25/02/2010, 00.00
TURKMENISTAN
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Carceri turkmene, si muore di tubercolosi, bustarelle per sopravvivere

Nel Rapporto sulle prigioni, curato da avvocati e attivisti pro-diritti, è descritta una situazione di continua vessazione. Mancano spazio, cibo, medicine, ma se hai soldi puoi avere alcool, droga, telefoni cellulari. Frequenti abusi sessuali sulle detenute, che cercano la fuga anche col suicidio.

Ashgabat (AsiaNews/Agenzie) – Nelle carceri turkmene mancano cibo e medicine e si muore per malattie infettive come la tubercolosi. Ma se hai soldi, puoi avere anche alcool, droghe, telefoni cellulari. Nel “Rapporto sulle carceri turkmene”, pubblicato a inizio febbraio, l’Associazione indipendente dei legali del Turkmenistan e la Turkmen Initiative for Human Rights esaminano 22 istituzioni penitenziarie e descrivono una situazione di illegalità diffusa e di sistematica violazione dei diritti dei detenuti.

Il Turkmenistan ha un’elevata percentuale di detenuti, rispetto agli altri Stati dell’Asia centrale, con 543 detenuti ogni 100mila abitanti (è di 348 in Kazakistan, 285 in Kirghizistan e 80-90 nell’Unione Europea). Molti crimini sono collegati a problemi sociali come la disoccupazione, le scarse opportunità di lavoro e sociali per i giovani e la diffusione di stupefacenti. Del resto, come nota il rapporto, il governo “non riconosce l’elevato tasso di disoccupazione e, di conseguenza, non adotta misure per abbassarlo”.

“Le prigioni e le colonie turkmene –rileva il rapporto- ospitano un numero di persone oltre il triplo della capienza prevista”. Le prigioni ricevono fondi commisurati alla capienza ufficiale, non al numero effettivo e molto maggiore dei reclusi, per cui scarseggia ogni cosa necessaria e “i detenuti non ricevono adeguato nutrimento, ricreazione, igiene e pulizia”. “Di fatto, i penitenziari sono diventati luoghi dove le persone non possono mantenere la dignità personale”.

Tra le conseguenze c’è “una rapida diffusione di malattie virali, da semplici raffreddori a forme gravi di tubercolosi” e un’alta mortalità. Nel carcere identificato come LBK-12, nella provincia Lebap, c’è una percentuale di decessi del 5,2%, un morto ogni 20 detenuti, anche perché “per le difficili condizioni climatiche e il sovraffollamento, i detenuti affetti da tubercolosi…. sono tenuti insieme a quelli sani, con scarso cibo, medicinali e prodotti per l’igiene”.

Un’altra piaga è la diffusa corruzione. I detenuti “devono” pagare per ottenere la visita dei parenti o cibo dall’esterno, “se non pagano una tangente tramite i familiari, i carcerati non possono avere quanto previsto per legge”. Ma con adeguate “bustarelle” hanno anche quanto “in carcere è proibito, come telefoni cellulari, bevande alcoliche, droga e molte altre cose”.

Nella colonia femminile DZK/8 a Dashoguz ci sono oltre 2mila recluse in una struttura che ne prevede 700, con 12-14 persone per cella anziché le previste 4. Il rapporto ha riscontrato “frequenti casi di percosse e violenze sessuali sulle recluse da parte del personale di vigilanza, l’uso di torture e pressioni psicologiche”, con il risultato di “frequenti tentativi di suicidio”. Qui l’80% delle recluse sconta condanne per traffico di droga, ma nella struttura ci sono anche le delinquenti minorili.

Il rapporto conclude che per risolvere la situazione occorre anzitutto “fornire fondi alle strutture penitenziarie di base”, ma anche consentire i controlli di autorità internazionali indipendenti.

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