01/12/2004, 00.00
giornata mondiale dell'aids - india
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Camilliani tra i malati terminali di Aids, "come una madre verso i suoi figli"

I religiosi del centro Snehadaan considerano "un privilegio" poter servire i malati sieropositivi.

Bangalore (AsiaNews) – "Il nostro lavoro con i malati di Aids è la nostra vita: cerchiamo di seguire l'esempio del nostro fondatore, san Camillo de' Lellis, che ha dedicato la sua vita agli ammalati sull'esempio di Cristo". Parla da Bangalore padre John Sam, camilliano indiano, uno dei padri che lavorano nel centro Snehadaan, a 23 km da Bangalore, nello stato del Karnakata (sudest dell'India). Il centro camilliano, che il lingua locale significa "Dono d'amore", può accogliere 52 persone affette dall'Aids: qui gli ammalati vengono accolti e curati, ma in particolare viene dato loro la possibilità di vivere in pienezza anche gli ultimi tempi della loro malattia.

Il morbo dell'Aids ha fatto la sua comparsa nel Karnakata nel 1998: 1,5% della popolazione adulta è infetta dal virus e i casi di Hiv diagnosticati sono 23mila, ma le stime parlano di almeno 600 mila persone sieropositive; nell'80% dei casi si tratta di persone fra i 20 e i 40 anni. In tutta l'India le persone contagiate dall'Aids sono 6 milioni e si prevede che nei prossimi 6 anni arriveranno a 10 milioni.

Aperto nel 1997, il centro Snehadaan accoglie in modo particolare i malati terminali sieropositivi, quelli che i padre camilliani definiscono "i malati più dimenticati nella società indiana". I religiosi considerano la missione di curare questi malati "un nostro privilegio". 

Finora a Snehadaan ci si è presi cura di 600 ammalati, di cui 200 sono morti. "Ci preoccupiamo anzitutto di dare una cosa sola ai nostri ospiti: l'amore" afferma p. Sam. "Cerchiamo di guardare loro come una madre guarda ai propri figli". Oltre all'assistenza sanitaria e al collegamento con il vicino ospedale di St. Johns a Bangalore, Snehadaan offre aiuto alle famiglie degli ammalati; il personale prende a cuore anche i riti funerari dei defunti, un fatto importante per la vita di una persona nella cultura indiana.

Il lavoro dei camilliani è molto apprezzato dalla gente del posto e dal governo locale: "In India è molto difficile che un istituto privato riceva aiuti dallo stato" sottolinea il religioso. "Il governo però riconosce il nostro impegno per questi malati ai margini della società e ci ha concesso fondi e corsi per i nostri operatori. Questo è un segno di quanto il nostro lavoro sia riconosciuto e apprezzato". (LF)

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