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  • » 05/10/2017, 15.43

    BANGLADESH – VATICANO

    Card. D’Rozario: papa Francesco sarà ‘pellegrino per l’anima del popolo’ del Bangladesh



    Il pontefice è atteso dal 30 novembre al 2 dicembre 2017. È la prima visita dopo quella di Giovanni Paolo II nel 1986. Una visita di Stato e per la cura pastorale dei cristiani e musulmani. Stimolo al dialogo tra le comunità religiose. L’intervista all’arcivescovo di Dhaka.

    Dhaka (AsiaNews) – Il fatto che papa Francesco “sarà in mezzo al popolo” del Bangladesh, è per tutti “fonte di estrema gioia”. Lo afferma in un’intervista ad AsiaNews il card. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka e primo porporato del Paese. Egli parla dell’imminente visita apostolica del pontefice, che sarà a Dhaka dal 30 novembre al 2 dicembre. La sua venuta, afferma il cardinale, “è una benedizione di Dio”. Il suo viaggio, sarà come quello di un “pellegrino all’anima del popolo”.

    Per gli abitanti del Bangladesh, dichiara il card. D’Rozario, la visita sarà una vera e propria “esperienza” del pontefice. Egli sottolinea più volte l’aspetto del “contatto diretto” tra la gente e il papa. La visita sarà l’occasione per toccarlo con mano, stargli vicino, essere in piedi sullo stesso terreno. È come se questo desiderio di fare esperienza diretta del papa rispondesse ad un bisogno urgente per “il piccolo gregge cristiano” di avere un uomo santo in mezzo a loro, rappresentante di Dio sulla terra. Per questo il popolo ha gioito alla decisione di Francesco di recarsi a Dhaka, che mette in pratica la sua voglia di “andare fino alle periferie” di tutto il mondo.

    A proposito dell’esodo dei musulmani Rohingya dal Myanmar, il tema più caldo delle ultime settimane, il card. D’Rozario ritiene che “se papa Francesco dovesse parlarne, apprezzerà quanto fatto dal governo del Bangladesh. Non sappiamo però se incontrerà i profughi”.

    Eminenza, come ha accolto la notizia della visita di papa Francesco in Bangladesh?

    Nei primi mesi del 2016 l’onorevole primo ministro [Sheikh Hasina] e la Conferenza episcopale del Bangladesh (Cbcb) hanno invitato sua santità papa Francesco a visitare il Bangladesh. La sua voglia di recarsi nel Paese era nota già un anno fa. Da allora noi eravamo in attesa dell’annuncio ufficiale, che è arrivato il 28 agosto. Alla notizia che il Santo Padre verrà in visita dal 30 novembre al 2 dicembre 2017, il popolo del Bangladesh e la comunità cristiana hanno esultato di gioia. Con un sentimento di gratitudine sincera, i cristiani e i fedeli di altre confessioni hanno accolto la sua venuta come una benedizione di Dio e un amore speciale del papa.

    Dopo 31 anni dall’ultima visita di papa Giovanni Paolo II, venuto nel 1986, le persone finalmente lo avranno in mezzo a loro. Questo è fonte di estrema gioia per tutti.

    Cosa rappresenta la visita per i cattolici del suo Paese?

    Per la comunità cattolica del Bangladesh, la visita del papa è come un pellegrinaggio all’anima del popolo; le persone guarderanno a questo evento come ad un pellegrinaggio della sua santa e spirituale persona verso di loro. La gente lo guarderà, ascolterà le su parole, gli sarà vicino e proverà l’esperienza del suo tocco, poggerà i piedi sullo stesso terreno durante la celebrazione eucaristica.

    La visita del Santo Padre è espressione della priorità che egli dà ai popoli delle periferie, e qui al piccolo gregge dei cristiani. Per i cristiani, questo viaggio è il riconoscimento della propria fede e del loro essere testimoni del Vangelo in un Paese dove la maggioranza delle persone professa altre religioni. Vivere in prima persona la visita del papa, sarà per loro come una conferma della fede, un incoraggiamento e uno stimolo a testimoniare il loro credo in futuro.

    Cosa significa per l’intera popolazione?

    Come capo dello Stato vaticano, la visita di papa Francesco sarà anche una visita di Stato. Bisogna ricordare con riconoscenza che i due Paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche dopo neanche un anno dalla dichiarazione d’indipendenza del Bangladesh nel 1971. Da quel momento, tra Vaticano e Bangladesh, esistono relazioni speciali ed eccezionali che si fondano soprattutto su comuni valori umani e spirituali.

