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  • » 13/03/2017, 15.38

    TURKMENISTAN

    Bloccata la costruzione del più grande gasdotto turkmeno. Peggiora la crisi del Paese



    La “linea D” avrebbe dovuto attraversare Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgyzstan per poi giungere nella Cina. Avrebbe dovuto trasportare in Cina circa 30 miliardi di metri cubi di gas turkmeno all’anno.

    Ashgabat (AsiaNews/Agenzie) – La costruzione del più grande gasdotto turkmeno è stata sospesa fino a data da destinarsi. Secondo il progetto, la “linea D” sarebbe stata la prima a mettere in comunicazione esclusiva Il Turkmenistan (lo Stato estrattore) e la Cina (il Paese consumatore). Avrebbe dovuto attraversare Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgyzstan per poi giungere nella Cina nordoccidentale. Nessuno dei Paesi attraversati avrebbe ricevuto gas dal Turkmenistan, ma avrebbero guadagnato milioni di dollari in tasse di transito. La linea avrebbe dovuto trasportare in Cina circa 30 miliardi di metri cubi di gas turkmeno all’anno. Al momento, dal Turkmenistan partono tre gasdotti – le linee A, B e C – che attraversano Uzbekistan e Kazakhstan prima di arrivare in Cina. Queste linee sono utilizzate anche da Tashkent e Astana per vendere gas alla Cina.

    La sospensione della costruzione è stata decisa dopo anni di tentati accordi fra i Paesi che avrebbero dovuto collocare sul proprio suolo la linea D. Il 2 marzo la China National Petroleum Corporation e l’Uzbekneftegaz hanno deciso di rinviare sine die la costruzione del gasdotto. Nel 2014, anche i governi del Kyrgyzstan e del Tajikistan avevano avuto problemi e divergenze sulla costruzione e la gestione della linea e sulle zone in cui collocarla.   

    Per l’economia del Turkmenistan, la decisione di non costruire più la linea D è un duro colpo che aggrava ancora di più la crisi economica del Paese, la peggiore degli ultimi 25 anni. L’economia turkmena è in gran parte basata sulle esportazioni di gas, i cui prezzi hanno subito un forte calo negli ultimi tre anni e alimentato la depressione. Ad aggravare la situazione vi sono diversi fattori, in primo luogo i miliardi di dollari di debiti accumulati con la Cina per la costruzione di impianti di estrazione e gasdotti. Poi vi è anche il problema della Russia, che all’inizio del 2017 ha cancellato il proprio contratto di fornitura con il Turkmenistan e rinegoziato accordi commerciali con Uzbekistan e Kazakhstan, anch’essi Paesi estrattori ed esportatori di gas naturali. La società russa Gazprom, ha raggiunto un accordo con i due governi per acquistare gas a 140 dollari Usa ogni 1000 metri cubi di gas, mentre il Turkmenistan richiedeva alla Russia la somma di 240 dollari Usa per ogni migliaio di metri cubi di gas. Infine, all’inizio dell’anno e con la fine dell’inverno, anche l’Iran ha cancellato i propri contratti di provvigione di gas turkmeno e ha iniziato ad investire nella produzione interna di energia elettrica, tanto che è probabile che dal prossimo anno Teheran non avrà più bisogno di importare gas. Oggi, la Cina rimane l’unico compratore di gas del Turkmenistan.

    A causa della difficile reperibilità di statistiche affidabili sull’industria estrattiva in Turkmenistan, è complicato delineare un profilo economico nazionale del Paese, ma si pensa che nel 2016 esso abbia esportato in Cina circa 30 miliardi di metri cubi di gas. Al presente, Pechino compra gas turkmeno a circa 185 dollari Usa ogni 1000 metri cubi.

    Il presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedov parla spesso dei progetti con i quali intende risollevare l’economia del Paese. Fra essi vi è la costruzione di un gasdotto che metta in comunicazione Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India (Tapi). Esso dovrebbe trasportare fino a 33 miliardi di metri cubi di gas. Sebbene non vi siano prove dell’inizio dei lavori, la costruzione del segmento turkmeno del Tapi è già stata annunciata da Ashgabat e dal governo pakistano a inizio marzo.  Secondo Berdimuhamedov, il Tapi sarà completato nel 2019, ma a inizio marzo il governo pakistano ha già anticipato che la propria sezione di gasdotto subirà un ritardo di almeno un anno. Un altro problema che ostacola il progetto è la costruzione del tratto di gasdotto in Afghanistan, una tratta di circa 700 chilometri in un Paese da anni colpito da conflitti interni e attentati.

    Nessuno sembra parlare più del progetto del gasdotto Trans-caspio, concepito con l’obiettivo di trasportare circa 30 miliardi di metri cubi di gas verso l’Europa dell’Est.

     

     

     

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