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  • » 03/01/2018, 12.46

    PAKISTAN

    Blogger prosciolti dall’accusa di blasfemia, ‘arma politica per interessi di parte’

    Shafique Khokhar

    Lo scorso anno i radicali islamici erano riusciti a intentare il processo per “blasfemia sui social network”. “Pericoloso gioco del governo che usa falsi casi”. Alcune proposte di modifica del Codice penale.

    Islamabad (AsiaNews) – Il caso dei cinque intellettuali e blogger scagionati dall’accusa di blasfemia in Pakistan “è la prova e riconferma che l’uso diffuso della legge sulla blasfemia ha come unico scopo quello dell’abuso per rancori personali, come conflitti economici, esproprio di terre, discriminazione sul luogo di lavoro, vendette familiari”. Lo afferma ad AsiaNews Naveed Walter, presidente di Human Rights Focus Pakistan (Hrfp). L’intellettuale interviene sulla notizia del proscioglimento dei cinque attivisti rapiti e ricomparsi lo scorso anno, contro cui radicali islamici erano riusciti a far aprire un processo per oltraggio all’islam sui social network.

    Walter sottolinea che l’Alta corte di Islamabad ha riaffermato che i blogger “sono innocenti”. Propone inoltre una serie di pratiche procedurali per prevenire abusi futuri della “legge nera” sulla blasfemia, così come avanzate dalla Commissione nazionale per i diritti umani. Tra queste: “Emendare la sezione 156-A del Codice di procedura criminale (CrPC) in modo da includere le offese legate alla blasfemia (295-B, 298-A, 298-B and 298-C del Codice penale pakistano) e ridurre i procedimenti per false accuse; assicurare l’effettiva applicazione della sezione 156-A (le indagini per una denuncia ex art. 295-C devono essere condotte da un funzionario non più basso in grado dell’SP [sovrintendente di polizia, ndr]); i procuratori devono essere in buona fede e agire in maniera imparziale; i processi per blasfemia devono essere condotti dai giudici di sessione; per tutti i casi di offese legate alla blasfemia deve essere previsto il rilascio su cauzione”.

    Secondo Aamir Kakkazai, scrittore musulmano, “i cinque intellettuali sono stati falsamente accusati. È pericoloso per la società che il governo si presti a questo gioco, utilizzando falsi casi di blasfemia per i propri interessi. Questo incidente conferma il desiderio dell’amministrazione di controllare i social media. Chiediamo al governo di mostrare un minimo di tolleranza nei confronti di coloro che criticano le sue politiche”.

    Per Hamza Arshad, un altro scrittore di religione islamica, “la scomparsa dei blogger ha provocato un putiferio, non tanto per la violazione dei diritti, quanto per le accuse di blasfemia. Persino alcuni gruppi dei media e della società civile si interrogavano sul loro rapimento. Tutti gli indizi mostravano il coinvolgimento delle più alte spie. Non appena la questione è diventata incandescente, è arrivata una valanga di accuse fragorose. La blasfemia aleggiava nell’etere, a risvegliare tutti i demoni assetati di sangue. Grazie a Dio, non c’è stato alcun danno grave, ma gli accusatori non hanno lasciato nulla d’intentato”. “Ora che le autorità hanno ammesso la loro innocenza, qualcuno metterà in dubbio le malelingue?”.

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