    Il viaggio sarà espressione della priorità che il papa dà e dell’amore che nutre nel suo cuore. La visita sarà l’occasione per celebrare l’armonia religiosa e culturale; l’eredità dei valori umani e morali; l’amore per l’umanità che si apre a tutti senza limiti e confini; i valori evangelici e umani che i poveri della società possiedono. Ci aspettiamo che le voci di chi non ha voce possano trovare spazio presso le comunità internazionali grazie al Santo Padre.

    Qual è il valore della visita del papa per i musulmani, per il dialogo interreligioso e le relazioni tra le due comunità?

    Prima di tutto dobbiamo interpretare la visita del papa alla luce dell’eredità culturale, religiosa e spirituale del Bangladesh e del suo popolo. Nel nostro Paese ogni leader spirituale è rispettato e onorato da persone di tutte le fedi: musulmani, indù, buddisti e cristiani. Partendo dal presupposto che papa Francesco è accettato come leader spirituale del mondo, egli sarà accolto da persone di ogni credo, compresi i musulmani. La gente vuole vederlo, ascoltarlo, se possibile persino toccarlo e stargli vicino. Per tutti sarà una benedizione.

    In secondo luogo, la maggior parte dei papi, e papa Francesco non è da meno, sono riconosciuti come una voce della coscienza per il mondo. Perciò tutta la popolazione del Bangladesh, senza distinzione di religione, vorrà ad ascoltarlo.

    In terzo luogo, papa Francesco è amato dalla gente perché molte volte ha mostrato il suo amore e compassione per le vittime delle calamità umane e di quelle causate dall’uomo. Egli ha parlato a nome della giustizia e dell’umanità, che i popoli educati ancora ricordano in maniera vivida.

    La visita papale sarà una celebrazione del dialogo interreligioso e delle relazioni che noi in Bangladesh già abbiamo come innate nei valori culturali, religiosi e spirituali e nell’eredità tra le persone di tutte le religioni. Questa celebrazione del rapporto tra le fedi darà conferma di ciò che siamo e del messaggio che comunicheremo al resto del mondo.

    Eminenza, crede che il papa incontrerà o interverrà sulla questione dei rifugiati musulmani Rohingya, su cui lei si è già espresso?

    Il tema della visita del papa di quest’anno è “Armonia e Pace”. Quindi credo che sia naturale per il Santo Padre parlare in favore dell’armonia e della pace nelle varie zone del Paese. Non so se egli interverrà in maniera esplicita o meno sull’incandescente questione dei rifugiati dal Myanmar. Egli ne ha già parlato in passato. La mia opinione personale è che se egli dovesse intervenire a riguardo, apprezzerà il ruolo del Bangladesh, perché il governo ha accolto apertamente e si è schierato dalla parte dell’umanità sofferente, così come la Chiesa locale, e sta rispondendo ai bisogni umanitari dei rifugiati. Su un eventuale incontro con i profughi dal Myanmar, non è ancora stato deciso nulla.

    In conclusione, cosa si aspetta da questo viaggio apostolico?

    Ci aspettiamo che la visita di papa Francesco porti ad un risveglio spirituale. Produrrà un impatto positivo nel Paese. Dal punto di vista della preparazione spirituale, sono in atto preghiere speciali; si stanno svolgendo ritiri spirituali, come individui, famiglie e comunità ecclesiastiche. Sono certo che tutto questo porterà ad un rafforzamento interno e al rinnovamento della Chiesa cattolica in Bangladesh. Il tema della visita, “Armonia e Pace”, è stato già adottato dalla Chiesa per renderne effettivo lo spirito.

    Crediamo che la popolazione del nostro Paese sarà incoraggiata a lavorare con maggiore zelo per l’armonia e la pace. La missione di amore e servizio, vera identità della Chiesa, verrà ancora più diffusa grazie a questa storica visita. La coesistenza armoniosa delle persone di fede differente, la ricchezza delle nostre culture e l’ospitalità degli abitanti troveranno modo di esprimersi e di manifestarsi durante l’imminente viaggio. La nostra fede e la carità cristiana verranno rinforzate e sarà rinnovato il nostro impegno a servire il Paese e la sua popolazione.

    In breve, le nostre aspettative per questo evento: conferma e riconoscimento delle buone cose che abbiamo; apprezzamento di ciò che siamo; invito a prenderci cura dei poveri e dei giovani, che sono i nostri sogni e le nostre speranze; incoraggiamento a lavorare per uno sviluppo umano integrale, ad affrontare le sfide del cambiamento climatico, ad approfondire l’armonia per creare la pace nella società. (ACF)

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