26/02/2016, 11.14
THAILANDIA
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Buddisti e cattolici thai contro la pena di morte: Non serve ad evitare i crimini

di Weena Kowitwanij

L’abate buddista Phra Paisal Visalo commenta l’appello di papa Francesco a favore dell’abolizione della pratica: “Studi in tutto il mondo dimostrano che i crimini calano una volta tolta la pena capitale. Per la nostra religione ‘non uccidere’ è il primo e principale comandamento”. Sacerdote: “Chi sbaglia è giusto che sia punito dallo Stato, ma bisogna sempre dare una possibilità di redenzione”.

Bangkok (AsiaNews) – La pena di morte “non protegge dai crimini né provoca una loro riduzione. Ricerche compiute in tutto il mondo mostrano invece che i Paesi che hanno cancellato la pena capitale hanno assistito ad una drastica diminuzione dei reati gravi”. È quanto afferma ad AsiaNews Phra Paisal Visalo, abate del tempio buddista Wat Pa Sukato, nel nord-est della Thailandia, che esprime la sua opinione a seguito dell’appello di papa Francesco del 21 febbraio scorso per l’abolizione della pena di morte e la moratoria della condanne durante il Giubileo della Misericordia.

Phra Paisal Visalo è un accademico, scrittore e praticante del Dharma. Egli spiega che “uccidere o distruggere una vita è contro la dottrina buddista. È il primo e il più importante dei precetti. Un buddista non dovrebbe uccidere né danneggiare una vita, perchè crede che ci siano metodi migliori per risolvere i problemi”. Una riduzione dei crimini, spiega Phra Paisal, “può essere ottenuta con misure restrittive che tolgano la possibilità ai colpevoli di commettere ulteriori crimini. Inoltre, lo sviluppo economico e sociale è una strada per incoraggiare le persone a fare qualcosa di buono, diminuendo l’inclinazione al delitto”.

Il buddismo, spiega il monaco Phramaha Supachai, crede che una persona, se educata in modo adeguato, sia in grado di sviluppare sé stessa e che la risoluzione dei problemi vada affidata alla legge del Karma piuttosto che alla vendetta.

La Thailandia prevede la pena di morte in casi estremi, come omicidio o traffico di droga. La società thai è divisa sull’argomento: ogni volta che si compie un’esecuzione, molti fanno appello ai diritti umani, mentre altri tollerano la pratica per questioni di sicurezza. Dal 2003, il plotone di esecuzione è stato sostituito dall’iniezione letale. L’ultima esecuzione risale al 2009, quando a morire sono stati due trafficanti di droga.

Anche la Chiesa thai si batte da sempre per l’abolizione della pena di morte. P. Watchasilp Kritcharoen, direttore delle Pontificie Opere Missionarie, afferma: “Se si commette un crimine è giusto ricevere una punizione adeguata secondo le leggi dello Stato, affinché sia garantita la stabilità e la sicurezza. La Chiesa cattolica è contro la pena capitale, anche se riconosce che in occasione di crimini estremi sia necessario applicarla secondo le leggi governative”. Il sacerdote auspica l’utilizzo di “misure differenti che rispettino la vita umana e che diano al detenuto una possibilità di correggere i propri errori e diventare una persona migliore”.

 

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