitato in quell'occasione il Consiglio a "non revocare l'embargo sulla vendita di armi e a individuare soluzioni per agevolare il dialogo, allentare la tensione e incoraggiare il disarmo tra le due sponde dello Stretto".

    L'embargo è stato imposto dall'Ue alla Cina dopo la brutale soppressione delle proteste per la democrazia di piazza Tiananmen, nel giugno 1989. Diversi paesi fra cui Germania, Francia, Italia premono da tempo per la fine dell'embargo.

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